AUDIZIONE SU DEF, STOP CLAUSOLE CON TAGLI E ALTRE ENTRATE
Il 2017 sara’ il quarto anno di crescita consecutiva, tuttavia “il livello di crescita raggiunto non ci entusiasma, non ci possiamo dire soddisfatti”. E’ quanto spiega Pier Carlo Padoan, in audizione sul Def, aggiungendo che “una inversione della politica di consolidamento sarebbe controproducente, una scelta rovinosa per il Paese di cui pagherebbero le conseguenze soprattutto i ceti piu’ deboli”, e che il governo “si e’ impegnato a intervenire con la prossima legge di bilancio per modificare la previsione di incremento delle imposte e sostituirla con altre misure, sul lato delle spese e sul lato delle entrate”. Il direttore del dipartimento per la produzione statistica dell’Istat, Roberto Monducci, in precedenza aveva detto che nel 2016, nonostante il miglioramento delle condizioni economiche, e’ rimasta ferma all’11,9% la quota di persone che vivono in famiglie che sperimentano sintomi di disagio.
”Il livello di crescita conseguito non ci entusiasma, non ci possiamo dire soddisfatti”. Lo afferma il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan in audizione nelle commissioni Bilancio di Camera e Senato, impegnate nell’esame del Def. Nel 2017 il prodotto interno lordo registra un aumento per il quarto anno consecutivo ma ”la crescita debole e intermittente -sottolinea il ministro- è stata una persistenza dovuta a limiti strutturali”. Inoltre ”il tasso di disoccupazione resta inaccettabilmente elevato tra i più giovani”. Per ”cambiare questo quadro occorre coniugare una politica di bilancio orientata alla crescita tramite la riduzione del carico fiscale, il sostegno agli investimenti e un programma di riforme strutturali. Ciò deve essere perseguito in un contesto di debito che deve calare strutturalmente”. ”Un rallentamento o un’inversione della politica di consolidamento -avverte Padoan- sarebbe controproducente, soprattutto se i mercati imputassero a questa attitudine un rischio più elevato” di quello reale. ”Sarebbe una scelta rovinosa per il paese, della quale pagherebbero le spese soprattutto i ceti più deboli”.
“In materia di lavoro al Jobs Act deve fare seguito un rafforzamento delle politiche attive del lavoro, di quelle volte a stimolare le competenze nonché di misure a sostegno del welfare familiare. In questo contesto è fondamentale il ruolo della contrattazione salariale di secondo livello che deve essere ulteriormente valorizzata con interventi più mirati in materia di welfare aziendale”, dice Padoan. Che affronta anche la questione degli investimenti pubblici: “Gli investimenti pubblici sono andati calando negli ultimi anni e ancora non vediamo la decisa inversione di tendenza che mi piacerebbe vedere, importante in sé ma che ci serve per migliorare la competitività delle imprese” e “rispettare i vincoli” europei che “abbiamo rispettato ma non al 100%”, dice il ministro dell’Economia. “Gli investimenti pubblici sono andati calando” – ha aggiunto Padoan – anche “per una ragione meccanica”, cioè “decisioni prese molti anni addietro”. Questa “non è una scusa ma casomai uno sprone ulteriore”, perché per “rilanciare gli investimenti servono risorse” e soprattutto una “accelerazione”. Anche per gli enti locali – ha detto il ministro – “è importante che gli investimenti” arrivino. “Può darsi che l’interruzione di un importante riforma come il codice degli appalti abbia rallentato gli investimenti”, ma si sta “lavorando con gli altri ministeri per cercare di migliorare questa situazione”.