LETTERA OGGI A PRESIDENTE CONSIGLIO EUROPEO, NO DELLA SCOZIA
La premier britannica Theresa May ha firmato la lettera per la notifica dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona che, nel momento della consegna al presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk, segnera’ l’avvio formale dell’iter della Brexit, il divorzio di Londra dall’Ue sancito dal referendum del 23 giugno 2016. La lettera sara’ consegnata oggi alle 13,30 a Tusk dall’ambasciatore del Regno Unito a Bruxelles. E fara’ scattare i due anni di negoziati previsti per il divorzio.
‘E’ il momento di essere uniti’. Cosi’ la premier britannica Theresa May, secondo le anticipazioni dei media del Regno Unito, si rivolgera’ piu’ tardi al Paese annunciando l’inizio della Brexit. Nel suo richiamo all’unita’ dopo le divisioni del referendum ricorda come ‘siamo una grande unione di persone e nazioni con una storia di cui andar fieri e un brillante futuro’. May si impegna a ‘rappresentare ogni persona in tutto il Regno Unito, inclusi i cittadini Ue’. Da oggi infatti e’ formalmente avviato l’iter di uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea e scattano i due anni di negoziati previsti per il divorzio. La Scozia non ci sta: il Parlamento ha approvato la proposta di un secondo referendum per l’indipendenza del Paese dopo quello perso nel 2014.
Il premier conservatore britannico Therersa May ha gia’ firmato la lettera con cui formalmente inneschera’ il processo di uscita del Regno Unito dall’Ue, la Brexit (come deciso dal referendum del 23 giugno scorso), previsto dall’art. 50 del Trattato di Lisbona.
La Brexit, il processo che porterà all’uscita della Gran Bretagna dall’Ue, inizierà formalmente intorno alle 13.20 quando l’ambasciatore del Regno Unito Tim Barrow si recherà dal presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk, nel palazzo del Consiglio a Bruxelles, per consegnargli la lettera del primo ministro Theresa May, con la quale il Regno notifica, come previsto dall’articolo 50 del Trattato sull’Unione Europea, la propria volontà di recedere dell’Ue. Intorno alle 13.45 Tusk farà una dichiarazione pubblica sulla notifica. Nel pomeriggio, intorno alle 17.15, il presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani terrà una conferenza stampa, al fianco del coordinatore dell’Aula per i negoziati con il Regno Unito, Guy Verhofstadt. Il tutto avrà anche un ‘prologo’ finanziario: alle 11 la commissaria europea alla Concorrenza Margrethe Vestager terrà a palazzo Berlaymont una conferenza stampa “su un caso di fusione”, come riporta l’agenda giornaliera della Commissione. E’ largamente atteso che riguardi la progettata fusione tra il London Stock Exchange e la Deutsche Boerse, operazione negoziata da oltre un anno e ormai da più parti data per moribonda. Il 26 febbraio Lse Group ha annunciato che è “altamente improbabile” che riesca a cedere il controllo di Mts, come chiesto dalla Commissione Europea. La società che gestisce la Borsa di Londra si è detta “altamente fiduciosa” nelle proprie “prospettive su base stand-alone”.
Ecco cosa succedera’ da domani COS’E’ L’ART. 50 In 264 parole e 5 paragrafi, l’Art.50 del Trattato di Lisbona delinea il percorso di uscita volontaria dall’Ue di uno Stato membro. L’articolo stabilisce che il governo dello Stato informi il Consiglio europeo della sua intenzione, e si avviino negoziati per arrivare ad un accordo sul ritiro e per stabilire le basi legali del futuro rapporto con Bruxelles.
E’ STATO MAI INVOCATO FINORA? No. La Groenlandia e’ stato il primo Paese a votare l’uscita dall’Europa, ma erano ancora i tempi della CEE, il soggetto precedente rispetto all’Ue, molto tempo prima che fosse redatto l’art.50
COSA E’ INNESCATO DALL’ART.50? Una volta che uno Stato membro ha notificato la sua intenzione di uscire dall’Ue, ha due anni per negoziare nuovi accordi, dopo i quali non sara’ piu’ soggetto ai trattati Ue. L’articolo e’ in gran parte piuttosto vago, ma tassativo sul lasso di tempo dei due anni. Eventuali proroghe possono essere concesse in caso di (improbabile) accordo unanime.
COSA SUCCEDE IN MANCANZA DI ACCORDO NEI 2 ANNI? La Gran Bretagna dovrebbe uscire dall’Ue il 29 marzo 2019, ma in caso di mancato accordo non ci sarebbero disposizioni per i sui rapporti giuridici e commerciali con Bruxelles. Il premier Theresa Mayha avvertito che non fara’ sconti e che e’ pronta a lasciare i negoziati se non ottiene cio’ che vuole: “Per la Gran Bretagna nessun accordo piu’ che un cattivo accordo per la Gran Bretagna”.
LA PROCEDURA E’ IRREVOCABILE? No. Nulla impedisce in teoria che l’art. 50, una volta invocato, sia ritirato, ha spiegato l’ex ambasciatore che lo ha elaborato, John Kerr, paradossalmente un britannico. Quando il ministro della Giustizia britannico, Liz Truss, parlo’ di irreversibilita’, definendo l’attivazione dell’art.50 “un biglietto di sola andata”, Downing Street ha preso le distanze.
QUANDO SARA’ ATTIVATO L’ART.50? Mercoledi’ 29 marzo il governo inviera’ una lettera al presidente del Consiglio europeo Donald Tusk. Lunga fino a 8 pagine. May ne spieghera’ la formulazione con una dichiarazione in parlamento.
E DOPO? Giovedi’ 30 sara’ pubblicato il decreto governativo che prevede la reintroduzione automatica degli ordinamenti britannici in luogo delle regolamentazioni dell’Ue, non appena Londra lascera’ ufficialmente.
COME RISPONDERA’ L’UE? Tusk ha assicurato che rispondera’ entro venerdi’ con “una bozza di progetto di linee guida”. E’ invece improbabile che la risposta formale del presidente arrivi prima del prima del vertice straodrinario del Consiglio europeo del 29 aprile.
QUANDO COMINCERANNO I NEGOZIATI? Non prima del ballottaggio delle presidenziali francesi (il 7 maggio) e probabilmente al piu’ tardi a giugno.
QUANTO DURERANNO? Il capo negoziatore Ue Michel Barnier prevede meno di 18 mesi di reale negoziato. La finestra decisiva sara’ probabilmente da ottobre, dopo le presidenziali tedesche del 24 settembre. Barnier ha auspicato l’avvio del processo di ratifica dal parte del Parlamento europeo da ottobre 2018.
CI SARA’ UN ACCORDO ENTRO DUE ANNI? Probabilmente no, secondo Kerr, che oltre a redigere l’art.50 e’ uno dei negoziatori piu’ esperti dell’Ue. Il diplomatico calcola il 50% delle probabilita’ di una uscita entro i tempi e potenzialmente di accettare una faso iniziale molto piu’ lunga, che richiede “un decennio di incertezza”. Scettico l’ex capo di Gabinetto, Gus O’Donnel, che prima del referendum aveva detto: “La Groenlandia, popolazione di poco inferiore a Croydon”, citta’ di circa 12.000 abitanti nella zona sud di Londra, “e ha un problema, il pesce. E con un problema ci sono voluti tre anni. Noi abbiamo molteplici problemi, E’ altamente improbabile che si possa risolvere tutto in due anni”.
QUALI SONO I PUNTI CRITICI? La lista e’ lunga e anche i temi del negoziato saranno negoziati. Ad esempio, Londra vuole inserire negoziati commerciali, mentre secondo figure di alto livello dell’Ue dovrebbero essere discussi separatamente; mentre il Regno Unito fa ancora parte dell’Ue non sara’ consentito di negoziare accordi commerciali con Paesi non membri; i diritti dei cittadini Ue che vivono nel regno e quelli dei cittadini britannici che vivono nei Paesi Ue: il governo esclude di garantire ai cittadini Ue protezioni prima dell’inizio dei colloqui e ha scatenato il timore che saranno utilizzati come merce di scambio; altra difficile questione e’ quella sulla sicurezza e controllo delle frontiere.