L’Italia e’ maglia nera nell’area Ocse per la spesa pubblica nell’istruzione. Lo afferma l’Ocse secondo cui Roma ha riservato solo il 7,1% della spesa al ciclo scuola primaria-universita’, con un calo del 9% rispetto al 2010. L’Italia registra appena il 18% di laureati, contro il 37% della media nella zona Ocse.
In Italia gli adulti laureati sono, in proporzione, meno che negli altri paesi europei (il 18% di laureati, contro il 37% della media Ocse), con una prevalenza maggiore di laureati in discipline umanistiche: il 30% degli adulti italiani con un’istruzionesuperiore è laureato in queste discipline, la percentuale più alta tra i Paesi Ocse. L’orientamento dei neolaureati italiani è quindi poco legato ai bisogni emergenti dell’economia: il 39% dei neolaureati di primo livello si è laureato in discipline artistiche/umanistiche, con conseguenze negative per il tasso di occupazione dei laureati, particolarmente tra le donne, più spesso laureate in discipline a basso tasso di occupazione. E’ quanto emerge dal rapporto “Education at a Glance 2017 – Uno sguardo sull’educazione” che l’Ocse ha presentato oggi, in tutto il mondo, offrendo risposte, e numeri per illustrare lo stato dell’educazione nei Paesi membri dell’organizzaaione.
Secondo il dossier, l’Italia resta agli ultimi posti per spesa pubblica nell’istruzione (dati 2014): ha speso per l’istruzione il 4% del suo Pil (-7% sul 2010) contro il 5,2% della media Ocse, ha destinato il 7,1% della spesa delle amministrazioni pubbliche al ciclo dell’istruzione (-9% sul 2010) e ha speso in media 9.300 dollari USA per studente contro i 10.800 della media Ocse. In Italia il livello di istruzione della popolazione adulta è più alto nelle regioni del Centro, ma i giovani laureati si concentrano anche nelle regioni più dinamiche del Nord. La Provincia di Trento è la regione con il più alto tasso di istruzione terziaria tra i giovani.
Il divario di istruzione tra Centro-Nord e Sud si accentua tra i giovani. Il tasso di istruzione terziaria dei giovani in Veneto è quasi doppio rispetto alla popolazione adulta nel suo insieme. Nel nostro Paese, inoltre, è ancora molto elevata la percentuale di Neet 18-24enni (giovani non impegnati nello studio, nel lavoro né nella formazione: il 26% contro una mediaOcse del 14%, peggio dell’Italia c’è solo la Turchia), soprattutto in Campania, Sicilia e Calabria dove più di 1 giovane su 3 è Neet (rispettivamente il 35%, 38% e 38%). Per quanto riguarda l’istruzione tecnica e professionale, la maggior parte dei giovani italiani è iscritta a un percorso di studi a indirizzo tecnico-professionale, un comparto che garantisce buoni tassi di occupazione per i giovani. In generale la partecipazione degli adulti (25-64enni) a percorsi di formazione formale o non formale resta tra le più basse tra i Paesi Ocse: tra gli adulti solo uno su quattro partecipa a dei percorsi di formazione.
“Incrementare il numero di laureate e laureati nel nostro Paese e’ uno degli obiettivi che ci siamo prefissati e verso il quale ci stiamo gia’ muovendo. I dati certificati oggi dall’Ocse confermano un quadro che conosciamo e rispetto al quale il Governo sta mettendo in campo azioni mirate, nella consapevolezza che aumentare il numero di coloro che si laureano, con un’attenzione specifica all’incremento delle lauree nei settori scientifici, e’ un tema che guarda al futuro del Paese, alla sua capacita’ di essere competitivo nel quadro internazionale”. Cosi’ Valeria Fedeli commenta i dati Ocse. Quanto al finanziamento dell’istruzione, la ministra fa notare che “i dati diffusi oggi si riferiscono al 2014”. Da allora, con la riforma Buona Scuola e le successive leggi di bilancio, sono stati fatti investimenti importanti, 3 miliardi a regime sulla scuola, “che si evidenzieranno – spiega – nei prossimi Rapporti Ocse. Cosi’ come sono aumentati gli investimenti per l’Universita’. C’e’ gia’ stato un cambio di passo, un impegno che intendiamo portare avanti”.