Il Capo dello Stato assiste al convegno in onore del giurista ucciso dalle Brigate Rosse. Il vicepresidente del Csm Pinelli: «Le istituzioni non ci appartengono, siamo al loro servizio»
A quarantasei anni dal tragico omicidio sulle scale della Facoltà di Scienze Politiche, l’Università Sapienza di Roma torna a rendere omaggio a Vittorio Bachelet. Lo ha fatto oggi nell’Aula Magna dell’ateneo, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in occasione del centenario della nascita del giurista che fu vicepresidente del Csm e guida dell’Azione Cattolica.
Il convegno, dal titolo “Bachelet: uomo del presente, costruttore di futuro”, ha riunito accademici, esponenti delle istituzioni e la famiglia del docente per riflettere su un’eredità che, secondo i relatori, continua a parlare alla democrazia italiana.
L’insegnamento come servizio allo Stato
La Rettrice della Sapienza, Antonella Polimeni, ha aperto i lavori sottolineando il valore pedagogico dell’impegno di Bachelet. «Insegnare non è mai un gesto neutrale ma un servizio allo Stato – ha spiegato la Rettrice – perché formare cittadini consapevoli significa edificare il futuro della democrazia».

Polimeni ha ricordato come la cultura dei padri costituenti trovi nell’università un punto di forza e come l’anniversario debba servire a «rilanciare le ragioni che ci tengono insieme», rivolgendosi con gratitudine ai figli e ai nipoti del giurista presenti in aula.
Il richiamo del Csm: «Sobrietà e senso del limite»
Particolarmente significativo è stato l’intervento del vicepresidente del Csm, Fabio Pinelli, che ha ripreso i temi della sobrietà istituzionale cari a Bachelet. «Egli concepì le funzioni di garanzia come forme di servizio al bene comune, non come luoghi di affermazione personale», ha scandito Pinelli.
Citando un pensiero di Piero Gaeta, il vicepresidente dell’organo di autogoverno della magistratura ha lanciato un monito sulla natura delle cariche pubbliche: «Il ruolo istituzionale richiede consapevolezza della propria provvisorietà. Le Istituzioni non ci appartengono: ci sopravvivono. Abbiamo la responsabilità di consegnarle a chi verrà dopo di noi preservate, mai deteriorate».
Bachelet, docente di Diritto Amministrativo, fu una figura ponte tra il mondo ecclesiale (guidò l’Azione Cattolica durante gli anni del Concilio Vaticano II) e quello civile. Il suo assassinio, avvenuto il 12 febbraio 1980 per mano delle Brigate Rosse, segnò uno dei punti più drammatici degli anni di piombo, colpendo un uomo che aveva fatto del dialogo e del pluralismo democratico la sua ragione di vita.