Lo scontro nel Pd arriva oggi pomeriggio in direzione. Attesa l’ufficializzazione del No al Referendum da parte di Bersani, in rotta con Renzi. Il secondo critica il primo dicendo che ha votato Si’ alla riforma per tre volte, e parla di ‘voto per antipatia’. Oggi in alcune interviste intervengono alcuni dei protagonisti del dibattito. Il ministro Franceschini chiede alla minoranza del partito di ripensarci, ma Cuperlo mette in guardia Renzi dai pericoli di una frattura. Per il ministro Martina, il referendum e’ troppo importante per ridurlo ad un dibattito interno al Pd, e il capogruppo Pd alla Camera Rosato si appella perche’ non si butti via una riforma discussa da trent’anni.
Maggioranza e minoranza Pd a confronto oggi nella riunione della Direzione sui temi caldi del referendum e dell’Italicum. “Un pezzo della classe dirigente Dem – afferma il capogruppo alla Camera, Ettore Rosato, in una intervista a Repubblica – non butti via una riforma discussa da trent’anni: sarebbe una cicatrice insanabile”. Per Rosato “l’Italicum puo’ cambiare, anche prima del referendum, ma ci vuole la disponibilita’ di un pezzo almeno delle opposizioni”. Il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, in una intervista al Corriere della Sera lancia un appello alla minoranza sul referendum, affinche’ non diventi “uno strumento contro il premier”. Secondo Franceschini e’ possibile modificare l’Italicum “anche prima del referendum”, tuttavia “realisticamente non possiamo rifare tutto. C’e’ spazio per correzioni significative, ma mirate”. Per l’opposizione parla a La Stampa, Gianni Cuperlo, che afferma: “Vorrei un atto concreto: elezione diretta dei senatori e nuova legge elettorale che garantisca rappresentanza, collegi e un premio per la governabilita’ tale da non farci uscire da una Repubblica parlamentare”. Quanto a un eventuale rischio scissione, Cuperlo osserva: “Potrebbe accadere e sarebbe un trauma. Evitarlo e’ la responsabilita’ comune che ci tocca affrontare”.
“La solita ipocrisia di chi fa finta di non capire. Con l’elezione diretta dei senatori e un radicale cambiamento dell’Italicum, con tutti i suoi limiti, la riforma costituzionale sarebbe potabile. Con la nomina dei senatori e dei deputati e con la democrazia del capo, la riforma è indigeribile. Da sempre, e in tutti i passaggi, questa è stata la mia posizione. Il resto sono chiacchiere o propaganda”. Lo scrive su facebook Pierluigi Bersani replicando a quanto affermato ieri dal premier Matteo Renzi che ha ricordato che l’ex segretario del Pd ha votato “tre volte” la riforma costituzionale in Parlamento.
Dal 5 dicembre c’e’ il rischio scissione? “Potrebbe accadere e sarebbe un trauma. Evitarlo e’ la responsabilita’ comune che ci tocca affrontare. Credo non lo si possa fare indossando elmetti e svuotando il dizionario degli insulti. Servirebbero equilibrio, umilta’ e la cura per alcune ragioni dell’altro. Servirebbe la politica”. Cosi’ Gianni Cuperlo in un’intervista al quotidiano ‘La Stampa’. Nella direzione di oggi, aggiunge, “vorrei ascoltare la relazione di un premier che, oltre a rivendicare quanto ha fatto, vede i pericoli di una frattura nel centrosinistra e se ne fa carico. Vorrei sentire la volonta’ di una svolta nelle priorita’ sociali del governo e un atto concreto sulle regole: elezione diretta dei senatori e nuova legge elettorale che garantisca rappresentanza, collegi e un premio per la governabilita’ tale da non farci uscire da una repubblica parlamentare”. Certo. Dice ancora, “i segnali di questi giorni non incoraggiano. Io pero’ non voglio arrendermi”. Bersani dice di essere stato trattato come un rottame: ha ragione? “Le parole di Bersani- risponde Cuperlo- mi hanno colpito e ho colto la sua amarezza. Lui si e’ assunto le sue responsabilita’, ma i numeri generosi che oggi in Parlamento sostengono il governo Renzi sono frutto del suo lavoro. Un’antica saggezza orientale dice ‘quando prendi l’acqua al pozzo ricordati di chi lo ha scavato’. Temo che parecchi non conoscano il detto. Spero solo che non vendano il pozzo”. Come votera’ al referendum costituzionale? “Decidero’ dopo la direzione di oggi come ho sempre detto”.
“Avevamo uno Stato che andava avanti con i timbri mentre il resto del mondo usava i click. Velocita’, leggerezza, semplicita’ sono le armi di chi cresce. E’ vero, ci sono difficolta’ e problemi per le imprese, come le banche e il credito. Dei 900 mln di euro del fondo di garanzia, una parte verra’ gia’ stanziata nel 2016, con un provvedimento di urgenza, per riaprire il credito”. Lo dichiara il premier Matteo RENZI, durante il suo intervento in chiusura dell’assemblea generale 2016 di Assolombarda Confindustria Milano Monza e Brianza. “Avevo preparato un consuntivo di cose messe in atto che non hanno risolto i problemi del Paese ma hanno cambiato l’agenda dell’Italia”, continua RENZI. “L’elenco di cose fatte apre una prateria di cose da fare, come la riduzione dell’Ires dal 27.5% al 24%; strumenti che intervengono sulla produttivita’; attestato di fiducia alle parti sociali; industria 4.0 che rovescia l’approccio tradizionale dove la burocrazia si mangia l’innovazione”, conclude.