Il Consiglio Europeo di ottobre si è rivelato un vertice cruciale per la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, alle prese con scelte delicate su due dossier di peso: l’utilizzo degli asset russi congelati a favore di Kiev e la revisione delle norme sul Green Deal relative al settore automobilistico.
Meloni ha adottato posizioni marcatamente differenti: prudenza e cautela sul fronte dei fondi russi, dove il timore di ricadute finanziarie sul bilancio e ritorsioni da parte di Mosca è alto; e una posizione netta e “in trincea” sulla revisione delle norme ambientali per le auto, dove ha stretto un importante asse con il Cancelliere tedesco Friedrich Merz.
Il dibattito sull’uso dei beni russi per finanziare la ricostruzione e lo sforzo bellico dell’Ucraina è stato dominato dalle incertezze legali e finanziarie. L’Italia ha espresso perplessità sulla percorribilità giuridica dello strumento, condividendo i timori di Paesi come il Belgio, che ospita gran parte degli asset a rischio e ha chiesto una “mutualizzazione integrale dei rischi”. Tradotto: tutti i Paesi UE dovrebbero fornire garanzie sui prestiti di riparazione, nel caso in cui la Russia non risarcisse mai l’Ucraina.
La premier è costretta a muoversi con cautela, consapevole che, allo stato attuale, l’unica alternativa all’uso degli asset sarebbe un sostegno finanziario diretto all’Ucraina da parte degli Stati membri, in un momento in cui le risorse di Kiev sono in rapido esaurimento. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha sottolineato la crucialità del dossier incontrando Meloni a margine del vertice: “Sono fondi destinati a difendere il nostro Paese”.
Diverso l’esito per il dossier competitività e Green Deal, dove Meloni ha incassato un risultato significativo. Le conclusioni del Consiglio hanno certificato l’inserimento di una “clausola di revisione” nei target climatici del 2040 e, soprattutto, un “riesame” entro l’anno delle norme sulle auto a benzina e diesel, nel segno della “neutralità tecnologica”.
La Presidente del Consiglio si è mossa in sintonia con il Cancelliere tedesco Friedrich Merz, chiedendo in un bilaterale con Ursula von der Leyen un “intervento urgente sull’automotive e sull’industria ad alto consumo energetico” per abbassare i prezzi. Nonostante l’apertura della Commissione, la strada resta in salita, con Francia e Spagna che si sono già dichiarate contrarie a deviazioni dagli obiettivi della transizione ecologica.
Nonostante la necessità di decisioni rapide, Meloni si è mostrata irremovibile sul mantenimento del pilastro dell’unanimità per le decisioni cruciali dell’Unione, una posizione che non trova l’accordo di tutto il Governo, con il Vicepremier Antonio Tajani che ha invece auspicato un passaggio alle procedure a maggioranza.
Sul fronte interno UE, i leader hanno espresso “franchezza” alla presidente del Parlamento Europeo, Roberta Metsola, riguardo alla difficoltà decisionale dell’assemblea, causata da una maggioranza Ursula definita “sull’orlo della rottura definitiva”.