AVRAMOPOULOS: RICOLLOCARE ORA O DEFERIMENTO. BUDAPEST ATTACCA
La Corte di giustizia Ue da’ ragione all’Italia e respinge i ricorsi di Slovacchia e Ungheria contro i ricollocamenti di richiedenti asilo dal nostro Paese e dalla Grecia. Il meccanismo contribuisce in modo proporzionato – spiegano i giudici – a far si’ che la Grecia e l’Italia possano far fronte alle conseguenze della crisi migratoria del 2015. E’ tempo di solidarieta’, commenta il commissario Avramopoulos che avverte: se Ungheria, Repubblica Ceca e Polonia ‘non cambieranno il loro approccio sui ricollocamenti, andremo avanti col deferimento alla Corte di giustizia Ue’. Protesta Budapest, che parla di decisione ‘oltraggiosa, che mette a rischio la sicurezza dell’Europa’. In calo dell’81% gli arrivi in Italia ad agosto.
Il meccanismo di redistribuzione dei migranti dai Paesi maggiormente sotto pressione, Grecia e Italia, verso gli altri dell’Unione europea e’ quello che ci vuole “per rispondere in modo efficace e rapido a una situazione di emergenza caratterizzata da un afflusso improvviso di migranti”. Sono le parole utilizzate dalla Corte di Giustizia europea per respingere i ricorsi presentati contro lo schema da parte dei due Paesi maggiormente “refrattari” alle quote obbligatorie di profughi da accogliere, Ungheria e Slovacchia, accusate dalla Corte di “mancanza di cooperazione”. La stessa Corte potra’ trovarsi a dover decidere multe contro la stessa Ungheria, oltre che a Polonia e Repubbica Ceca, se questi Paesi non provvederanno ad accogliere le rispettive quote di migranti “nelle prossime settimane”, ha preannunciato il commissario Dimitris Avramopoulos. Passato l’esame dei giudici di Lussemburgo, lo schema, che ha finora permesso il ricollocamento di 27.695 rifugiati, di cui 19.224 dalla Grecia (soprattutto siriani) e 8.451 dall’Italia (in gran numero eritrei), non sara’ pero’ esteso oltre la scadenza fissata al 26 settembre. Dopo quella data, si continueranno a “trasferire” solo quei migranti che avranno gia’ ottenuto lo status di “avente diritto”: secondo le stime della Commissione europea, sono oltre 7 mila in Italia e quasi 5 mila in Grecia. I numeri complessivi sono quindi ben lontani da quei 120 o 160 mila del programma iniziale, deciso nel 2015 in piena crisi migratoria. Ma l’insieme delle politiche Ue per far fronte ai flussi migratori e per sostenere l’Italia nel gestire gli arrivi dal Mediterraneo centrale “cominciano a dare i loro frutti”, secondo Bruxelles. Oggi la questione e’ stata sul tavolo del primo collegio dei Commissari dopo la pausa estiva. Nel nuovo rapporto sui “progressi del quadro di alleanze” sull’immigrazione si sottolinea in particolare che il numero dei morti in mare “e’ diminuito sensibilmente durante l’estate”, mentre oltre 11 mila migranti sono stati convinti dall’Organizzazione internazionale per l’immigrazione a tornare volontariamente nei Paesi di origine dalla Libia e dal Niger.
Ancora, come ha sottolineato Avramopoulos, “in Italia nel mese di agosto di quest’anno gli arrivi sono diminuiti del 81 per cento rispetto allo stesso mese dello scorso anno”, mentre rispetto a luglio il calo e’ del 66 per cento. Dati che riflettono, secondo il commissario, “il lavoro positivo fatto lungo la rotta del Mediterraneo centrale con tutti i partner coinvolti, inclusi i governi di Libia e Niger”. Avramopoulos ha speso parole di elogio per l’Italia, il cui ruolo in Libia “e’ stato molto positivo e costruttivo”. Il governo italiano ha contribuito “a salvare vite umane e assistere i migranti dentro la Libia”, oltre a aumentare il numero di “rimpatri volontari”. Grazie a questa politica, “nelle ultime settimane molte meno persone hanno perso la vita cercando di attraversare il mar Mediterraneo rispetto ai mesi precedenti”. Quanto alle polemiche suscitate sulla stampa internazionale dall’ipotesi che l’Italia stia pagando le milizie libiche perche’ trattengano i migranti, il commissario greco ha detto di non avere informazioni su questo argomento. Nel prossimo periodo si continuera’ a lavorare sulla questione migratoria: in particolare, il tema sara’ affrontato la prossima settimana in occasione di un Consiglio straordinario dei ministri degli Interni, assieme a quello del terrorismo. Avramopoulos ha confermato che e’ in corso il lavoro sulla revisione del codice Schengen. I cinque Paesi che hanno negli anni scorsi reintrodotto i controlli alle frontiere interne (Germania, Austria, Svezia, Danimarca e Norvegia) chiedono di poterle prorogare anche oltre la scadenza di novembre, ma secondo il commissario questo non e’ “legalmente giustificabile”. Secondo quanto si apprende, per adeguarlo alle nuove esigenze di sicurezza, il nuovo testo del codice che regolamenta l’area di libera circolazione prevedera’ che i controlli alle frontiere interne si possano reintrodurre anche con motivazioni legate alla lotta al terrorismo. Infine, Avramopoulos ha confermato l’intenzione dell’esecutivo di presentare entro la fine dell’anno una proposta di revisione del regolamento di Dublino sul diritto di asilo.