Il mancato raggiungimento del quorum nei cinque referendum proposti si trasforma, per il centrodestra, in un trionfo per il Governo Meloni e in una cocente sconfitta per l’opposizione di centrosinistra. È questo il messaggio unanime che rimbalza da Palazzo Chigi e dalle sedi dei partiti di maggioranza, che interpretano l’esito referendario come una chiara legittimazione dell’esecutivo e un sonoro ridimensionamento delle forze di minoranza.
Per il ministro per i rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani “vano ed inutile è stato provare a trasformare il referendum in una mobilitazione contro il governo Meloni”. Non ha dubbi il vicepremier Antonio Tajani: “Si è voluto politicizzare il referendum e trasformarlo in uno scontro tra maggioranza e opposizione. Ma alla fine ancora una volta ha vinto la maggioranza” ed ha perso la “sinistra”, che ha “voluto tentare l’assalto al governo” usando il ”grimaldello dei quesiti referendari”. Fronte Lega, Matteo Salvini impegnato in Francia, a Mormant-sur-Vernisson, con i patrioti radunati da Marine Le Pen, dal palco – a urne ancora aperte – ha gioco facile ad annunciare agli alleati europei la sconfitta dei referendari. “Oggi in Italia la sinistra porta al voto un referendum per dimezzare gli anni per avere la cittadinanza italiana, verranno bocciati, il popolo non li voterà”, dice il numero uno del Carroccio tra gli applausi, citando il quesito sul passaporto italiano agli stranieri e minacciando i migranti: “O si adeguano alle nostre leggi o tutti a casa”. Poi indossa i panni del vicepremier, commentando così i dati ormai definitivi: “Grande rispetto per chi è andato a votare, enorme sconfitta per una sinistra che non ha più idee e credibilità e che non riesce a mobilitare neanche i propri elettori”. Più duro il suo vice, il generale Roberto Vannacci che indica la strada agli sconfitti: “Almeno per dignità, si dimettessero e sparissero dalla vita sociale e politica di questa Nazione che li ha bocciati senza appello”.
“Le opposizioni hanno voluto trasformare i 5 referendum in un referendum sul Governo Meloni. Il responso appare molto chiaro: il Governo ne esce ulteriormente rafforzato e la sinistra ulteriormente indebolita”, ha commentato a caldo Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Attuazione del programma, intercettato dai cronisti a Palazzo Chigi.
Sulla stessa linea si posiziona Alfredo Antoniozzi, vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, che rincara la dose: “Il sottosegretario Fazzolari ha espresso perfettamente e lucidamente l’analisi sul referendum. Abbiamo rispetto per gli elettori, sempre, ma il Pd ha voluto marcare questo appuntamento come una sorta di sondaggio sul Governo Meloni. L’onorevole Schlein continua a immaginare il suo partito come una seconda Cgil. Eppure, la storia dovrebbe insegnarle che la sinistra massimalista, anche quando era rappresentata da un grande partito, è sempre stata minoritaria”. Antoniozzi conclude con una provocazione: “Schlein oggi sembra Spalletti. Dovrebbe riflettere”.
Anche da Forza Italia arriva una lettura simile. Alessandro Cattaneo, deputato e responsabile dei dipartimenti, definisce il risultato “un segnale importante che i referendum della Cgil di Landini, spinti dal M5S, dalla sinistra radicale e sostenuti impropriamente dal Pd, abbiano fallito, come del resto era ampiamente prevedibile”. Cattaneo sottolinea come la sinistra abbia “ancora una volta sconfitta” dopo aver “voluto trasformare quesiti su temi complessi in un referendum pro o contro il Governo”. Per Forza Italia, “il Governo, al contrario, ne esce rafforzato, e ancora più motivato a realizzare riforme concrete, moderne e utili a rendere l’Italia più competitiva, equilibrata e al passo con le sfide del futuro”.
Da parte della Lega, il vicepresidente del Senato Gian Marco Centinaio affida ai social un commento sarcastico: “Proveranno a prendersela con noi, con l’informazione, con il sole e con il mare. Proveranno a far credere che sia stato comunque un grande risultato. Ma la realtà è solo una: Schlein, Conte e Landini portano a casa solo un altro fallimento”. Centinaio conclude ribadendo l’impegno della Lega “a lavorare per far crescere l’occupazione, migliorare i salari, proteggere le nostre città da maranza e baby gang”.
Una riflessione più ampia arriva da Antonio De Poli, senatore dell’Udc, che pur avendo votato “no” ai quesiti per coerenza (“erano sbagliati nel merito e pericolosi nella prospettiva”), evidenzia come il mancato quorum sia un “fatto politico rilevante che deve far riflettere”. De Poli denuncia una “crescente disaffezione dei cittadini, sempre più lontani da un dibattito politico percepito come autoreferenziale, ideologico e poco attento ai problemi concreti delle famiglie, delle imprese, dei territori”. Il senatore critica il centrosinistra per aver tentato di “piegare uno strumento nobile come il referendum a fini di pura propaganda, cercando di colpire il Governo attraverso un’operazione strumentale e divisiva”, un errore che ha “svuotato ulteriormente il significato dell’istituto referendario, allontanando i cittadini da una partecipazione che invece andrebbe ricostruita su basi serie e condivise”. La soluzione, secondo De Poli, è riportare il confronto “sui contenuti e costruiamo proposte che parlino davvero alla vita quotidiana degli italiani, a partire dal lavoro, dalla sanità, dalla sicurezza e dal sostegno alle famiglie”.
Una critica inaspettata alla strategia referendaria arriva anche da esponenti del centrosinistra. Il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, ha dichiarato a margine di una conferenza stampa a Napoli: “C’è stato un elemento di ideologizzazione eccessiva, che è stato sbagliato, e una politicizzazione eccessiva, ed è stato sbagliato anche questo. E c’è il problema che, quando si affrontano problemi complessi, lo strumento referendario non è quello più adatto”. De Luca ha poi chiosato: “Alla fine bisogna arrivare a una sede parlamentare per affrontare i problemi e definire procedimenti legislativi che li risolvano. Credo che, per quanto riguarda i temi del lavoro, siamo entrati in un’epoca nella quale dobbiamo cercare forme di collaborazione, non basta il conflitto sociale”.
Il risultato dei referendum, dunque, non è solo una fotografia dell’orientamento politico attuale, ma un monito per le forze di opposizione a ripensare le proprie strategie e per la maggioranza a consolidare il consenso ottenuto.