Precipita Wall Street dopo l’annuncio di nuovi dazi cinesi su 60 miliardi di prodotti americani. Si tratta di una rappresaglia da parte della Cina dopo le iniziative di Washington sui beni cinesi. Il Dow Jones perde il 2,38% a 25.325,52 punti e il Nasdaq perde il 3,41% a quota 7.647,02 . Crollo per Uber oltre il 10%, forti perdite anche per Boeing e Apple. Trump mette in guardia Pechino (‘In caso di ritorsioni sara’ ancora peggio’) e invita i consumatori americani ad acquistare solo prodotti ‘da Paesi che non hanno tariffe o prodotti americani’. Vanno male anche le Borse europee, Milano perde l’1,2%.
Chiusura in forte ribasso per la Borsa di Wall Street, per gli effetti negativi del braccio di ferro sui dazi tra Usa e Cina. Il Dow Jones perde il 2,38%, a 25.325,52 punti e il Nasdaq perde il 3,41% a quota 7.647,02. Male anche lo S&P 500 che lascia sul terreno il 2,41%, a 2.811,87 punti.
L’amministrazione Trump mette in moto la macchina per imporre potenzialmente dazi sugli altri 300 miliardi di dollari di Made in China finora esentati dalla guerra commerciale fra i due paesi. Il rappresentate al commercio ha pubblicato i dettagli sui proposti dazi al 25% sul resto dei prodotti cinesi importati negli Stati Uniti. L’udienza pubblica sulle nuove tariffe e’ in programma il 17 giugno. I prodotti cinesi interessati sono 3.805: “l’elenco dei prodotti copre essenzialmente tutti i prodotti attualmente” non colpiti.
“La Cina ha goduto di un vantaggio per molti anni e non possiamo accettarlo che lo faccia ancora”. Lo ha affermato il presidente americano, Donald Trump, parlando con i giornalisti alla Casa Bianca, insieme al premier ungherese Viktor Orban, rispondendo a una domanda sulla guerra commerciale dei Dazi avviata con Pechino.
La guerra commerciale tra Cina e Usa rappresenta una pesante minaccia per la globalizzazione e l’ordine mondiale. Lo scrive sul Financial Times Gideon Rachman, il capo dei commentatori di politica estera del giornale britannico. “La Cina e Gli Stati Uniti – scrive Rachmen – sono entrambi insoddisfatti dell’attuale ordine mondiale” anche se “la natura della loro infelicita’ e’ molto diversa”. Il problema, come lo concepisce Donald Trump, e’ che l’attuale sistema economico mondiale opera enormemente a svantaggio dell’America. Il presidente degli Stati Uniti si lamenta del fatto il “globalismo” abbia aiutato la Cina a crescere a spese dell’America, minando la prosperita’ degli stessi Stati Uniti e la sua preminenza globale. E’ questa la visione che e’ alla base della sua drastica decisione di aumentare le tariffe Usa sulle esportazioni cinesi. Per il presidente cinese Xi Jinping, invece il problema si presenta in termini opposti. Xi e’ ben consapevole che la globalizzazione e’ stata una leva fondamentale per l’ascesa della Cina negli ultimi 40 anni ed e’ quindi determinato a preservare l’attuale modello commerciale. Tuttavia per la Cina il problema dell’attuale ordine mondiale e’ rappresentato dal predominio politico e strategico dell’America, che Xi vuole scalzare nella regione Asia-Pacifico, mentre molti nazionalisti cinesi, vicini allo stesso Xi, piu’ ambiziosamente, puntano a far diventare la Cina la prima potenza dominante mondiale. In sostanza Xi vuole cambiare l’ordine strategico mondiale e per farlo ha bisogno di mantenere l’attuale ordine economico, mentre Trump vuole preservare l’ordine strategico e per farlo ha bisogno di cambiare l’attuale ordine economico.
Cecilia Malmstrom, commissario europeo per il commercio, ha dichiarato che Bruxelles sta mettendo a punto un elenco di prodotti statunitensi destinati ad essere soggetti a tariffe qualora il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, stabilisse nuovi dazi sui veicoli europei entro il 18 maggio. “Stiamo gia’ preparando una lista di possibili merci che potrebbero essere inclusi nell’elenco”, ha detto oggi, 13 maggio, il capo commerciale dell’Ue in un’intervista a “Bloomberg”. “Quando sara’ ufficiale – se dovesse accadere e spero ancora che (Trump) non lo faccia – allora pubblicheremo quella lista”, ha aggiunto. L’anno scorso il presidente Trump ha imposto tariffe su acciaio e alluminio all’Europa e ad altri partner commerciali, dando il via ad una disputa commerciale ancora in corso.