Minoranza Dem al teatro Vittoria di Roma prima dell’assemblea di oggi per il congresso. Michele Emiliano scrive: ‘Abbiamo convinto Renzi a sostenere Gentiloni fino al 2018, ora possiamo darci il tempo di riconciliarci’. Bersani dice di non saperne nulla e chiede che sia il segretario Pd a dire apertamente del sostegno al governo. Il governatore pugliese riferisce di aver chiesto a Renzi ‘le primarie a settembre’. Speranza annuncia di aver ricevuto una telefonata in mattinata da Matteo: ‘gli ho detto che non siamo disposti a un congresso-rivincita’. Sulla stessa linea il governatore toscano Rossi, ‘non ci stiamo ad un congresso-conta’. Il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini bacchetta i toni della minoranza: ‘Gli ultimatum non sono ricevibili’. E Orfini: ‘La scissione metterebbe a rischio il governo’.
Nessun passo indietro sulla corsa alla leadership e neanche sui temi del congresso. Il massimo limite che Renzi e’ disposto a concedere – riferiscono fonti parlamentari dem – e’ arrivare alle primarie al 14 maggio. Non oltre. Non quindi dopo le amministrative. La linea e’ sempre la stessa: massimo sostegno al premier, la minoranza combatta le sue battaglie dentro il partito ma basta ricatti. Tuttavia l’ex presidente del Consiglio continua a non credere ad una scissione. In questi giorni ha parlato prima con Rossi e poi con Emiliano, e’ convinto che restino dentro, che entrambi i presidenti di regione continueranno a svolgere fino in fondo il loro ruolo istituzionale da esponenti del partito del Nazareno. Le incognite restano e sono soprattutto legate al comportamento dei bersaniani. Renzi questa mattina ha parlato con Speranza, lo ha invitato a non andare alla frattura, mentre non c’e’ alcuna volonta’ di riannodare i fili con D’Alema. Domani il discorso di Renzi (all’Assemblea ci sara’ anche il presidente del Consiglio Gentiloni che pero’ ha scelto una linea cauta, ovvero non dovrebbe intervenire) sara’ sulla falsa riga di quanto gia’ detto in Direzione. Ovvero che il voto anticipato non lo decide lui, che il Pd deve sostenere lealmente il governo, che e’ necessario parlare al Paese e non tuffarsi quotidianamente in diatribe interne. Ma sul congresso nessun passo indietro e non teme fughe sul territorio. Il sospetto dei renziani, in realta’, e’ che il gioco della minoranza sia un altro. Ovvero quello di puntare a logorare sempre di piu’ la leadership dell’ex premier. Restare dentro quindi e delegittimarlo agli occhi del Paese. “Questa mattina toni e parole che nulla hanno a che fare con una comunita’ che si confronta e discute. Gli ultimatum non sono ricevibili”, scrive su twitter il vicesegretario Guerini.
Ma i venti di scissione potrebbero abbattere anche il governo. Lo dice chiaramente Orfini, lo affermano i ministri Orlando e Martina, mentre lo stesso Guerini invita a tenere fuori l’esecutivo dalla contesa. “Se la minoranza esce – spiega un ‘big’ dem – dovra’ assumere un altro atteggiamento: votare ogni caso, saranno ancor piu’ responsabili…”. Tuttavia in una situazione di caos e’ chiaro che tornerebbe ad aprirsi la finestra del voto a giugno. In Parlamento c’e’ il decreto terremoto da approvare, sono in arrivo i due decreti varati da Minniti sulla sicurezza e sull’immigrazione, a inizio marzo dovrebbe arrivare nell’Aula di palazzo Madama la riforma del processo penale. E la maggioranza, con le fibrillazioni che si innescherebbero da una scissione, rischia di ballare ancora di piu’. Gia’ sul Milleproroghe la fiducia al Senato e’ passata con soli 153 voti. Ma il problema riguarderebbe soprattutto le commissioni. Con la nascita di nuovi gruppi parlamentari occorrerebbe una distribuzione dei componenti, il Pd potrebbe perdere da due o tre unita’ per ogni commissione. Al momento la minoranza potrebbe contare su una ventina di senatori e circa una quarantina di deputati. L’ipotesi e’ che si possano aggiungere anche esponenti di Sel.
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domenica di decisioni per il Pd