M5S ALL’ATTACCO DEL GOVERNO SUL CODICE DEGLI APPALTI
‘Il governo riduce i poteri di Cantone’. Scoppia il caso Anac con l’accusa, che viene dal M5s (Di Maio, Lombardi, Cioffi) ma anche da esponenti renziani del Pd (Esposito, Filippi), di aver indebolito la lotta alla corruzione sopprimendo una norma del Codice degli appalti dopo il via libera del Consiglio dei ministri. Si tratta di poteri di ‘raccomandazione vincolante’ che tuttavia non sono mai stati azionati dall’Autorita’ perche’ da mettere in campo in situazioni di estrema criticita’ per scongiurare il rischio di gravi illeciti. Anche il ministro della Giustizia Orlando, candidato alla guida del Pd, invita il governo a riflettere sulla norma soppressa.
In apertura del pre-Consiglio dei ministri della settimana scorsa la norma c’era, poi nella riunione si e’ deciso di abrogarla sulla base di un parere del Consiglio di Stato. Fonti ministeriali ricostruiscono cosi’ la decisione scaturita di sopprimere in un primo momento il comma 2 dell’articolo 211 della riforma del codice degli appalti. Si era deciso di recepire quel parere sulla base di un principio, viene spiegato, di rango costituzionale ed europeo. Nella riunione preparatoria a palazzo Chigi si e’ discusso sull’eventualita’ di assegnare eccessivi poteri all’Anac ed e’ passata la tesi, spiegano le stesse fonti, che con quella norma l’Autorita’ dell’Anticorruzione avrebbe potuto sospendere anche atti amministrativi non dichiarati illegittimi da parte di un giudice e avrebbe avuto anche un potere sanzionatorio. Decisione poi ratificata dal Consiglio dei ministri. “Il decreto con il correttivo delle norme sulla riforma degli appalti e’ stato approvato ‘salvo intese'”, ricorda un esponente del governo. Ma il ‘giallo’ della norma si e’ risolto nel giro di poche ore.
Il premier Gentiloni ha chiamato Cantone che non aveva nascosto la sua irritazione. Il presidente del Consiglio ha rassicurato il presidente dell’Anac: verra’ posto rimedio “in maniera inequivocabile”, rimarcano fonti di palazzo Chigi specificando che non c’e’ alcuna “volonta’ politica di ridimensionare i poteri dell’Anac”. Il Pd aveva chiesto subito spiegazioni: “Hanno tolto il comma 2 dell’articolo 211 del codice degli appalti, che prevedeva i cosiddetti poteri di raccomandazione. Poteri che consentono all’Anac di intervenire di fronte ad anomalie”, la rimostranza del senatore dem Esposito all’Huffinghton. “Depotenziare l’Anac e’ un errore che sicuramente governo e Parlamento correggeranno subito”, la reazione di Orfini prima che il governo aggiustasse il tiro. Anche il responsabile della Giustizia, Orlando, aveva chiesto di aprire una riflessione. Ad attaccare e’ il Movimento 5 stelle. “Un colpo di spugna”, lo ha definito la deputata pentastellata, Lombardi. “E’ chiaro che un partito che e’ stato coinvolto in scandali come Trivellopoli e Mafia Capitale non potra’ mai fare regole anticorruzione certe. E quando le fa per sbaglio poi dopo le elimina”, l’affondo di Luigi Di Maio, quello che sta facendo questo governo “non ha niente a che fare con la lotta alla corruzione”.
Il presidente dell’Anac Raffaele Cantone “prende atto positivamente” dell’impegno politico assunto dal premier Paolo Gentiloni, che da Washington in un colloquio telefonico ha sottolineato l’intenzione di porre rimedio alla modifica, inserita nel decreto correttivo del Codice degli appalti, che ridimensiona il ruolo dell’Autorita’ nazionale anticorruzione.