La comunità scientifica internazionale, con in prima linea l’Europa, si è schierata contro le recenti dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha collegato il paracetamolo all’insorgenza di autismo. Le principali agenzie del farmaco, tra cui l’italiana AIFA e l’europea EMA, hanno ribadito che non ci sono prove scientifiche a sostegno di tale tesi e che le indicazioni sull’uso del farmaco in gravidanza rimangono invariate.
La Medicines and Healthcare products Regulatory Agency (MHRA) del Regno Unito ha chiarito che il paracetamolo, se usato correttamente, “rimane l’opzione raccomandata per le donne in gravidanza” per il sollievo dal dolore. Un concetto ribadito anche dal presidente dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, Silvio Garattini, che ha citato uno studio svedese del 2024 su 2,5 milioni di donne in gravidanza. La ricerca, ha spiegato Garattini, non ha riscontrato alcuna differenza nel rischio di autismo tra i neonati esposti al farmaco e quelli non esposti. Anche la Food and Drug Administration (FDA) statunitense, pur ammettendo una possibile correlazione, ha precisato che “non è stata stabilita una relazione causale”.
Gli esperti temono che le parole di Trump possano scatenare il panico tra le donne incinte, portandole a evitare un farmaco necessario e a esporsi a rischi per il feto, o a optare per alternative con un profilo di rischio più alto. Anche la comunità delle persone con autismo ha espresso preoccupazione, temendo che tali dichiarazioni possano alimentare “insicurezze e confusione” su un tema già delicato.
Oltre al paracetamolo, Trump ha annunciato un’altra presunta novità: un farmaco (acido folinico, o leucovorin) già utilizzato in chemioterapia potrebbe contrastare alcuni sintomi dell’autismo. La FDA ha avviato le procedure di approvazione e la farmaceutica Gsk ha confermato il suo impegno. Tuttavia, gli scienziati non considerano il prodotto una novità. Le ricerche a riguardo sono in corso da quasi quindici anni e, sebbene alcune piccole sperimentazioni abbiano mostrato benefici in una ridotta percentuale di pazienti, mancano ancora studi rigorosi per una piena approvazione.
Il direttore della Neuropsichiatria Infantile del Policlinico Tor Vergata, Luigi Mazzone, ha espresso cautela, affermando che il farmaco potrebbe giovare ad alcune persone, ma risultare dannoso per altre.