Proseguono le trattative e le frizioni sulle misure della Legge di Bilancio, con particolare tensione attorno al contributo richiesto al settore bancario. Mentre il Governo punta a trasmettere il testo definitivo al Senato lunedì, la Lega attacca duramente gli istituti per le proteste sul prelievo. Parallelamente, la CGIL lancia un severo allarme sugli effetti del fiscal drag, stimando un impatto negativo da 25 miliardi di euro per lavoratori e pensionati.
Il cuore della polemica resta il contributo straordinario che banche e assicurazioni dovranno versare. La premier Giorgia Meloni, in un’intervista al Sole 24 Ore, ha ribadito l’intenzione di procedere “con buon senso e senza spirito punitivo”, assicurando che la formula individuata sia “molto equilibrata”.
Tuttavia, le banche non sono dello stesso avviso. Lando Maria Sileoni, segretario generale della Federazione dei bancari (Fabi), pur riconoscendo che il contributo andrà alla sanità, lo definisce un “obbligo mascherato”. Sileoni precisa che non si tratta di una vera e propria tassa sugli utili correnti, ma di un prelievo su riserve accantonate, e mette in luce la convenienza a pagare subito una percentuale inferiore (27,5% contro il potenziale 40% futuro), segno che “la partita deve ancora chiudersi del tutto”.
A distanza, il vicepremier e leader di Forza Italia, Antonio Tajani, cerca di smorzare i toni: “Gli ‘extraprofitti’ non esistono. Esistono i profitti, che vengono tassati. Nessuna tassa sull”extraprofitto'”, avvertendo che “gli atteggiamenti punitivi sono demagogici e in più spaventano i mercati”.
Il secondo vicepremier, Matteo Salvini (Lega), ha invece alzato i toni, schierandosi apertamente contro le lamentele degli istituti: “È incredibile che le grandi banche, capaci di guadagnare decine di miliardi grazie al denaro dei correntisti e all’efficace azione del governo, ora si lamentino per un doveroso e ragionevole contributo”. La Lega sottolinea come tale prelievo sia cruciale per il Paese, in particolare per “rafforzare la sanità e per la pace fiscale”.
Mentre il dibattito si concentra sul fronte bancario, la Confederazione Generale Italiana del Lavoro (CGIL) ha lanciato un grave monito sugli effetti del fiscal drag, ovvero l’aumento della pressione fiscale non contrastato dai meccanismi di adeguamento all’inflazione. Secondo le stime sindacali, il fenomeno costerà circa 25 miliardi di euro in meno nelle tasche di lavoratori e pensionati.
La CGIL critica inoltre l’inefficacia della misura di detassazione degli aumenti contrattuali, affermando che questa “non arriva quasi nulla ai redditi fino a 30mila euro”.
Intanto, la Manovra introduce novità come la quinta rottamazione delle cartelle esattoriali, dilazionabile in 9 anni e 54 rate (con decadenza dopo 2 salti), e innalza a 300mila euro la flat tax per i super-ricchi che decidono di trasferire la residenza in Italia.