Mentre il Pentagono alza i toni contro gli “alleati ingrati”, l’Europa e il Giappone battono un colpo formale. Nasce la “Coalizione dei Sei” per lo Stretto di Hormuz: un asse strategico che vede l’Italia in prima linea nel tentativo di evitare il collasso del commercio mondiale e delle forniture energetiche.
Con un comunicato congiunto diffuso da Downing Street, Regno Unito, Italia, Francia, Germania, Paesi Bassi e Giappone si sono dichiarati pronti a una mobilitazione militare e diplomatica per riaprire lo Stretto di Hormuz. La mossa risponde direttamente al pressing di Donald Trump, che aveva chiesto agli alleati di farsi carico della sicurezza delle rotte da cui traggono profitto. L’iniziativa fa infuriare Teheran che con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi minaccia: la partecipazione al tentativo di riaprire lo Stretto costituirebbe “complicità nell’aggressione e negli efferati crimini commessi dagli aggressori”.
I punti chiave della dichiarazione congiunta
I Sei governi hanno tracciato una strategia fondata sulla Risoluzione 2817 dell’ONU:
- Condanna totale: Gli attacchi iraniani a navi mercantili e infrastrutture civili sono definiti “minacce alla pace internazionale”.
- Messa in sicurezza: I Sei si impegnano a contribuire alla “pianificazione preparatoria” per garantire il passaggio sicuro attraverso lo Stretto, lasciando intendere l’invio di assetti navali e aerei.
- Stabilizzazione energetica: Oltre al rilascio coordinato delle riserve strategiche (IEA), i Sei collaboreranno con i Paesi produttori per aumentare l’estrazione di greggio.
Macron invoca la “Tregua delle Festività”
In un clima di estrema tensione, il presidente francese Emmanuel Macron ha lanciato un appello accorato per una tregua di pochi giorni in occasione delle imminenti festività. L’obiettivo è creare una “finestra diplomatica” per fermare l’escalation sconsiderata nel Golfo e riaprire i tavoli negoziali prima che il conflitto diventi regionale e irreversibile.
Lo scontro con il Pentagono: «Dite grazie a Trump»
L’apertura europea non sembra però aver placato i vertici della Difesa statunitense. Il capo del Pentagono, Pete Hegseth, ha rilasciato dichiarazioni durissime: “Il regime iraniano ha terrorizzato l’America per 47 anni. I nostri ingrati alleati in Europa dovrebbero dire solo una cosa al presidente Trump: grazie”.
Queste parole evidenziano una frattura profonda: mentre i Sei cercano una mediazione multilaterale, Washington pretende un allineamento totale alla sua strategia di massima pressione, rivendicando il ruolo di unico baluardo contro Teheran.
La posizione dell’Italia
L’adesione dell’Italia al piano di Londra conferma quanto anticipato dal Ministro Crosetto: Roma non può restare a guardare mentre il prezzo dell’energia strangola l’economia nazionale. La partecipazione italiana si muoverà su un doppio binario: il sostegno alla sicurezza marittima e la pressione diplomatica per evitare che lo scontro si trasformi in una guerra energetica totale che colpirebbe l’Europa più di ogni altro attore.
“Qualora ci dovesse essere una missione Onu per garantire la traversabilità di Hormuz noi siamo pronti a fare la nostra parte” e “si potrà parlare” dell’invio di navi “ma partecipare alla guerra assolutamente no, neanche agli scontri su Hormuz, forzare Hormuz in questo momento non è nelle nostre corde. Arrivare lì significa infilarsi nella guerra”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani intervenendo a Tagadà su La7. “Noi non siamo in guerra, non intendiamo fare la guerra ma vogliamo sia garantito il trasporto marittimo” e per farlo “bisogna lavorare a livello diplomatico, cercare di trovare il modo di concludere almeno questa parte di conflitto. Per Hormuz bisogna arrivare a soluzione pacifica che permetta di far passare i mercantili che portano fonti energetiche ma anche fertilizzanti”, ha sottolineato Tajani.
“Un piano militare con Francia, Germania, Inghilterra, Italia, Giappone e Olanda per garantire la navigazione commerciale nello stretto di Hormuz. Così Giorgia Meloni sta portando l’Italia in guerra!”. Lo affermano Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni di Avs.
“Il governo italiano chiarisca immediatamente il significato della dichiarazione congiunta con i governi inglese, francese, tedesco, olandese e giapponese in cui questi si dicono disponibili ‘a contribuire agli sforzi appropriati per garantire un passaggio sicuro attraverso lo stretto’ di Hormuz, accogliendo ‘con favore l’impegno delle nazioni che stanno partecipando alla pianificazione preparatoria’. Cosa significa? Parliamo di sforzi diplomatici o militari? Sembra più la seconda a giudicare dal riferimento positivo verso le nazioni che stanno pianificando i preparativi di un’azione. Meloni, Tajani e Crosetto spieghino subito se ci stanno trascinando in guerra”. Lo dichiarano i capigruppo M5S delle Commissioni Esteri e Difesa di Senato e Camera: la senatrice Alessandra Maiorino e i deputati Francesco Silvestri e Arnaldo Lomuti.
Secondo quanto confermano fonti della Difesa, se l’Italia dovesse partecipare a una missione con altri Paesi per garantire la navigazione commerciale dello Stretto di Hormuz, questo potrebbe avvenire solo sotto l’egida dell’Onu.
“Ho letto interpretazioni totalmente errate sul documento approvato oggi da alcune nazioni europee e non, tra cui l’Italia. Nessuna missione di guerra. Nessun ingresso ad Hormuz senza una tregua e senza un’iniziativa multilaterale estesa. Siamo consapevoli però dell’importanza per tutti di lavorare per la riapertura in sicurezza di Hormuz e riteniamo che sia giusto ed opportuno che siano le Nazioni Unite ad offrire la cornice giuridica per un’iniziativa pacifica e multilaterale per raggiungere questo obiettivo”. Lo chiarisce in una nota il ministro della Difesa Guido Crosetto.