‘PRIMARIE IN AUTUNNO E CONGRESSO A PARTIRE DA GIUGNO’
Una lunga telefonata ha aperto un canale di dialogo tra Renzi e Emiliano a poche ore dall’assemblea Pd. Emiliano avrebbe ribadito al segretario la richiesta di non fissare il congresso subito ma tenerlo dopo le amministrative di giugno e tenere le primarie a fine settembre o ottobre. Lo ha anche rassicurato che se il Pd dovesse perdere le comunali, la minoranza non addosserebbe a lui la colpa. Critico Delrio che in un fuori onda durante un convegno lamenta ‘da Matteo nemmeno una telefonata per evitare la scissione…’. Poi corregge: ‘Renzi ha fatto un appello per togliere alibi, molto piu’ di una telefonata’. A Rimini il congresso di Sinistra Italiana per ‘Nuova Sinistra’. Per Cuperlo l’appello di Renzi ‘non scioglie il nodo, ci vuole umilta”. Orlando: ‘la mia candidatura alla segreteria non e’ un’idea su cui sono al momento concentrato. Ma se fossi certo che potesse evitare la scissione lo avrei gia’ fatto’. Pisapia: la scissione nel Pd sarebbe ‘non solo un peccato, ma una sciagura per l’Italia’.
“Ieri ho detto a Renzi che basterebbe fare una conferenza programmatica a maggio e le primarie congressuali a settembre per ricomporre un clima di rispetto reciproco e salvare il PD. Adesso che lo abbiamo convinto a sostenere Gentiloni fino alla fine della legislatura senza fargli brutti scherzi, possiamo darci il tempo di riconciliarci e trovare le ragioni per stare ancora insieme”. Lo scrive su Facebook Michele Emilianoaggiungendo che “questo e’ il lavoro che deve fare il segretario. Rimettere insieme i cocci di anni difficili per ripartire insieme. Senza questo lavoro – avverte ancora il presidente della Regione Puglia – le distanze politiche tra noi sono troppo grandi e non basterebbe una conta per evitare anche a breve nuovi dissensi e nuovi rischi di conflitto. Diamoci una possibilita’”.
La tensione nel Partito Democratico sale sempre di piu’ con il passare delle ore che separano i dem dall’assemblea nazionale di domenica. Il confronto tra le anime del partito continua senza esclusione di colpi, anche se i pontieri sono in azione e non disperano di evitare la “rottura della diga”, con una scissione che renderebbe ingovernabile la situazione nel partito, ma anche fuori. Il segretario, Matteo Renzi, ha teso una mano alla minoranza lanciando un appello all’unita’. Poi ha chiamato Michele Emiliano, governatore della Puglia e suo diretto avversario nella corsa alla segreteria. “Matteo mi ha chiamato e abbiamo parlato. Spero che il nostro confronto sia utile alle sue prossime decisioni”, ha scritto Emiliano su Facebook. E se da fonti della minoranza viene riferito che durante la telefonata ci sarebbe stata una apertura all’ipotesi di spostare il congresso a dopo le amministrative, da parte della maggioranza viene spiegato che questa apertura da parte di Renzi non c’e’ stata. Il Presidente della Feps, Massimo D’Alema, attacca: “Le risorse per l’occupazione giovanile sono 15 volte piu’ basse di quelle usate per ricapitalizzare Mps. Il Parlamento ha votato per non pubblicare le liste dei debitori, ricchi signori che non hanno restituito i soldi. Anche il mio partito, di cui ho la tessera in tasca, ha votato. Provo un sentimento di vergogna”. Poi ironizza: “L’Italia, con le nostre straordinarie riforme, e’ ultima in Europa…”.
Ma a segnare la giornata e’ stato il fuori onda carpito dai microfoni lasciati accese davanti al ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio. “Non ha fatto neanche una telefonata”, ha detto Delrio al deputato Michele Meta, riferendosi a Renzi. “Come fai in una situazione del genere a non fare una telefonata. Non puoi trattare questa cosa come un passaggio normale. Tu devi fare capire che piangi se il Pd si divide. Non che non te ne frega”. Parole che lasciano intendere che l’atteggiamento di chiusura di Renzi, denunciato dai bersaniani, non sia piaciuto nemmeno dentro la maggioranza. “L’intervista di oggi del segretario”, ha poi precisato Delrio arrivando a Palazzo Chigi per il Consiglio dei ministri, “l’appello di Renzi, la parola d’ordine ‘non andatevene, venite’, e’ il segno di un’attenzione e di una disponibilita’ che io credo vada raccolta e adesso davvero non ci sono alibi per chi pensava che Renzi volesse sdegnosamente mandare fuori qualcuno, che non avesse la capacita’ di fare una telefonata. Ha fatto piu’ di una telefonata ha fatto un ultimo appello, ha detto che questa e’ la casa di tutti. Lo ha ripetuto piu’ volte”. Poi, sul rinvio delle primarie all’autunno, ha detto: “noi abbiamo gia’ avviato la procedura congressuale, non e’ possibile interromperla”. Sempre dalla maggioranza e’ intervenuto nel dibattito anche Piero Fassino che ha scritto una lettera, pubblicata dall’Huffington Post, a Pierluigi Bersani: “Il tuo invito a fermarsi vale anche per chi pensa che la scissione sia ormai inevitabile. Nulla e’ inevitabile. Di ogni scelta solo noi siamo arbitri e artefici. E pur se i margini sono stretti abbiamo il dovere politico – e anche morale – di verificare se c’e’ ancora una strada”, le parole di Fassino. L’ex sindaco di Torino condivide il rischio evocato da Bersani di smarrire “le radici popolari, uliviste e plurali con cui nacque il Pd”. Ma, ragiona, “questo richiede un percorso di ricostruzione politica che sara’ tanto piu’ possibile in quanto esista un Pd forte. Con un Pd mutilato da una scissione anche la costruzione di un’alleanza di centrosinistra sarebbe assai piu’ difficile”.
Quante possibilita’ da’ alla scissione? “Col cuore vorrei non ci fosse nessuna possibilita’ perche’ e’ una follia”, “se sto ad alcune dichiarazioni di queste ore purtroppo mi pare che il rischio sia alto, ma noi siamo impegnati per evitarlo”. Cosi’ – intervistato dal Messaggero – il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini, che aggiunge: “Non mi rassegno e spero che prevalga il senso di responsabilita’ di tutti”. Osserva che “le minoranze nei mesi scorsi hanno chiesto in mille occasioni e in mille modi, Emiliano persino facendo balenare il ricorso alle carte bollate, di aprire il Congresso. E’ incomprensibile che siccome Renzi ha aperto la fase congressuale ora il Congresso non vada piu’ bene. Renzi ha fatto quello che doveva fare: tornare a rendere contendibile la leadership del partito per favorire il confronto fra le varie posizioni”. Aggiunge che un compromesso sulle date e’ possibile: “Vogliamo fare le primarie nella prima domenica di maggio? Va bene. Ma non e’ ragionevole tenere un partito in fase congressuale per mesi e mesi, per di piu’ quando ci sono elezioni amministrative di mezzo”. “Il Congresso non e’ un redde rationem ed e’ incomprensibile avere paura della chiamata del nostro popolo a partecipare e poi a scegliere la linea politica del partito”, conclude.