L’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, ha formalmente lanciato il suo nuovo soggetto politico “Più Uno” con la prima assemblea nazionale a Roma, radunando circa 600 promotori giunti a proprie spese da tutta Italia. L’iniziativa, presentata come un movimento “neo-ulivista”, si pone in netta discontinuità con l’attuale linea del centrosinistra e del Partito Democratico.
In un’intervista a Il Riformista, Ruffini ha criticato duramente il centrosinistra, accusandolo di “rinunciare a qualsiasi progetto di trasformazione” e di limitarsi ad “amministrare il presente”, segnando una distanza crescente tra i sondaggi e i voti reali.
La critica principale è rivolta al Partito Democratico, che, secondo Ruffini, sta “progressivamente rinunciando alla promessa per cui è nato” e non riesce a intercettare le energie del Paese:
“Bisogna andare oltre il campo largo e abbracciare tutte le energie straordinarie del Paese che sono ancora alla ricerca di una rappresentanza. Dal Terzo Settore, che sana le fragilità dei territori, fino ad arrivare agli imprenditori che tra mille difficoltà trainano lo sviluppo economico del Paese.”
Ruffini ha contrapposto l’idea attuale di “campo largo”, limitata ai partiti esistenti, al modello vincente dell’Ulivo di Romano Prodi, che fu in grado di “superare le appartenenze tradizionali per restituire un orizzonte comune”. Egli ha inoltre liquidato l’idea di creare un nuovo “partito di centro” come mera “stampella” del PD.
L’assemblea dei comitati “Più Uno”, che conta già oltre 300 comitati in più di 180 comuni, ha visto la partecipazione di figure trasversali come Vincenzo Spadafora, la vicepresidente PD Chiara Gribaudo, l’ex PD Cecilia Del Re, e rappresentanti del mondo cattolico e del terzo settore, tra cui il presidente delle Acli, Franco Manfredonia, e Antonio Gaudioso di Cittadinanza Attiva.

Ruffini ha esortato i partecipanti a concentrarsi sui contenuti e sulla partecipazione, non sui nomi:
“Siamo qui per fare politica, senza cedere alla tentazione di attribuirci delle etichette. Siamo qui senza l’ansia di parlare di nomi, perché la politica non è un reality show e noi non siamo interessati né ai talent show, né alle nomination, sentendosi giusti in un video su tik tok o con un sorriso a effetto in televisione.”
Ha poi toccato il tema della disaffezione, criticando la gestione delle primarie, che da strumento di partecipazione sono diventate “un’opzione invece della regola”, convocate solo per essere trasformate in “plebisciti”.
In conclusione dell’assemblea, Ruffini ha lanciato una call to action ai promotori del movimento, definendo l’impegno richiesto come un “piccolo gesto che, moltiplicato, diventa un cambiamento reale”:

“Diamoci appuntamento per rivederci in primavera. Se saremo capaci di diventare molti di più potremo decidere assieme dove portare questo progetto. Un progetto di cambiamento e di governo del Paese e per l’Europa.”
Ruffini ha garantito che il suo impegno sarà “in giro per il Paese” e non una “comfort zone di qualche stanza romana”, esortando i partecipanti a diffondere i comitati e “riaccendere la partecipazione democratica”.