Un discorso duro, privo di formalismi e denso di allarmi per il futuro dell’Europa e del mondo: il Presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, ha scosso il Bundestag di Berlino, chiamato a celebrare l’anniversario del “Giorno del lutto” a 80 anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Sotto la cupola trasparente del Reichstag, il Capo dello Stato ha consegnato un’analisi “senza spazio ai formalismi”, puntando il dito contro le guerre in corso e il rinnovato spettro nucleare.
Il cuore dell’intervento di Mattarella è stato un accorato e inequivocabile j’accuse contro la violenza sui civili. “La guerra d’aggressione è sempre un crimine e chi colpisce i civili non può restare impunito, da Kiev a Gaza”, ha scandito il Presidente di fronte a un Parlamento tedesco in rispettoso silenzio.
La guerra, ha avvertito, ha “il volto dei bambini” e continua a mietere vittime innocenti: “piovono bombe e droni su giovani, madri ed anziani. Questo è inaccettabile.” Un messaggio rivolto chiaramente a Mosca e Gerusalemme, senza però dimenticare gli orrori commessi da Hamas. Un richiamo, forse, anche a chi in Italia suggerisce un ridimensionamento del sostegno a Kiev.
L’analisi del Presidente non si è fermata ai conflitti attuali, ma si è spinta fino a riesumare uno spettro che l’Europa credeva confinato alla Guerra Fredda: la minaccia nucleare.
“Nuovi ‘dottor Stranamore’ si affacciano all’orizzonte, con la pretesa che si debba ‘amare la bomba’”, ha tuonato Mattarella, citando il celebre film di Stanley Kubrick. L’allarme è sulla crisi delle politiche di disarmo: “Si odono dichiarazioni di altri Paesi su possibili ripensamenti del rifiuto dell’arma nucleare. Emerge, allora, il timore che ci si addentri in percorsi ad alto rischio, di avviarsi ad aprire una sorta di nuovo vaso di Pandora.”

Questa deriva, secondo il Presidente, è agevolata da un linguaggio internazionale “duramente assertivo, che rivendica supremazia.” Senza tregua, Mattarella ha snocciolato i mali del presente: l’autoritarismo, gli attacchi al multilateralismo, l’uso “cinico della fame” e delle violenze sessuali come condotta militare, inserendo nel motore di tutto la deriva populista e l’estremismo di destra.
Il Presidente Sergio Mattarella ha trasformato il suo intervento al Bundestag in un potente appello all’unità europea contro il ritorno dei fantasmi del passato. Facendo eco al motto anti-olocausto “Nie wieder” (“Mai più”), il Capo dello Stato ha denunciato l’attuale clima internazionale, che sembra ribaltare l’espressione in “wieder” (“di nuovo”).
“A ‘Nie wieder’ si contrappone oggi ‘wieder’: di nuovo guerra. Di nuovo razzismo. Di nuovo grandi disuguaglianze. Di nuovo violenza. Di nuovo aggressione,” ha incalzato Mattarella.
Nel denunciare la deriva autoritaria e il “populismo negazionista” e l’estremismo di destra, tutti i presenti nel Bundestag hanno inevitabilmente pensato al movimento tedesco AfD. Il monito del Presidente ai leader continentali è stato chiaro: “i Paesi europei hanno dimostrato di avere coraggio. Non lasciamo che, oggi, il sogno europeo – la nostra Unione – venga lacerato da epigoni di tempi bui.” Un riferimento esplicito a “tempi che hanno lasciato dolore, miseria, desolazione.”
Accanto a lui, il Presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier si è mostrato in piena sintonia. Mattarella ha richiamato l’Unione Europea a un’azione coraggiosa, sottolineando che “la pace non è frutto di rassegnazione di fronte alle grandi tragedie.”
È fondamentale, ha proseguito, che siano le istituzioni multilaterali a guidare la “costruzione di una coscienza globale”. Se i Padri fondatori hanno costruito l’Europa come “scrigno dei diritti”, ora “tocca a noi” almeno difenderla.
La conclusione è stata un solenne impegno reciproco, lanciato dalla Germania all’Italia: “Tocca alla Repubblica Federale Tedesca, tocca alla Repubblica Italiana opporre la forza del diritto al preteso diritto della forza.”
Oggi il Presidente sasrà a Roma per un importante Consiglio Supremo di Difesa, dove probabilmente si aspetta parole di chiarezza sulla politica estera e sulle scelte logistiche di Difesa del Governo italiano.