La retribuzione oraria in Italia nel primo trimestre 2016 scende dello 0,5% sullo stesso periodo del 2015, in controtendenza rispetto all’Europa (+1,7%). E’ quanto emerge da un Rapporto Eurostat secondo il quale l’Italia e’ l’unico grande Paese che segna un calo. Il ministro Poletti evidenzia che ‘fra i Paesi che hanno avuto finanziamenti su Garanzia giovani, l’Italia ha fatto fino in fondo la propria parte’. E sulle pensioni afferma che le critiche dell’Eurogruppo alle forme di flessibilita’ in uscita non riguardano direttamente l’Italia ma ‘tutti i Paesi, e ci sono paesi in Europa che hanno sistemi previdenziali molto meno in equilibrio del nostro’.
Gli effetti del Jobs Act si cominciano a sentire ed Eurostat li certifica. Certamente una buona notizia per le imprese. Assai meno per i lavoratori. I dati forniti dall’istituto europeo di statistica sono espliciti: il costo del lavoro, in calo gia’ da un anno ha toccato, a dicembre il minimo storico dando all’Italia il record della maggiore competitivita’ in Europa. Un esempio per gli altri, perche’ in controtendenza rispetto alla media che invece vede il costo del lavoro in aumento sia nella zona euro che nell’Ue-28. I dati di Eurostat raccontano di un calo della retribuzione oraria in Italia – nel primo trimestre 2016 – dello 0,5% rispetto allo stesso periodo del 2015. Invece in Europa c’e’ stato un aumento dell’1,7% tendenziale. L’Italia e’ l’unico grande Paese della Ue in controtendenza. sul costo del lavoro che cala dell’1,5%, mentre aumenta nell’Unione a 28 membri dell’1,7%. Ad alleggerirsi sono soprattutto i “costi non salariali” (-3,9%), anche grazie agli sgravi contributivi. La voce include i contributi sociali versati dal datore di lavoro, piu’ le tasse sul lavoro stesso al netto dei sussidi ricevuti. L’Italia era per altro reduce da una riduzione del 2,9% dei costi non salariali nell’ultimo trimestre 2015, quando il costo complessivo era sceso dello 0,7% (gli stipendi avevano segnato -0,2%). Resta il fatto che in Europa, dice ancora Eurostat, le differenza tra i diversi Paesi sono ancora molto elevate. Si va da un minimo di 4,10 ad un massimo di 41,30 euro.
“Dopo aver propagandato il calo delle tasse, ci attendiamo che il governo commenti anche il calo dei salari”. Cosi’, ironicamente, il segretario confederale della Cgil, Franco Martini, commenta il calo della retribuzione oraria in Italia dello 0,5% nel primo trimestre 2016 rispetto allo stesso periodo del 2015, che emerge dal rapporto Eurostat sul costo del lavoro. Per il segretario della Cgil “i salari devono tornare a crescere”, ma per farlo sono necessarie due condizioni: “Far ripartire l’economia italiana producendo nuova ricchezza attraverso investimenti pubblici e privati, rilanciare l’economia interna sostenendo i salari di chi lavora e le pensioni”. Secondo Martini occorre, dunque, “procedere al rinnovo dei contratti di otto milioni di lavoratrici e lavoratori che hanno il contratto scaduto, tra i quali i dipendenti pubblici che hanno proprio nel governo il proprio datore di lavoro”. “Per poterli rinnovare e’ necessario anche – sottolinea il dirigente sindacale – rimuovere le incomprensibili resistenze di Confindustria, che non puo’ piu’ nascondersi dietro l’alibi della mancata riforma del modello contrattuale. Infatti, ormai, tutte le altre associazioni datoriali hanno avviato il confronto sulla proposta unitaria dei sindacati, con l’impegno a realizzare le prime intese entro l’estate”. “I contratti – conclude Martini – possono e debbono essere rinnovati e per questo obiettivo il sindacato continuera’ a negoziare e a mobilitarsi, quando necessario”.