Il presidente russo Vladimir Putin ha inviato un messaggio d’auguri a Donald Trump in cui auspica che Usa e Russia sappiano ripristinare i meccanismi di cooperazione e migliorare i rapporti nell’arena internazionale. E lo staff di Trump fa sapere che le sanzioni dell’amministrazione Obama possono mirare a “intrappolare” il presidente eletto e a ridurne il margine di manovra. Dal Cremlino, auguri anche a Obama, ‘nonostante la sua amministrazione termini il proprio lavoro in questo modo’. Mosca annuncia anche che non ricambiera’ le scelte Usa espellendo a sua volta dal Paese diplomatici a stelle e strisce. In un messaggio a Mattarella, Putin sottolinea il dialogo bilaterale costruttivo con l’Italia.
Il presidente eletto Donald Trump, che tra 3 settimane si insediera’ nella pienezza dei poteri alla Casa Bianca, ha elogiato “la grande intelligenza” dimostrata dal presidente russo Vladimir Putin che non e’ caduto nella trappola tesagli da Barack Obama, decidendo di non replicare con la stessa mossa all’espulsione di 35 diplomatici russi dagli Usa, scongiurando cosi’ che i rapporti tra le due capitali entrassero nella spirale delle rappresaglie automatiche. Rappresaglia automatiche che hanno avvelenato i rapporti tra Usa e Urss durante la Guerra Fredda ed anche dopo con la caduta dell’Unione Sovietica. “Grande mossa di Vladimir Putin. Ho sempre saputo che era molto intelligente” ha twittato Trump
Vladimir Putin non espellerà diplomatici americani in risposta alle espulsioni di funzionari russi ordinate da Barack Obama. Il presidente russo ha lasciato la porta aperta a una rappresaglia dopo le misure punitive annunciate dall’inquilino – uscente – della Casa Bianca, convinto che la Russia abbia interferito tramite azioni hacker nella campagna elettorale per le presidenziali di novembre. Ma ha messo in chiaro che attenderà il nuovo collega, Donald Trump, a cui, spiegando di non volere abbassarsi a “questa diplomazia di bassa lega” (letteralmente, “da cucina”), fa gli auguri per il nuovo anno. Anche a Obama il capo del Cremlino ha augurato un felice 2017, rammaricandosi che l’interlocutore americano degli ultimi otto anni voglia “concludere il suo lavoro in questo modo”. Così, dopo avere ascoltato le proposte di contro-sanzioni del ministro degli Esteri Sergey Lavrov, che da perfetto tecnico aveva presentato un piano di misure simmetriche, Putin a sorpresa ha annunciato che no, lui non caccia nessuno dalla Russia in quella che il suo premier Dmitri Medvedev ha definito “l’agonia di Obama”. “Noi non vogliamo creare problemi ai diplomatici americani” ha detto, invitando poi i diplomatici Usa, le loro famiglie ed i loro bambini alla festa al Cremlino sotto l’albero di Natale, per la fine dell’anno. E organizzando un aereo apposta per rimpatriare i suoi 35 funzionari, ai quali la Casa Bianca ha dato 72 ore. Il messaggio è fin troppo chiaro: da Washington è arrivata “una provocazione, volta a minare ulteriormente le relazioni russo-americane” e “questo è chiaramente in contrasto con gli interessi fondamentali di entrambi i popoli russo e americano” e auspicando “il ripristino delle relazioni dalla politica che effettuerà l’amministrazione del presidente Trump”.
Ieri Barack Obama ha annunciato una serie di misure per punire la Russia accusata di interferenze nella campagna elettorale americana, nonostante “ripetuti avvertimenti fatti privatamente e in pubblico”. Con un ordine esecutivo, il presidente uscente ha varato sanzioni contro i due principali servizi di intelligence russi (Fsb e Gru e rispettivi capi), contro 35 dipendenti dell’ambasciata russa a Washington e del consolato di San Francisco, che vengono espulsi, contro nove istituti russi e tre società ritenute collegate direttamente agli hacker. Le tre compagnie, Zor Security (ex Esage Lab), Special Technologies Center, Professional Association of Designers of Data Processing Systems avrebbero istruito e addestrato i pirati informatici entrati in azione per aiutare Trump. Inoltre, è stato ordinato ai russi lo sgombero di due residenze di proprietà del governo russo – Killenworth a Long Island e una in Maryland – che sarebbero servite per ordire i cyberattacchi. E sembrava prevedibile la risposta russa, dopo la ‘proposta’ di Lavrov di mandare fuori dalla Russia 35 diplomatici americani: difficile pensare che abbia avanzato un suo piano senza prima consultarsi con Putin. Resta da vedere come si comporterà Donald Trump una volta insediato alla Casa Bianca, il prossimo 20 gennaio: revocherà le ultime sanzioni, in sintonia con la voglia di ‘reset’ nei rapporti con la Russia? Le lascerà in vigore per non essere accusato da chi, anche nel partito repubblicano, non apprezza i suoi toni morbidi con Putin ? Per ora il presidente eletto ha minimizzato, esortando a più riprese a “andare avanti con cose più importanti”, ma ha anche promesso di ascoltare la settimana prossima i leader della comunità d’intelligence americana per “aggiornamenti” sul caso. Da molte parti il fuoco di Obama dell’ultima ora contro la Russia è visto come un attacco allo stesso Trump, una manovra di politica interna attraverso la politica estera per “incastrarlo” in una situazione a dir poco delicata.
“Grande mossa il rinvio (di V. Putin). Ho sempre saputo che era molto intelligente!”: con queste parole il presidente eletto Donald Trump ha commentato su Twitter la decisione di Vladimir Putin di non reagire alle sanzioni annunciate ieri dal presidente uscente Barack Obama, per presunte interferenze nel voto americano, aspettando di vedere cosa farà Trump.