Un discorso “di guerra” avvolto nell’atmosfera natalizia. Donald Trump ha scelto la prima serata televisiva per parlare agli americani dalla Sala Ricevimenti della Casa Bianca, con un obiettivo chiaro: invertire la narrazione di un’amministrazione in difficoltà. Tra alberi addobbati e il ritratto di George Washington, il Tycoon ha rivendicato il successo della sua linea dura, dichiarando ufficialmente conclusa l’era del “declino americano”.
Il passaggio più concreto dell’intervento è stato l’annuncio di un “Bonus Natale” da 1.776 dollari destinato a 1,45 milioni di militari. Una cifra simbolica – omaggio al 250° anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza – che costerà alle casse dello Stato 2,6 miliardi di dollari, finanziati, secondo il Presidente, dai proventi dei dazi.
Nonostante il tono celebrativo, il discorso non ha risparmiato attacchi frontali. Trump ha scaricato sui Democratici e sull’eredità di Joe Biden le colpe della stagnazione economica, definendo “disastrosa” la situazione ereditata undici mesi fa. Tuttavia, i dati restano il suo tallone d’Achille: con l’inflazione risalita al 3% dopo l’introduzione dei dazi ad aprile e una disoccupazione al 4,6%, il Presidente si trova a dover convincere un elettorato in cui solo un terzo approva la sua gestione economica.
Il Presidente ha presentato una visione ottimistica di un’America “più forte e rispettata”, scontrandosi però con indicatori macroeconomici che faticano a supportare l’entusiasmo presidenziale.
Se da un lato il calo degli attraversamenti illegali al confine è un punto a favore della Casa Bianca, dall’altro il “fattore dazi” sta presentando il conto. L’accelerazione dei prezzi al consumo (dal 2,3% al 3%) e il rallentamento del mercato del lavoro sono i convitati di pietra che Trump ha cercato di ignorare, puntando invece su promesse aggressive: riforme abitative, tagli ai tassi dei mutui e nuovi rimborsi fiscali per il prossimo anno.
L’annuncio del bonus ai soldati appare come una mossa tattica per consolidare la propria base in vista delle delicate elezioni di metà mandato del 2026. Resta da vedere se il simbolismo del “1776” basterà a rassicurare i mercati e quella fascia di elettori moderati preoccupati da un costo della vita che non accenna a diminuire.
Trump ha attaccato duramente i Democratici per l’eredità economica, promettendo un “boom senza precedenti” e riforme drastiche sul mercato immobiliare. L’intervento giunge in un momento di pressione politica, con l’inflazione al 3% e la disoccupazione in rialzo al 4,6% dopo i dazi di aprile. Nonostante i dati, il Tycoon ha assicurato che “gli Stati Uniti sono il Paese più caldo del mondo” per gli investimenti, puntando a riconquistare i moderati in vista del 2026.