“Bisogna reagire a una ‘cultura della paura’ che, seppur in taluni casi comprensibile, non puo’ mai tramutarsi in xenofobia o addirittura evocare discorsi sulla razza che pensavamo fossero sepolti definitivamente. Non e’ chiudendo che si migliora la situazione del Paese”. Cosi’ nella sua prolusione al Consiglio episcopale permanente il Cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, con chiaro riferimento al dibattito innescato in questi giorni dalle dichiarazioni del leghista Fontana, candidato alla presidenza della Regione Lombardia. ‘Avere dubbi e timori non e’ un peccato’ ha affermato Papa Francesco nella Giornata del migrante. Tuttavia, ‘il peccato e’ lasciare che queste paure determinino le nostre risposte’, ha aggiunto Bassetti.
“La Chiesa cattolica, sin dalla fondazione, si prende cura dei poveri, degli ‘scartati’ e degli ‘sconfitti della storia’, con uno spirito di totale obbedienza al Vangelo, perche’ vede nelle loro piaghe il riflesso di quelle di Cristo sulla Croce. I poveri, tutti i poveri, anche quelli forestieri di cui non sappiamo nulla, appartengono alla Chiesa ‘per diritto evangelico’ come disse Paolo VI nel discorso di apertura della II sessione del Concilio Vaticano II. In virtu’ di questo ‘diritto evangelico’ – e non certo in nome di una rivendicazione sociale – ogni cristiano e’ chiamato ad andare verso di loro con un atteggiamento di comprensione e compassione.Proprio per questo, bisogna reagire a una ‘cultura della paura’ che, seppur in taluni casi comprensibile, non puo’ mai tramutarsi in xenofobia o addirittura evocare discorsi sulla razza che pensavamo fossero sepolti definitivamente”. Lo sottolinea il presidente della Cei monsignor Gualtiero Bassetti nella sua prolusione al Consiglio Episcopale Permanente in programma a Roma dal 22 al 25 gennaio 2018.
“Non e’ chiudendo che si migliora la situazione del Paese – aggiunge -. ‘Avere dubbi e timori non e’ un peccato’ ha affermato Papa Francesco nella Giornata del migrante. Tuttavia, il peccato e’ lasciare che queste paure determinino le nostre risposte. Quest’anno, in particolare, ci ricorda una pagina buia della storia del nostro Paese: le leggi razziali del 1938. In quell’occasione, in un clima di pavida indifferenza collettiva, Pio XI ebbe il coraggio di affermare che ‘l’antisemitismo e’ inammissibile’ e poi aggiunse: ‘Noi siamo spiritualmente semiti’. Oggi, in un contesto estremamente differente, noi possiamo far nostre, senza esitazioni, le parole di Paolo VI nella Populorum progressio – sottolinea Bassetti -. Di fronte all’ostacolo del razzismo che impediva di edificare ‘un mondo piu’ giusto e piu’ strutturato secondo una solidarieta’ universale’, Montini invoco’ la ‘carita’ universale che abbraccia tutti i membri della famiglia umana’ . E anche noi, oggi, in nome di Dio e della giustizia, possiamo riconoscerci con gioia come fratelli e sorelle di un’unica famiglia umana” .
Lavoro, famiglia, giovani. Per il presidente della Cei in questo momento “il lavoro e’ dunque una priorita’ ma e’ soprattutto una vera emergenza sociale. Un’emergenza resa ancora piu’ impellente dai dati relativi alla disoccupazione giovanile: sono troppi i nostri ragazzi che vengono ingiustamente mortificati nel loro talento e duramente provati nelle loro aspettative di vita, costringendoli spesso ad un’amara e dolorosa emigrazione. E’ un grido di dolore e di aiuto quello che viene dai nostri giovani. Che va raccolto e va fatto nostro. Come faremo nel prossimo Sinodo dei Vescovi – spiega -. Un altro dato che inquieta e’ quello relativo alla condizione di poverta’ assoluta delle famiglie – si parla di oltre un milione e mezzo – con un aumento di ben il 97% rispetto a dieci anni fa. Se si fermano le famiglie, si ferma il motore sociale del Paese. Smette di battere il cuore della societa’. E’ necessario ripeterlo con forza: e’ urgente e doveroso aiutare, curare e sostenere, in ogni modo possibile, le famiglie italiane. Perche’ nelle famiglie risiede la struttura portante della nostra societa’ e si pongono le basi del futuro”. Da questo punto di vista, per Bassetti fa ben sperare l’ampia condivisione che il “Patto per la natalita’”, presentato la scorsa settimana dal Forum delle Associazioni Familiari: “chiediamo che alle dichiarazioni compiaciute segua la volonta’ concreta di porre le politiche familiari come priorita’ all’interno dei vari programmi in vista delle elezioni” aggiunge. Le elezioni politiche: immorale speculare sulle paure della genete. Il presidente della Cei ha poi rivolto un invito ai candidati alle prossime elezioni del 2018″a riflettere sulla natura della vocazione politica. Perche’ di questo si tratta: una vocazione, una missione e non un trampolino di lancio verso il potere”. In secondo luogo, un invito alla sobrieta’. “Una sobrieta’ nelle parole e nei comportamenti. La campagna elettorale sta rendendo serrato il dibattito, ma non si puo’ comunque scordare quanto rimanga immorale lanciare promesse che gia’ si sa di non riuscire a mantenere. Altrettanto immorale e’ speculare sulle paure della gente: al riguardo, bisogna essere coscienti che quando si soffia sul fuoco le scintille possono volare lontano e infiammare la casa comune, la casa di tutti – sottolinea Bassetti -.
In terzo luogo, la ricerca sincera del bene comune. Non a parole ma con i fatti. Per il futuro del Paese e dell’intera sua popolazione, da Nord a Sud, occorre mettere da parte le vecchie pastoie ideologiche del Novecento e abitare questo tempo con occhi sapienti e nuovi propositi di ricostruzione del tessuto sociale ed economico dell’Italia”. Infine, Bassetti si e’ rivolto ai cattolici in politica: “vivete la politica con gratuita’ e spirito di servizio, guardate al passato per costruire il futuro; abbiate cura, senza intermittenza, dei poveri e della difesa della vita” sono le tre raccomandazioni per loro. Nel corso del suo discorso Bassetti ha rilanciato la proposta dell’impegno per la pace nel Mediterraneo. L’urgenza morale di ricostruire cio’ che e’ distrutto. Tra gli argomenti trattati anche quello dei terremoti che negli ultimi anni hanno toccato alcune parti del paese. “Ancora oggi non possiamo dimenticare quelle migliaia di persone che hanno perso tutto con il terremoto – sottolinea -. Sentiamo una vicinanza intima e profonda con questi uomini e queste donne. Ricostruire quelle case, riedificare quelle citta’, significa donare un futuro a quelle famiglie e vuol dire ricostruire la speranza per l’Italia intera. C’e’ poi un’urgenza spirituale di ricucire cio’ che e’ sfilacciato. Ricucire la comunita’ ecclesiale italiana, esortandola a interpretarsi nell’orizzonte della Chiesa universale. Ricucire la societa’ italiana, aiutandola a vivere come corpo vivo che cammina assieme. Occorre riprendere la trama dei fili che si dipana per tutto il Paese con l’attenzione a valorizzarne le tradizioni, le sensibilita’ e i talenti. Ricucire significa, quindi, unire. Unire la comunita’ ecclesiale, unire il Paese: da Lampedusa ad Aosta, da Trieste a Santa Maria di Leuca”. “C’e’ infine – dice Bassetti – un’urgenza sociale di pacificare cio’ che e’ nella discordia. Il nostro Paese sembra segnato da un clima di ‘rancore sociale’, alimentato da una complessa congiuntura economica, da una diffusa precarieta’ lavorativa e dall’emergere di paure collettive. Pacificare la societa’ significa incamminarsi con spirito profetico lungo una strada nuova: quella strada che Giorgio La Pira chiamava ‘il sentiero di Isaia’. Un sentiero di pace che si propone di abbattere ‘il muro della diffidenza’ e di costruire ponti di dialogo. Ricostruire la speranza, ricucire il Paese, pacificare la societa’. Tre verbi, tre azioni pastorali, tre sfide concrete per il futuro.