Forze irachene avrebbero il controllo della zona sud di Falluja, grazie anche al sostegno dei raid, e sono pronte ad entrare in citta’. Offensiva in corso a Sirte. Intanto in Siria Raqqa e’ ancora sotto assedio di siriani e curdi, battaglia anche ad Aleppo. Hollande conferma: minaccia per Euro 2016 esiste.
Eserciti e milizie di Siria e Iraq mantengono l’assedio contro lo Stato islamico alla vigilia dell’avvio del mese di Ramadan. A poche ore dall’inizio della festività musulmana, militari e milizie avanzano nelle zone ovest e nord dell’Iraq e nella zona settentrionale della Siria. In Siria gli occhi sono puntati su Aleppo, Manbach e Raqqa; mentre in Iraq i fronti aperti sono quelli di Falluja e Mossul.
IN SIRIA RAID E COMBATTIMENTI AD ALEPPO E MANBACH. Nel nord della Siria, ad Aleppo, almeno 32 persone, fra cui una donna e tre bambini, sono morti nei bombardamenti dell’aviazione siriana contro diversi quartieri della città. Inoltre almeno 30 jihadisti dell’Isis, 32 civili e 12 membri delle Forze della Siria democratica (Fsd, cioè una milizia curdo-siriana appoggiata dagli Stati Uniti) sono morti nei sei giorni di scontri per il controllo della zona strategica di Manbach, nella provincia di Aleppo. Secondo l’Osservatorio, fra i miliziani della Fsd hanno perso la vita nei combattimenti contro l’Isis c’è il comandante militare noto come Abu Laila, che è morto oggi in conseguenza di un bombardamento jihadista compiuto durante le battaglie alle porte di Manbach venerdì. Le perdite tra le file dell’Isis sono state registrate tanto negli scontri armati, quanto nei raid aerei della coalizione internazionale guidata dagli Usa.
MANBACH IN POSIZIONE STRATEGICA FRA ALEPPO E RAQQA. Attualmente, secondo quanto riferisce sempre l’Osservatorio siriano per i diritti umani, continua l’avanzata verso Manbach e le Fsd sarebbero circa 5/6 chilometri a sud della città. Manbach, situata circa 90 chilometri a nordest di Aleppo, ha un’importanza strategica dal momento che si trova fra la provincia di Aleppo e quella nordorientale di Raqqa, che è il principale feudo dell’Isis in terrorio siriano, e dove fra l’altro le Fsd hanno lanciato un’altra offensiva lo scorso 24 maggio. Nel territorio della provincia di Raqqa ieri sono entrate le forze del regime del presidente siriano Bashar Assad dalla vicina provincia di Hama ma la notizia, data dall’Osservatorio, al momento non è stata confermata né dal governo di Damasco né dai media ufficiali.
IN IRAQ ESERCITO ALLE PORTE DI FALLUJA. Quanto all’Iraq, le truppe governative, appoggiate dalle milizie alleate fra cui quella sciita Moltitudine popolare, assediano i jihadisti dell’Isis nella città orientale di FALLUJA. Il vice presidente di questa milizia, Abu Mahdi al Mohandes, in conferenza stampa ha annunciato oggi che il suo gruppo non entrerà in città per liberarla, ma resterà a proteggere le postazioni dell’esercito iracheno nei dintorni. “La seconda fase della battaglia per liberare FALLUJA è terminata e con questa si è concluso il lavoro che era stato affidato a Moltitudine popolare”, ha detto Al Mohandes, precisando che il compito della milizia era di liberare i Comuni di Al Karma, Al Saqlauiya e Albu Shayel, vicino a FALLUJA, in collaborazione con le unità di risposta rapida, la polizia federale, esercito, aviazione e tutti i combattenti alleati. Solo nel caso in cui la situazione dovesse richiederlo Moltitudine popolare entrerà a FALLUJA, ha aggiunto.
A FALLUJA BLOCCATI 40MILA CIVILI. Secondo le cifre fornite da Al Mohandes, all’interno della città si trovano oltre 40mila civili e 2.500 combattenti dell’Isis, il 10% dei quali stranieri, la maggior parte afghani e sauditi. Stando alle sue informazioni, FALLUJA è assediata per intero, salvo il settore che confina con il fiume Eufrate, per cui ha perso i collegamenti con tutte le altre province. DOPO FALLUJA SI PUNTERA’ SU MOSSUL. Una volta conclusa l’offensiva su FALLUJA, cominciata il 23 maggio, secondo Al Mohandes Moltitudine popolare si sposterà poi verso Mossul, che è il principale bastione dello Stato islamico in Iraq, nel nord del Paese. Mossul fu conquistata dall’Isis a giugno del 2014 e domenica scorsa i peshmerga hanno avviato un’offensiva in diverse zone vicine.
Secondo il premier designato del governo libico di unita’, Fayez al-Sarraj, una vittoria militare sull’Isis a Sirte, dov’e’ in corso un’offensiva, e’ “vicina”. “Potremo anche – ha proseguito Sarraj in una intervista al francese Journal du Dimanche – prendere il controllo di tutte le zone che l’Isis occupa. Speriamo inoltre che questa guerra contro il terrorismo possa riunire la Libia. Ma sara’ lunga”. Nella stessa intervista Sarraj ha anche chiesto alla comunita’ internazionale di aiutare la Libia a combattere il terrorismo, evitando pero’ i bombardamenti.
Il premier libico Fayez al-Sarraj è tornato a escludere un intervento militare internazionale nel suo Paese contro lo Stato islamico. “E’ vero che abbiamo bisogno della Comunità internazionale per la nostra lotta contro il terrorismo ed è vero che qualcosa abbiamo già ricevuto – ha dichiarato il capo del governo di unità nazionale sostenuto dall’Onu in una intervista al francese Journal de Dimanche – ma non stiamo parlando di un intervento internazionale, che sarebbe contrario ai nostri principi”. Serraj ha ribadito che la Libia ha bisogno di armi e tecnologia collegata: “immagini satellitari, aiuto tecnico.. Non bombardamenti”. E ha assicurato che la “totale vittoria sull’Isis a Sirte è vicina”, bastione dei jihadisti nel Paese nordafricano. “Speriamo che questa guerra contro il terrorismo porterà all’unità della Libia. Ma ci vorrà tempo. E la Comunità internazionale lo sa”.