‘I due italiani rapiti nel sud-ovest della Libia sono stati sequestrati da una banda criminale e dietro c’e’ l’impronta di al Qaida’. Lo ha detto il portavoce delle Forze armate libiche legate a Khalifa Haftar, il generale di Tobruk, secondo quanto scrive il portale Alwasat. In precedenza, la ministra della Difesa Pinotti aveva negato che il sequestro sia legato alla missione italiana in Libia, spiegando che fonti libiche e autorita’ locali hanno parlato di criminalita’ comune e che, comunque, si lavora nel massimo riserbo.
Per l’esercito che fa capo al generale Khalifa Haftar, rivale del governo d’Accordo nazionale guidato da Faez al Sarraj, nel rapimento dei due italiani ed un canadese avvenuto lunedì mattina nel sud della Libia ci sarebbe “la mano di al Qaida”. “Una banda criminale, nonostante che questa operazione porta l’impronta di al Qaida, ha rapito due operai italiani ed uno proveniente dal Canada che lavorano all’aeroporto di Ghat”, ha detto, citato dal portale libico “al Wasat”, il colonnello Ahmed al Masamari portavoce dell’esercito che fa capo al generale Haftar. Il colonnello, che ha rilasciato questa dichiarazione ieri sera – come riferisce il portale – non spiega comunque su quali elementi poggia questa sua ipotesi. Bruno Cacace e Danilo Calonego, due tecnici della Conicos, azienda italiana che opera nel Paese Nordafricano, sono stati rapiti tre giorni. Fin’ora è stata esclusa l’ipotesi che il sequestro fosse opera di gruppi estremisti.
Il rapimento dei due italiani in Libia non deve essere collegato alla nostra missione nel Paese africano ma a un episodio di criminalita’ comune. Lo ha spiegato la ministra della Difesa Roberta Pinotti rispondendo alle domande dei giornalisti a margine di un convegno. “C’e’ un’ottica italianocentrica e forse un po’ provinciale quando leggiamo le situazioni che avvengono nel mondo – ha risposto la ministra a un giornalista che le chiedeva se il rapimento era da ricollegare con la missione italiana in Libia – in questo caso si tratta di due italiani e di un canadese. Allora non mi spiegherei perche’ anche un canadese”. “Fonti libiche che si sono espresse immediatamente e da autorita’ locali, dal sindaco della citta’ dove si e’ svolto il sequestro, hanno parlato di criminalita’ comune”. “Detto cio’ – ha concluso – in questi casi quello che possiamo fare e’ lavorare con il massimo riserbo”.