I leader europei lavorano a una linea alternativa al piano di Trump, giudicato troppo penalizzante per Kiev. Washington mette pressione sull’Ucraina: accettazione entro il 27 novembre o stop agli aiuti. Il Governo italiano diviso: Meloni-Merz chiedono “approfondimento”, Salvini celebra la fine del conflitto.
La proposta di pace statunitense per l’Ucraina, che include la cessione del Donbass in cambio di garanzie di sicurezza “Articolo 5”, ha innescato una fibrillazione istituzionale in Europa, spingendo i leader a elaborare una controproposta ritenuta più favorevole agli interessi ucraini ed europei.
La premier italiana Giorgia Meloni ha avuto un colloquio telefonico con il Cancelliere tedesco Friedrich Merz per un primo scambio di valutazioni. La nota di Palazzo Chigi ha accolto con favore il riferimento a “solide garanzie di sicurezza”, ma ha sottolineato che “altri elementi del piano sono stati considerati meritevoli di ulteriore approfondimento”.
La pressione su Kiev è fortissima. Secondo quanto riportato da Reuters, Washington starebbe chiedendo all’Ucraina di accettare il piano entro il 27 novembre, pena il taglio delle forniture di armi e intelligence.
Di fronte a questo scenario, i leader europei si stanno coordinando. Il Presidente Zelensky ha parlato con il Presidente francese Macron, il Cancelliere Merz e il Premier britannico Starmer, che hanno ribadito il loro “incrollabile e pieno sostegno all’Ucraina per una pace giusta e duratura” che salvaguardi gli interessi di Kiev e dell’Europa. Una riunione d’emergenza è in programma a margine del G20 in Sudafrica.
La proposta americana ha evidenziato le divergenze all’interno della maggioranza di Governo in Italia.
Giorgia Meloni con Merz, ha ribadito la necessità di sostenere gli “sforzi negoziali” per una “pace giusta e duratura” e ha lodato le garanzie di sicurezza, pur chiedendo approfondimenti su altri punti.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha posto l’accento sul ruolo imprescindibile dell’Europa, che “non può non essere protagonista” del negoziato. “Senza l’Europa non si può arrivare a un accordo,” ha detto, ricordando che spetta all’UE decidere sul ritiro delle sanzioni.
L’altro vicepremir Matteo Salvini ha espresso grande entusiasmo per la proposta, sostenendo che se Zelensky e i russi “dicono ‘parliamone’, non penso che spetti a Bruxelles, Parigi o Berlino boicottare e fermare”. Ha auspicato che, con il piano Trump, non sia più necessario parlare di nuovi pacchetti di armi a Kiev, aggiungendo critiche sulla presunta corruzione nel governo ucraino.
Maurizio Lupi (Noi Moderati) ha ribadito la necessità di “continuare ad aiutare l’Ucraina a difendersi” e di lavorare per una “pace giusta, non a una resa” che veda Kiev come protagonista.
La segretaria del PD Elly Schlein ha criticato l’ambiguità di Salvini e ha ribadito che “non si può negoziare una pace giusta senza che a quel tavolo sieda il Paese che ha subito un’invasione criminale”, chiedendo che l’Unione Europea sia “unita e compatta” nel negoziato. “La pace non può essere la resa alle ragioni dell’aggressore”, ha concluso.