Il ministro della Salute Lorenzin al contrattacco dopo le nuove polemiche sulla campagna del Fertility Day e le proteste contro di lei da parte di associazioni che ne chiedono le dimissioni. Respinge le ‘strumentalizzazioni’ e aggiunge: ‘mi sa che c’ e’ un sacco di gente che aspira a fare il ministro della Salute: va benissimo, ma io intanto mi occupo di cose vere’. Quanto alla nuova bufera, parla di ‘un errore tecnico. E’ proprio brutta, ma mi interessa di piu’ il messaggio’ e si dice aperta al confronto. Ma in piazza va in scena la protesta: clessidre, cuscini per dire di essere in attesa ma ‘di diritti, welfare, diritto allo studio, ambiente sano e adozioni per le coppie omosessuali’.
“C’e’ gente che si droga? Si’. Sono giovanissimi? Si’. Questo e’ un problema per la loro salute? Si’. È una cosa brutta, che gli fa male e che n4oi vogliamo che non accada? Si’. Ecco, questi sono i messaggi, poi come vengano declinati e articolati e’ un altro discorso”. Risponde cosi’ il ministro della Salute, Beatrice LORENZIN, interpellata dai giornalisti a Roma a margine della prima giornata nazionale dedicata all’informazione e formazione sulla fertilita’ umana, in merito alla polemica sull’opuscolo informativo per la campagna di comunicazione del ministero sul Fertility Day Ogni cosa, quindi, puo’ essere letta in un modo “ma al di la’ di come sia, bella o brutta, ognuno puo’ dare la lettura che vuole. Noi siamo qui per parlare di salute- ha sottolineato- qualsiasi altra cosa non piaccia noi la cambiamo, perche’ non e’ quello che ci interessa. A noi interessa parlare delle persone e della loro salute”, spiega ancora il ministro.
“Ha sbagliato due campagne, a relazionarsi con i giovani, se ne deve andare, non ci ha capito niente. Il problema di fare figli della nostra generazione non sono i nostri uteri ma sono lavoro e diritti”. Mentre la ministra della Salute Beatrice Lorenzin apriva il Fertility Day a Roma, dopo la valanga di polemiche sulla campagna che lo ha preceduto, in contemporanea in 12 piazze italiane, da Torino a Bari, è andato in scena il #FertilityFake, la risposta organizzata da una rete di associazioni contro l’iniziativa del governo. Armati di clessidra a indicare il tempo che passa e di cartelli con l’hastag #Siamoinattesa, a Roma, i manifestanti, soprattutto giovani, hanno chiesto di incontrare la ministra, lamentando che il governo chieda di fare figli e farli presto, senza dare risposte ai problemi concreti come lavoro, reddito, salute, casa, asili nido e molto altro. Una delle manifestanti: “Non ci sono le condizioni minime essenziali per fare un figlio, quindi anche volendo, anche se il ministro non deve decidere cosa facciamo della nostra vita sessuale, non è possibile: risponda sulle condizioni materiali come welfare, diritti, lavoro, che cosa si fa?”. “Questo fertility day è un fake, parla di fertilità ma non di diritti e della possibilità di fare figli, mancano asili nido, possibilità di avere una sicurezza economica e contrattuale quindi di cosa stiamo parliando? Tra l’altro la campagna di comunicazione è brutta e antica. L’ultima aveva anche foto delle brave compagnie con persone bionde e altre e le cattive compagnie, non fertili, gente nera che si droga, sembra di stare nell’800”. Una campagna per cui la ministra ha sospeso il direttore della comunicazione del ministero. Polemiche anche sui contenuti: le donne italiane, anche quelle giovani, sono meno fertili ma sulle cause il dibattito scientifico è aperto. Intanto però, mentre fuori ne chiedevano le dimissioni, Lorenzin ha tagliato corto: in Italia ha detto “ci sono 700mila persone che vogliono avere figli senza riuscirvi, ci sono milioni di giovani e giovanissimi che non conoscono la questione della fertilità e i rischi ad essa connessi. Questo fa il ministero della salute: fa programmazione e si impegna per la prevenzione”.