Il “messaggio per Renzi è forte e chiaro”, dice il senatore Roberto Formigonis: ”Non parliamo più dello sbarramento al 5%, andiamo avanti, siamo responsabili e per questo sosterremo il governo Gentiloni per risolvere i problemi urgenti degli italiani”. Ovvero: ”dobbiamo,innanzitutto, approvare la legge di stabilità”. Alternativa popolare cerca di uscire dall’angolo e prova a riorganizzarsi per arrivare a presentare un listone alle prossime politiche. I dubbi e le incognite sono tanti. Di fronte al rischio di scomparire dal Parlamento, Angelino Alfano vuol dare una prova di orgoglio e invita i suoi a rimboccarsi le maniche. I tempi sono strettissimi. Mettere su in pochi mesi una nuova aggregazione di centro con chi ci sta, per lo più ”vittime della diaspora berlusconiana”, non è impresa facile. Maurizio Lupi esclude un suo ritorno all’ovile azzurro (“Ho fatto le mie scelte, per coerenza resto dove sono”) e guarda avanti: ”Bisogna correre da soli, raggiungeremo il 5%”.
Alfano non c’era ieri sera alla riunione del gruppo al Senato, mancava anche a quella dei deputati tenutasi questa mattina a Montecitorio, dove però erano presenti tre esponenti dell’attuale esecutivo: i ministri Beatrice Lorenzin ed Enrico Costa, il sottosegretario Gioacchino Alfano. Domani il leader di Ap riunirà domani la Direzione nazionale, alle 11.30, nella sede di via del governo Vecchio per serrare i ranghi.
C’è molta delusione per la scelta di Renzi, la maggior parte dei parlamentari condanna l’alleanza con ”i nemici Berlusconi e Grillo”, a danno di ”amici ed alleati”. La tentazione di rompere subito con i Dem resta forte. Ma Alfano invita alla cautela, non vuole offrire lui l’alibi al segretario del Pd di aver causato la crisi di governo. Di fronte alla mission del 5%, c’è il rischio di ‘perdere pezzi’. I vertici di Ap temono che alcuni parlamentari possano essere attratti da altri lidi, soprattutto dalle sirene renziane.