‘MONDO DI MEZZO’ A ROMA NON FU MAFIA, ‘ERA SOLO CORRUZIONE’
Al Mise la riunione del tavolo su Roma con Calenda e Raggi, la sindaca: ‘C’e’ sinergia, si vince o perde insieme’.
Il gruppo criminale a giudizio nel processo ‘Mondo di mezzo’ a Roma ‘ha avuto la capacita’ di inquinare durevolmente e pesantemente, con metodi corruttivi diffusi, le scelte politiche e l’azione della pubblica amministrazione’ nel settore degli appalti pubblici. Lo scrivono i giudici nelle motivazioni della sentenza, evidenziando pero’ che, se ci fu corruzione, non vi fu mafia perche’ il metodo mafioso si configura se viene esercitata ‘la forza dell’intimidazione’. Nessun legame con la banda della Magliana.
“Questo tavolo e’ stato un bel punto di partenza. Abbiamo avuto un confronto operativo costruttivo e ribadisco che con il minsitro ed il presidente della Regione c’e’ un ottimo rapproto. C’e’ stata una convergenza su 5 pilastri sul tema dello sviluppo economico, ovvero turismo, competitivita’, tpl ed energia sostenibile, rigenerazione urbana e sport. Il Comune ha impegnato poi 300 milioni per lo sviluppo e la competitivita’ della citta’ ma su alcuni temi l’intervento dello Stato e della Regione e’ fondamentale. Quindi bene il metodo e la condivisione degli obiettivi”. Cosi’ il sindaco di Roma, Virginia RAGGI, al termine del tavolo al Mise sullo sviluppo di Roma, con il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda e il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti.
“Nel settore degli appalti pubblici l’associazione ha avuto la capacita’ di inquinare durevolmente e pesantemente, con metodi corruttivi diffusi, le scelte politiche e l’azione della pubblica amministrazione”. E’ quanto scrivono i giudici nella sentenza del processo a “Mondo di mezzo”.
“Cio’ dimostra – proseguono i giudici – la pericolosita’ dell’associazione nel suo complesso e anche quella dei singoli partecipi i quali, dotati didiversificate qualita’ professionali, le hanno fatte consapevolmente convergere verso la realizzazione dei loro propositi criminali”. Per i magistrati, in questo ambito, la figura-chiave e’ Salvatore Buzzi, ras delle cooperative, che grazie alla “lunga esperienza maturata nel settore della cooperazione sociale e gli stessi contatti, con politici e amministrativi, costruiti nel tempo in relazione all’attivita’ delle cooperative, sono stati da lui sapientemente utilizzati e sfruttati per la commissione di reati finalizzati – consentendo una innaturale espansione sul mercato – a potenziare i profitti delle cooperative e dei soggetti che di esse avevano la direzione e la gestione”.
È impossibile, aggiunge il Tribunale in riferimento agli affari di Salvatore Buzzi e Massimo Carminati nella pubblica amministrazione, “attribuire mafiosità all’associazione volta al conseguimento illecito di appalti pubblici mediante intese corruttive: ai fini del reato di cui all’ art. 416 bis c.p. è necessario l’impiego del metodo mafioso e, dunque, il reato non si configura quando il risultato illecito sia conseguito con il ricorso sistematico alla corruzione, anche se inserita nel contesto di cordate politico-affaristiche ed anche ove queste si rivelino particolarmente pericolose perché capaci di infiltrazioni stabili nella sfera politico-economica”.