“Serve ogni tanto chiedersi se queste trasformazioni siano giuste, perche’ non va preso tutto come neutro ed esistente in natura, quindi immodificabile. La tecnologia e’ orientabile”. Ad affermarlo e’ stata la segretaria della Cgil, Susanna Camusso, intervenendo a Trento al Festival dell’economia, a un incontro sul futuro del lavoro, quindi anche sull’impatto della tecnologia sul lavoro stesso.
“Bisogna innanzitutto – ha sottolineato – rendersi conto che non stiamo parlando di una cosa che verra’, ma che le trasformazioni sono gia’ in atto”. “Serve per esempio – ha spiegato – domandarsi se la distribuzione debba essere solo una distribuzione elettronica attraverso le piattaforme oppure se ci devono essere modelli che convivono: potrebbe essere intanto una domanda che porta anche a decidere quali soluzioni di lavoro vanno salvaguardate e quali vanno invece trasformate”.
“Secondo punto sono gli strumenti della trasformazione – ha sostenuto – quindi della maggiore formazione, della formazione permanente, del diritto alla conoscenza, che deve essere un diritto soggettivo di tutte le persone e di tutti i lavoratori”. “Terzo, come sempre – ha concluso – si puo’ agire redistribuendo, al di la’ del dibattito se questa e’ una rivoluzione industriale o una rivoluzione piu’ complessa. Tutte le precedenti grandi ondate di trasformazione hanno avuto nel loro percorso una riduzione del tempo di lavoro, perche’ e’ una prima forma di redistribuzione della produttivita’ e della ricchezza per regolare i disequilibri tra chi lavora e chi no”.