PRIMA VOLTA IN ITALIA, IL LEGAME GENETICO NON E’ UN OSTACOLO
Per la prima volta viene riconosciuta anche in Italia a due uomini la possibilita’ di essere considerati padri di due bambini nati negli Usa grazie a maternita’ surrogata. La decisione e’ stata presa dalla Corte d’Appello di Trento. Secondo i giudici, ‘l’insussistenza di un legame genetico tra i minori e il padre non e’ di ostacolo al riconoscimento di efficacia giuridica al provvedimento straniero: si deve infatti escludere che nel nostro ordinamento vi sia un modello di genitorialita’ esclusivamente fondato sul legame biologico fra il genitore e il nato’.
Per la prima volta viene riconosciuta in Italia a due uomini la possibilita’ di essere considerati padri di due bambini nati all’estero grazie a maternita’ surrogata. La decisione e’ stata presa dalla Corte d’Appello di Trento che con un’ordinanza dispone il riconoscimento di efficacia giuridica “al provvedimento straniero che stabiliva la sussistenza di un legame genitoriale tra due minori nati grazie alla gestazione per altri e il loro padre non genetico”. La pronuncia della Corte d’appello di Trento attribuisce pieno valore ed efficacia in Italia alla decisione della Corte superiore di giustizia del Canada, paese di cui i minori sono cittadini jus soli, rilevando “l’illegittimita’ del rifiuto dell’ufficiale di stato civile di un comune trentino di aggiungere il secondo padre all’atto di nascita”. Secondo la Corte, “l’insussistenza di un legame genetico tra i minori e il padre non e’ di ostacolo al riconoscimento di efficacia giuridica al provvedimento straniero: si deve infatti escludere che nel nostro ordinamento vi sia un modello di genitorialita’ esclusivamente fondato sul legame biologico fra il genitore e il nato; all’opposto deve essere considerata l’importanza del concetto di responsabilita’ genitoriale che si manifesta nella consapevole decisione di allevare ed accudire il nato”. “Si tratta di un riconoscimento di genitorialita’ piena, dice l’avvocato Alexander Schuster cui si era rivolta la coppia otto anni fa. “Ritengo significativo – sottolinea – che la sentenza non faccia menzione dell’espressione ‘orientamento sessuale’. Il vero problema non e’ la relazione omosessuale della coppia di genitori quanto l’idea che vi e’ difficolta’ a riconoscere ad un uomo, al di la’ del suo orientamento, una piena e adeguata capacita’ di cura e di amore nell’accudire i figli. Questa sentenza va al di la’ di una semplice tutela delle coppie gay”. La sentenza di Trento ha provocato grande soddisfazione fra le associazioni per la tutela delle coppie gay. “In assenza di leggi chiare, ci auguriamo ora che tutti i tribunali d’Italia seguano la stessa strada, l’unica che al momento possa garantire i nostri figli e le nostre figlie”, sostiene l’associazione ‘Famiglie Arcobaleno’. “Sarebbe bello se il presidente del Consiglio Gentiloni incontrasse i papa’ gay, un bel segnale di civilta’ che l’Italia manderebbe al mondo”, dice il portavoce del Gay Center, Fabrizio Marrazzo. Secondo l’Associazione Radicale Certi Diritti, “la palla torna adesso al Parlamento: confidiamo in un sussulto delle Camere prima che sia un altro giudice ad infliggere una nuova umiliazione al legislatore”. Di tutt’altro genere le reazioni di alcuni esponenti politici del centro destra. A partire dal leader della Lega Nord Matteo Salvini che dice “no agli egoismi degli adulti sulla pelle dei bambini”. “In Italia l’utero in affitto e’ reato e il nostro ordinamento non prevede le adozioni gay: il lavoro della magistratura italiana e’ applicare la legge, non scrivere sentenze che la aggirano”, sostiene la presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. Secondo la deputata di Forza Italia Elena Centemero, “il Parlamento italiano ha abdicato alle proprie responsabilita’ e la conseguenza e’ una supplenza dei giudici che comporta decisioni spesso in contrasto tra loro”. “L’ordinanza e’ la logica conseguenza della legge sulle unioni civili tanto voluta da Renzi e Alfano”, dice Eugenia Roccella, parlamentare di Idea.