PALAZZO CHIGI, IL PREMIER TUTELERA’ L’AUTONOMIA DELL’ISTITUTO
Non accenna a sfumare la tensione sul caso BANKITALIA. Il premier Gentiloni ribadisce che l’unico criterio che seguira’ nell’indicare il nome del nuovo governatore sara’ la ‘salvaguardia dell’autonomia’ della Banca d’Italia, e ribadisce la sua ‘fiducia’ alla sottosegretaria Boschi, accusata di essere stata al centro delle manovre sulla mozione anti-Visco. E Renzi, pur garantendo ‘appoggio totale’ al premier chiunque scelga, attacca ancora: ‘Non faccio nomi, la riconferma di Visco non sarebbe una mia sconfitta. Ma sto dalla parte dei risparmiatori e dei loro diritti, non del galateo istituzionale’. Polemiche con Prodi che lo accusa di essere ‘maldestro’. Berlusconi da parte sua attacca la vigilanza di Bankitalia vedendo omissioni nei controlli.
“Il governo non era semplicemente informato: era d’accordo. La mozione parlamentare non solo era nota al governo, ma come sa chi conosce il diritto parlamentare questa mozione prevedeva che il governo desse un parere. Che c’e’ stato. Ed e’ stato positivo”. Matteo Renzi rilancia in una intervista a Qn e si chiede ‘vogliamo dire che il Parlamento non ha diritto di discutere?’, pur ribadendo di non avere ‘una questione personale con il governatore Visco’. Intanto fonti di Palazzo Chigi fanno sapere che sul tema della Banca d’Italia le decisioni del Presidente del Consiglio “saranno basate sulle prerogative a lui attribuite dalla legge ed ispirate esclusivamente al criterio di salvaguardia dell’autonomia dell’Istituto”.
I quotidiani di questa mattina parlano di uno scambio di sms tra il ministro Finocchiaro e alcuni esponenti dem sulla mozione presentata dal Pd contro Bankitalia e Visco. Secondo il Corriere della Sera la ministra avrebbe poi ricevuto una telefonata dal premier Gentiloni che chiedeva spiegazioni. Ore concitate che svelano la cronaca del blitz di Renzi contro il governatore della Banca d’Italia.
“Della mozione era stata informata il ministro per i Rapporti con il Parlamento Anna Finocchiaro”. “Sì, ma solo 40 minuti prima che andasse in aula”. Sull’ormai famosa mozione del Pd su Bankitalia è partita una “guerra” di ricostruzioni tra il Pd e l’esecutivo. “Il governo – ha detto Renzi in una intervista al Qn – non era semplicemente informato: era d’accordo. La mozione parlamentare non solo era nota al governo, ma come sa chi conosce il diritto parlamentare questa mozione prevedeva che il governo desse un parere. Che c’è stato. Ed è stato positivo”. In particolare, spiegano fonti vicine al segretario, “la Finocchiaro, quale ministro competente, era a conoscenza della mozione e lei doveva informare il premier Gentiloni. E comunque Paolo ha sempre saputo come la pensa Matteo sul tema, non era una novità”. La Finocchiaro, naturalmente, era stata informata. “Ma lei – precisano fonti di governo – ha avuto il dispositivo solo 40 minuti prima, mentre era in capigruppo al Senato, e la premessa qualche minuto dopo”. A quel punto, si spiega, ha avvertito il premier, che ha chiamato Matteo Renzi per chiedere una modifica. “C’è stato quindi, in accordo con Gentiloni – spiegano le fonti – il confronto della ministra con il capogruppo Dem Ettore Rosato ed è stata cancellata la parola ‘discontinuità’, poi in aula è stata aggiunta una ulteriore modifica. Solo a quel punto, sulla mozione riformulata, il governo ha dato parere favorevole. Se poi nel governo altri erano a conoscenza della mozione non si sa…”. Un riferimento, quest’ultimo, alla sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi, che, secondo alcuni, avrebbe conosciuto prima il testo della mozione. “Ho letto di vicende all’interno di Palazzo Chigi: ho letto del sottosegretario al corrente e del presidente del Consiglio non al corrente” della mozione dem su Bankitalia ma “se fosse così, ma non sarà così, se un sottosegretario fa uno scherzo del genere al presidente del Consiglio non può restare un giorno di più a Palazzo Chigi”, ha affermato in proposito l’ex premier Mario Monti. Comunque, qualunque sia la ricostruzione, le “decisioni del Presidente del Consiglio – hanno sottolineato stamani fonti di Palazzo Chigi – saranno basate sulle prerogative a lui attribuite dalla legge ed ispirate esclusivamente al criterio di salvaguardia dell’autonomia dell’Istituto”.
“Sono colpito dalle reazioni contro il Pd. E, soprattutto, dagli argomenti usati. Non uno che abbia avuto il coraggio di dire che serve continuita’ in Bankitalia perche’ in questi anni ha vigilato bene sulle crisi bancarie. E sa perche’? Perche’ sanno tutti che qualcosa non ha funzionato, quindi ne fanno tutti una questione di metodo… Ma c’e’ davvero chi pensa che di fronte agli attacchi il Pd non andra’ comunque fino in fondo per accertare la verita’?”. Lo dice in un’intervista al quotidiano La Repubblica il presidente del Pd Matteo Orfini. Sulla mozione “c’era il parere positivo del governo – spiega -. In ogni caso abbiamo sempre detto che ci affidiamo alla volonta’ del presidente del Consiglio, che ha capacita’ e competenze per risolvere situazioni complicate come queste. Piuttosto, e’ surreale che in una Repubblica parlamentare si consideri un’inaccettabile ingerenza del Parlamento la volonta’ di ragionare su quanto accaduto nella vigilanza bancaria. Ma mi arrabbio soprattutto quando vedo le simpatiche alzate di sopracciglio di quella sinistra che da’ battaglia nei convegni, ma appena serve e’ in prima linea per difendere i salotti buoni e l’establishment del Paese”. Non sono toni al limite del grillismo? “Ma quale grillismo, in questi vent’anni abbiamo pagato un prezzo altissimo a causa di alcune scelte – replica Orfini -. E tutto perche’ alcuni leader di sinistra provenienti dalla mia stessa storia e i loro variegati epigoni hanno sofferto un’ansia di legittimazione dell’establishment e difeso l’indifendibile. Hanno fatto scempio con le privatizzazioni, svendendo pezzi di Paese e imposto scelte assurde come il fiscal compact durante il governo Monti. Questo ha provocato una frattura tra sinistra e popolo”.
E’ “pericoloso” politicizzare la nomina del governatore della Banca d’Italia come è “infondata” l’opinione di chi cerca di attribuire alla banca centrale la responsabilità della mala gestione di alcune banche. E’ quanto si legge in un appello firmato da 46 economisti e pubblicato su Il Sole 24 Ore in cui sostanzialmente si chiede alla politica di fare un passo indietro e si giudica la mozione del Pd un “pericoloso, ingiustificato e inutile danno alla reputazione internazionale della Banca d’Italia e dell’intero Paese”. “I sottoscritti – si legge nell’appello – chiedono al Presidente della Repubblica e al Presidente del consiglio dei ministri di non assecondare l’irrituale mozione di alcuni gruppi parlamentari orientata a “aprire una nuova fase” in Banca d’Italia che a loro dire si realizzerebbe negando la conferma del Governatore Visco” e “ritengono che siffatte irrituali richieste siano lesive dei poteri di proposta e di nomina che la legge riserva all’autonomia del Presidente Consiglio e del Presidente della Repubblica”. Gli economisti “valutano pericoloso il tentativo di politicizzare le nomine ai vertici di una istituzione la cui indipendenza tecnica e operativa, garantita anche dall’appartenenza al Sistema delle banche centrali europee, è indispensabile all’esercizio della vigilanza sul sistema bancario italiano e alla partecipazione della Banca d’Italia alle decisioni di politica monetaria della Banca Centrale Europea” e “ritengono che la mozione approvata dalla Camera produca un pericoloso, ingiustificato e inutile danno alla reputazione internazionale della Banca d’Italia e dell’intero paese”. I 46 economisti infine “reputano quantomeno infondata, sul piano fattuale e di teoria economica, l’opinione di chi cerca di attribuire ogni responsabilità alla Banca d’Italia per la mala gestione e il fallimento di alcuni istituti di credito”.