La legge di Bilancio non si cambia. Se l’Ue avra’ osservazioni, le ascolteremo. Ma questa manovra ha il deficit piu’ basso degli ultimi dieci anni’. E’ la posizione ribadita dal premier Renzi al termine del Consiglio Ue, sottolineando che Roma non ha chiesto la flessibilita’. Il presidente dell’Inps Boeri attacca la Manovra: parla poco ai giovani e molto a chi ha smesso di lavorare, investendo il ‘grosso delle risorse’ sulle pensioni. Il ministro del lavoro Poletti gli risponde: ‘Sbaglia, la manovra ‘guarda al futuro’. Salta la flat tax al 35% sull’emersione del contante. Il governo avrebbe deciso di cambiare rotta sulla parte piu’ contestata della voluntary-bis. Sul fronte delle cartelle a rate nuovi dati di Equitalia: sono circa 100 mila le richieste di riammissione alla rateizzazione.
Sono pronte le osservazioni dell’Ue sulla manovra? “Non ne abbiamo parlato. Pero’ il tema non cambia assolutamente niente. Potranno scrivere, come si fa sempre, una lettera per chiedere maggiori spiegazioni”. Lo ha detto il premier Matteo Renzi in una intervista a Rtl 102.5. “La legge di bilancio non si cambia: se l’Ue avra’ osservazioni da fare ascolteremo ma questa manovra ha il deficit piu’ basso degli ultimi dieci anni: gli sforzi li stiamo facendo e vogliamo dare un segnale ai cittadini non alle tecnocrazie di Bruxelles”, aggiunge.
Renzi ha ribadito che l’abolizione di Equitalia non rappresenta “nessun condono”. “Parliamoci chiaro – ha detto il premier -, chi ha preso le multe le deve pagare ma dieci anni fa si e’ scelto un nome giusto per Equiralia ma si e’ fatto il contrario, tanto che i padri di Equitalia sono Visco e Tremonti che l’hanno impostata piu’ con una logica sanzionatoria che di raggiungimento dell’obiettivo”. Il presidente del Consiglio ricorda allora che “e’ capitato che dalla multa base si sia arrivati a raddoppiare o triplicare l’importo delle cifre dovuto, ma questo e’ assurdo”, senza contare che “magari qualche imprenditore ha usato i soldi delle tasse per pagare gli stipendi”. Detto questo “basta con Equitalia come ‘killer’ dei cittadini, perche’ deve essere un consulente dei cittadini”, dice ancora Renzi nel suo collegamento telefonico.
“I grandi professori del No hanno fatto ricorso anche al Tar del Lazio e anche al Tar del Lazio hanno perso. Adesso dobbiamo andare avanti e parlare del merito”. E’ stato il commento del presidente del Consiglio sulla sentenza del Tar del Lazio che ha giudicato “inammissibile per difetto di giurisdizione” il ricorso del M5S sul quesito referendario. Renzi ha anche definito “allucinanti” le polemiche sull’endorsement di Obama per “Si'” al referendum.
“Io rispetto l’autonomia sindacale”, ma “se pero’ ci sono alcuni sindacati che in nome del ‘no’ contestano la legge di stabilita’ alla fine penso sara’ un boomerang per loro”, ha afferma Matteo Renzi, rispondendo a chi gli chiede se non ci sia una connessione, in relazione agli scioperi di oggi, tra la posizione sulla manovra economica e quella sul referendum. “Ovviamente noi abbiamo cercato in questa legge di stabilita’ di dare un segnale anche a chi e’ in difficolta’ – rivendica il presidente del Consiglio – e non solo nel mondo del lavoro privato. Abbiamo anche messo una misura sul personale pubblico che da anni ha gli stipendi bloccati. Molte cose le abbiamo fatte. Non credo che i sindacati quest’anno contestino la stabilita’”.
La risoluzione dell’Unesco” su Gerusalemme “mi sembra allucinante: ho chiesto al ministro Esteri di vederci subito al mio ritorno a Roma”, ha detto Renzi in merito alla risoluzione del consiglio esecutivo dell’Unesco adottata a larga maggioranza che riguarda la citta’ vecchia di Gerusalemme e in particolare la decisione di usare esclusivamente il nome islamico per il complesso della mosche di Al-Aqsa (invece del termine ebraico Monte del Tempio) e il muro del pianto. “Non si puo’ continuare con queste mozioni contro Israele”, ha detto il premier Renzi. Immediata la risposta del Governo di Tel Aviv che esprime riconoscimento e apprezzamento: “Ringraziamo e ci felicitiamo con il governo italiano per questa importante dichiarazione”, dice il portavoce del ministero degli Esteri israeliano Emmanuel Nahshon.
Salta la flat tax al 35% sull’emersione del contante. Dopo le polemiche degli ultimi giorni, il governo avrebbe deciso di cambiare rotta sulla parte piu’ contestata della voluntary-bis, gia’ ribattezzata norma “salva-Corona”. La versione definitiva del decreto fiscale, che sembra essere ormai quasi alle ultime battute, tornerebbe quindi al rientro dei capitali prima maniera, quello del 2015, che non prevedeva un’aliquota forfait ma il normale calcolo delle somme emerse nella tassazione progressiva per fasce di reddito. Allo stesso tempo, dovrebbe essere confermato l’obbligo di dichiarare, sotto la diretta responsabilita’ del contribuente, la provenienza del denaro. Le norme scritte nero su bianco non sono pero’ ancora visibili. Passata una settimana dall’approvazione in Consiglio dei ministri, i testi della legge di bilancio e del decreto non sono stati infatti ancora trasmessi alle Camere. Per l’arrivo in Parlamento, secondo fonti di governo, bisognera’ attendere probabilmente la prossima settimana. Si immagina martedi’. Anche se il decreto fiscale potrebbe, secondo alcuni, godere di una corsia preferenziale ed arrivare in tempi piu’ stretti. Il cantiere della sburocratizzazione del fisco e’ aperto anche sul fronte delle scadenze. L’obiettivo, indicato dal viceministro dell’Economia Luigi Casero, e’ quello di evitare l’anno prossimo il fatidico ‘tax day’ e di diluire i versamenti, anche per non essere costretti, come ormai consuetudine, a concedere inevitabili e richiestissime proroghe in corso d’opera. La proposta di “uscire dalla scadenza unica” del 16 giugno “e’ accettabile e praticabile”, ha spiegato Casero, ipotizzando come date aggiuntive il 30 giugno o il 15 luglio. “Lo dobbiamo decidere in questi giorni, con due principi comunque intangibili: – ha puntualizzato – le eventuali novita’ non devono introdurre oneri per il bilancio pubblico e devono avere scadenze praticabili per l’Agenzia delle entrate”. Sul fronte caldo delle cartelle arrivano intanto i nuovi dati di Equitalia. La “finestra” che concedeva 60 giorni di tempo a quei contribuenti che erano decaduti dal proprio piano di rateizzazione concordato con la societa’ di riscossione si e’ chiusa il 20 ottobre scorso con un vero e proprio boom: circa 100 mila richieste di riammissione alla rateizzazione. Dal 20 agosto scorso, sono stati rimessi in rateizzazione circa 3 miliardi, anche se per il dato definitivo bisognera’ attendere che sia lavorata l’ultima parte, il 5% del totale, delle istanze pervenute.