Vladimir Putin torna ad alzare i toni contro l’Europa, definendo i leader del Vecchio Continente come “porcellini” che si sono accodati alla politica di Joe Biden nella speranza di trarre vantaggio da un crollo della Russia che non è avvenuto. Il leader del Cremlino ha accusato l’attuale élite politica europea di voler ostacolare la “via costruttiva” verso la pace che Mosca intravede nell’agenda di Donald Trump.
“Se l’Occidente rifiuta negoziati concreti, otterremo con i mezzi militari la liberazione delle nostre terre storiche,” ha avvertito Putin, ribadendo che l’obiettivo resta il controllo totale delle regioni occupate e della Crimea.
Mentre a Berlino si discuteva del “90% di intesa,” da Kiev giungono segnali di segno opposto. Il Presidente Volodymyr Zelensky, nel suo consueto video serale, ha lanciato un allarme drammatico: “Mosca si sta preparando per un 2026 di guerra.”
Secondo i vertici militari ucraini (Syrsky), la Russia avrebbe concentrato 710.000 soldati per le prossime offensive. Sebbene il Ministro della Difesa russo, Belousov, non abbia confermato la cifra, ha ammesso che nel solo 2025 sono stati arruolati 410.000 nuovi uomini a contratto, confermando l’intenzione di aumentare i ritmi dell’attacco nel prossimo anno.
A complicare il quadro internazionale si aggiunge un inquietante episodio di guerra ibrida. È stato scoperto un malware nei sistemi operativi di un traghetto passeggeri della compagnia GNV. Il software malevolo avrebbe permesso il controllo remoto della nave. Per l’episodio sono stati fermati due marinai lettoni in Francia e in Italia, alimentando i sospetti di sabotaggi orchestrati dall’intelligence russa in Europa.
Mosca ha anche gelato le indiscrezioni di Bloomberg su un possibile nuovo ciclo di sanzioni americane al settore energetico russo: “Nuocerebbe gravemente al miglioramento delle relazioni,” ha dichiarato Peskov, confermando che l’inviato USA Steve Witkoff non è atteso a Mosca per questa settimana.