L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) ha riconosciuto i progressi dell’Italia nella gestione dei conti pubblici, ma ha lanciato un avvertimento: il Paese non deve allentare la presa sulla riduzione del debito, che rimane a livelli elevati. Secondo il capo economista dell’OCSE, Alvaro Santos Pereira, l’Italia si trova in una posizione migliore rispetto a qualche anno fa, ma è fondamentale “proseguire gli sforzi” per ridurlo non solo quest’anno, ma anche in futuro.
Nonostante il miglioramento, la crescita dell’economia italiana appare stabile ma lenta, con una previsione dello 0,6% per il 2025 e il 2026. Questo dato è circa la metà della media dell’eurozona per lo stesso periodo, rispettivamente 1,2% e 1%.
Nelle sue Prospettive Economiche Intermedie d’Autunno, l’OCSE ha alzato le stime di crescita globale per il 2025, riportandole sopra il 3%. Tuttavia, il segretario generale Mathias Corman ha avvertito che il rallentamento della crescita è probabile, con rischi significativi legati ai dazi e all’incertezza politica.
Gli Stati Uniti, in particolare, subiranno un rallentamento a causa delle politiche doganali del presidente Donald Trump. La crescita del PIL statunitense è prevista in calo all’1,8% nel 2025 e all’1,5% nel 2026, rispetto al 2,8% del 2024. Il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, ha messo in guardia contro un taglio troppo rapido dei tassi di interesse, per evitare che l’inflazione torni a salire.
Per la zona euro, l’OCSE prevede un leggero aumento della crescita allo 1,2% nel 2025. Un segnale di fiducia arriva anche dall’agenzia di rating S&P, che prevede un’accelerazione dell’economia dell’eurozona fino all’1,4% nel 2027.
Tuttavia, l’OCSE ha rivolto un severo monito alla Francia, invitandola a essere più prudente sui conti pubblici. Pereira ha esortato Parigi a “trarre le lezioni” da Paesi come l’Italia e il Portogallo, che sono tornati alla disciplina di bilancio, mentre la Francia continua ad aumentare il proprio debito.
L’organismo ha anche segnalato il rischio di un possibile ritorno dell’inflazione, che si sta già manifestando su alcuni prodotti alimentari in diversi Paesi, tra cui il Giappone, il Regno Unito e anche l’Italia.