Il mondo industriale alza la voce e stringe il pressing sul Governo a poche ore dal varo della prossima Legge di Bilancio. Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, lancia l’allarme: “Manca molto la parola crescita” nella manovra, e senza misure forti, l’industria italiana rischia di ritrovarsi “nuda e senza strumenti per competere” a gennaio, quando gli attuali incentivi scadranno.
In occasione dell’assemblea di Assolombarda, il leitmotiv degli industriali è chiaro: mettere al centro gli investimenti e l’industria attraverso un piano strategico nazionale. Pur esprimendo apprezzamento per l’impegno del ministro Giancarlo Giorgetti nel contenimento dei conti pubblici, Orsini ha ribadito che la competitività si ottiene solo investendo. A tal proposito, ha portato l’esempio virtuoso della Zes unica (Zona Economica Speciale): “Il Governo ha fatto un’ottima cosa: ha stanziato 5,6 miliardi negli ultimi due anni, che hanno generato 28 miliardi di investimento con 35 mila assunzioni. Questo si può dire che è debito buono.”
Le preoccupazioni sono state ribadite anche a Roma dal vicepresidente di Confindustria, Angelo Camilli, che ha espresso forte inquietudine per l’attuale assenza di “misure forti a sostegno degli investimenti”. Camilli ha ammonito sul rischio di una “stagnazione” economica, con la crescita attuale sostenuta quasi unicamente dal Pnrr.
Confindustria chiede l’attuazione di un “piano straordinario” che rilanci gli investimenti, rafforzi l’accesso al credito e preveda una Ires premiale 2.0 “realmente efficace” nella Legge di Bilancio.
Dai territori, l’appello si fa ancora più incisivo. Alvise Biffi, alla sua prima assemblea da presidente di Assolombarda, ha chiesto “più coraggio sulla legge di bilancio”, invitando a spostare tutte le risorse possibili sull’innovazione.
Biffi ha criticato l’attuale Transizione 5.0, definendola vanificata dall’estrema complessità delle procedure, e ha chiesto uno “strumento chiaro, con risorse vere per l’innovazione e facile da usare” nella prossima manovra.
Sull’argomento è intervenuto in videomessaggio il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, che ha attribuito le difficoltà iniziali di Transizione 5.0 ai “vincoli che la Commissione europea ha posto a questa misura che è finanziata dalla Ue”. A sostenere la necessità di “rimettere al centro l’industria” anche Marco Gay (Unione Industriali Torino) ed Emma Marcegaglia, che chiede forte supporto agli investimenti.