Giornata post-referendum all’insegna della volatilita’ per la Borsa di Milano, che in conclusione ha ridotto le perdite chiudendo in calo dello 0,2% con lo stop and go delle banche. Il Financial Times avverte: ‘la caduta di Renzi intensifica i pericoli per gli istituti di credito’. Slitta la decisione del consorzio di garanzia sulla firma del contratto per l’avvio dell’aumento di capitale di Mps, il titolo finisce a -4,2%. Neppure il resto dei mercati europei risente della consultazione e chiude in terreno positivo. Spread a 165 punti. Rimbalzo dell’euro che torna sopra quota 1,07 dollari dopo l’apertura di Wall Street in netto rialzo.
Manovra italiana ‘a rischio di non rispetto del Patto, sarebbero necessarie misure addizionali significative’. L’Eurogruppo indica come data per le misure aggiuntive marzo del prossimo anno e sottolinea che motivo di preoccupazione e’ anche l’alto debito. Il presidente Dijsselbloem precisa che ‘per ragioni comprensibili’ si aspettera’ il nuovo governo. Dalla Commissione fanno sapere che c’e’ un contatto continuo sulle banche, ma senza specificare quali. In accelerazione l’iter della Manovra, ma scatta il veto di Fi: ‘Fiducia tecnica alla Manovra? Impraticabile. Il No e’ un voto di sfiducia a Renzi e alla sua attivita’ di governo nel suo complesso’.
Il lunedi’ nero per le borse, dopo l’esito del referendum costituzionale di ieri, non c’e’ stato. I Mercati europei hanno aperto in moderato calo, con Piazza Affari che in un primo momento ha segnato il -1,71%, per poi invertire la tendenza, Milano compresa, e salire in positivo. In rialzo anche Wall Street con l’indice Dow Jones che tocca un nuovo record.
Dopo una giornata altalenante caratterizzata da parecchia volatilita’ la Borsa di Milano riduce le perdite e chiude con l’indice Ftse Mib che cede lo 0,2 per cento. Male i bancari con Mps in testa (slitta di 3-4 giorni l’iter del piano di salvataggio) che dopo una giornata di forti ribassi chiude a -4,2%. Bene invece le Borse europee che superano il test sul referendum costituzionale italiano, tutte in territorio positivo. I mercati si aspettavano la vittoria del No ed erano preparati. Tiene anche lo spread che galleggia intorno ai 170 punti base dopo aver chiuso a 163 venerdi’.
Tra i titoli piu’ venduti Banco Popolare (-6,49%), Bpm (-7,15%), Unicredit (-4,32%) e Mediobanca (-3,27%), mentre Mps cede il 2,62%. Cali piu’ contenuti per Intesa (-1,60%) e Ubi (-1,25%). In controtendenza Mediolanum (+1,13%) e invariata Bper. In evidenza, invece, Fca (+4,30%), Leonardo (+2,34%) e Saipem (+3,97%). Contenute anche le tensioni sui Mercati dei cambi e del debito: l’euro e’ risalito sopra quota 1,07 dollari dopo il minimo da 20 mesi toccato in mattinata; lo spread Btp/Bund ha ripiegato sotto quota 170 dopo la fiammata verso i 180 punti dei primi scambi. La vittoria del ‘No’ non ha quindi gettato nel panico gli investitori, che in parte avevano gia’ “prezzato” un risultato negativo per il governo Renzi, riducendo nei giorni scorsi l’esposizione nei confronti dell’Italia, e puntano su una transizione veloce verso un governo tecnico, magari guidato dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. E’ stato infatti accolto con favore l’annullamento del suo viaggio a Bruxelles del ministro (che doveva partecipare all’Eurogruppo), considerato il garante dei conti pubblici italiani e l’uomo in grado di traghettare in salvo il sistema bancario in difficolta’.
L’Eurogruppo ha deciso di non infierire sull’Italia del post referendum, alle prese con una crisi politica annunciata ieri sera dal premier Matteo Renzi: viene cosi’ “congelata” la richiesta di misure aggiuntive sulla manovra 2017, in attesa di indirizzare tale richiesta al prossimo esecutivo. Alla riunione di oggi l’Italia e’ rappresentata dal direttore generale del Tesoro, Vincenzo La Via: come ha detto il presidente Jeroen Dijsselbloem, “il nostro collega Pier Carlo Padoan non ha potuto partecipare alla riunione per ragioni comprensibili”, ma “ho parlato con lui stamattina e abbiamo convenuto che, in questa situazione, e’ difficile per il governo italiano impegnarsi ora a decidere misure aggiuntive. Quindi l’Eurogruppo invita l’Italia a fare i passi necessari nel prossimo futuro per assicurare che il bilancio rispetti i criteri del Patto di Stabilita’”.
Pur confermando quindi le valutazioni fatte lo scorso mese dalla Commissione circa il rischio di scostamento dei conti italiani dai requisiti previsti dal Patto di stabilita’, l’Eurogruppo oggi ne ha ammorbidito i toni, rinviando di fatto il momento della resa dei conti sul contenimento del deficit strutturale a quando in Italia sara’ operativo un nuovo governo, preferibilmente in tempi rapidi. Tutti a Bruxelles stimano molto il ministro dell’Economia Padoan e l’ipotesi che la formazione del nuovo governo possa essere affidata a lui e’ considerata rassicurante. “E’ un uomo di alta qualita’”, ha detto stamattina il commissario agli Affari economici e finanziari, Pierre Moscovici. Quest’ultimo, come Dijsselbloem, ha riconosciuto l’importante processo di riforme avviato da Renzi, ed entrambi hanno sottolineato che questo percorso non potra’ fermarsi, nonostante l’opposizione della maggioranza degli italiani a questa specifica riforma costituzionale. I ministri delle Finanze hanno comunque confermato la loro impostazione rigorista frenando sulla proposta della Commissione su un nuovo governo comune del bilancio Euro, la cosiddetta “fiscal stance”: secondo l’esecutivo, lo 0,5% del Pil dei 19 sarebbe da destinare l’anno prossimo a investimenti per la crescita, e a farlo dovrebbero essere i paesi con un margine di bilancio come la Germania o i Paesi bassi. “Abbiamo stabilito che i paesi che possono spendere, se lo vorranno, saranno liberi di farlo”, ha detto Dijsselbloem, sottolineando pero’ che la priorita’ resta quella del consolidamento dei conti pubblici.