Sorrisi, tono di voce basso e tranquillita’. Chi lo ha visto negli ultimi giorni a via XX settembre racconta alla Dire di un ministro dell’Economia che non appare particolarmente scosso dal dibattito politico sempre piu’ acceso. Giovanni Tria e’ impegnato a fare la sua parte e finora non ha mai pensato all’eventualita’ didimettersi. Quel che il ministro ripete spesso e’ che le richieste politiche “vanno attuate un po’ per volta”. Le soluzioni legate alle coperture delle misure trovate dalla struttura tecnica del Mef sono diverse, ma sta alla politica “prendere le decisioni”. Lega e Movimento 5 stelle sono pero’ su un’altra lunghezza d’onda e, dopo le iniziali cautele del Carroccio di ieri sull’offensiva di di Maio, oggi e’ il capogruppo leghista Riccardo Molinari che ai microfoni di Agora’ punta diritto l’obiettivo: “Prima viene il nostro piano di riforme quinquennali. Se Tria e’ d’accordo bene, se Tria non e’ piu’ nel progetto troveremo un altro Ministro dell’Economia”. Al di la’ dei numeri del deficit 2019 che al momento tra diktat e richieste oscillano tra l’1,6% e il 2,5%, la volonta’ del Tesoro come quella del premier Giuseppe Conte e anche di Matteo Salvini e’ arrivare a un’intesa per scongiurare una crisi di governo e piu’ di un parlamentare della maggioranza prevede un punto di caduta al 2%. Detto questo, compatibilmente con gli impegni di oggi dei due vice premier, l’appuntamento e’ a Palazzo Chigi per quello che sara’ un vertice lungo, duro e dalle conseguenze imprevedibili. Il Consiglio dei ministri, ipotizzato per le 18, in realta’ comincera’ solo dopo che la riunione tra Conte, Tria, di Maio e Salvini avra’ trovato un punto di contatto.