Il Pd ha “fatto uscire l’Italia dalla crisi”, creando crescita economica e centinaia di migliaia di posti lavoro. Alle prossime elezioni, però, il partito dovrà battere i populismi e per farlo il centrosinistra dovrà abbandonare i litigi. Il segretario del Partito Democratico, Matteo RENZI, ha chiuso la Festa nazionale dell’Unità di Imola rivendicando i risultati delle riforme dei governi a trazione Pd e lanciando un appello all’unità del centrosinistra. Ad ascoltare il comizio conclusivo del segretario è arrivata una folla di militanti. Sul palco, a fianco di Renzi, giovani sostenitori e una ricca pattuglia di ministri del governo Gentiloni: da Dario Franceschini a Maria Elena Boschi, da Maurizio Martina a Giuliano Poletti, da Claudio De Vincenti a Marco Minniti, il più applaudito dal popolo Pd. “Da qui a sei mesi abbiamo una partita difficile -ha avvertito RENZI- i populisti hanno perso ovunque in Europa e per questo giocheranno tutte le loro carte in Italia”. Il Pd deve quindi “costruire una proposta credibile per fermare i populisti” e deve “essere all’altezza della responsabilità”. E per questo il centrosinistra deve presentarsi unito.
“Al centrosinistra dico: usciamo dalla modalità litigio, soprattutto a livello nazionale. E’ l’ora di finirla con discussioni interne, quando fuori c’è il rischio di perdere l’occasione di cambiare il Paese. La modalità litigio e divisione tenetela per dopo. Ora siamo in modalità campagna elettorale”, ha detto il segretario del Pd. In particolare il voto sul Def del prossimo 4 ottobre “non può essere oggetto di ricatto o trattative. Qualcuno vorrebbe smarcarsi, ma noi non lo permetteremo” ed “è assurdo che qualcuno voglia giocare contro l’Italia”. Il Paese, ha continuato, “ne ha abbastanza di comici e barzellettieri”. Ora “è il momento della competenza”. Ma battere il populismo è anche una questione di stile. Le elezioni si possono vincere “senza urlare, senza rispondere alle provocazioni che ci piomberanno addosso. Gli altri urleranno dai talk show e noi dobbiamo studiare di più, ci insulteranno e noi dovremo rispondere con il sorriso”. Renzi si è anche impegnato a girare l’Italia nei prossimi mesi. “Da inizio ottobre andremo in treno, toccherò tutte le province. Sarà innanzitutto un treno di ascolto”. Nei prossimi sei mesi il Pd “sosterrà con forza l’azione del governo e lo farà a tutti i livelli. Siamo una squadra e a Gentiloni va tutto il nostro sostegno”.
E su alcuni temi, come l’immigrazione, nel Pd e nell’esecutivo “ci sono sensibilità diverse, come tra Minniti e Delrio, ma non si è mai lavorato così bene come su questi temi, che sono patrimonio del Pd. L’amalgama -ha sottolineato-funziona, Minniti fa la destra e Delrio la sinistra”. L’ex presidente del Consiglio non ha risparmiato critiche agli avversari, soprattutto al Movimento 5 Stelle. “Fuori da noi, ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da piangere. Tecnici della democrazia diretta hanno organizzato una consultazione che qualcuno ha definito una farsa, anche se nella storia della Magna Grecia la farsa era una cosa seria, aveva la sua dignità”. E il candidato premier del M5S, Luigi Di Maio, è stato scelto “sulla base del principio dinastico, mentre noi lo scegliamo con il principio democratico e da noi votano in milioni”. Dal palco di Imola RenziI ha attaccato anche la Lega Nord. “Alla polizia bisogna ‘dare una mano’, non ‘mano libera’ come promette Matteo Salvini. Soprattutto se è la forza politica che ha bloccato per 17 anni le risorse alle forze dell’ordine”. E se anni fa “nelle valli bergamasche si gridava ‘Roma ladrona, la Lega non perdona’, poi si sono comprati le lauree in Albania e hanno portato i diamanti in Tanzania, globalizzando la truffa. Ora è Lega ladrona e Roma vi ha perdonato anche troppo”.