TRUMP, USA MIGLIOR POSTO AL MONDO
Il rapporto del procuratore speciale Mueller sul Russiagate scagiona Trump e il suo staff elettorale dall’aver cospirato con Mosca nel voto Usa del 2016. “L’America e’ il posto migliore del mondo”, esulta il presidente incassando un’importante vittoria che lascia sotto shock i democratici, a cui ora le elezioni 2020 fanno ancora piu’ paura. Thailandia: attesi oggi i risultati del primo voto dal golpe del 2014.
All’indomani dell’uscita del rapporto Mueller che non ha trovato prove di cospirazione con la Russia a carico del presidente americano, Donald Trump, e del suo staff per interferire nelle elezioni 2016, l’inquilino della Casa Bianca esulta ancora per il risultato, rilanciando su Twitter i post della sera prima. “No collusione ne’ ostruzione, assoluzione completa e totale. Mantenere Grande l’America”. Nel suo rapporto sul Russiagate, il procuratore speciale Robert Mueller, ha riferito di non aver trovato prove di cospirazione di Trump e del suo staff con la Russia per interferire sulle presidenziali del 2016, ne’ prove sufficienti per incriminare il presidente per ostruzione della giustizia. Tuttavia, l’inchiesta “neanche lo esonera”.
Il procuratore speciale Robert Mueller, cui e’ stata affidata la commissione speciale d’inchiesta sul “Russiagate” – la presunta collusione tra la campagna del presidente Usa Donald Trump e la Russia – ha consegnato le due conclusioni al dipartimento di Giustizia venerdi’. Dopo oltre due anni di indagini a tutto campo, anche da parte di Camera e Senato federali, e dopo accuse di collusione e tradimento che hanno dominato i media e alterato significativamente l’operato dell’amministrazione presidenziale, da Mueller non e’ giunta alcuna richiesta di rinvio a giudizio, ne’ nei confronti del presidente, ne’ di suoi associati. Mueller non ha riscontrato prove “di cospirazione” tra la campagna presidenziale di Trump e la Russia, ne’ prove decisive in merito alla presunta “ostruzione della giustizia” di cui il presidente si sarebbe macchiato, a detta dei suoi detrattori, licenziando l’ex capo dell’Fbi, James Comey. Lo ha dichiarato il procuratore generale degli Stati Uniti, William Barr, nella lettera inviata al Congresso contenente la sintesi delle conclusioni dell’indagine sul “Russiagate“. Per quanto riguarda l’ipotetica ostruzione della giustizia, il rapporto “non conclude che il presidente abbia commesso un crimine, ma allo stesso tempo non lo scagiona”. In assenza di una conclusione da parte di Mueller, Barr ha scritto di aver concluso, in accordo con il vice procuratore generale Rod Rosenstein, che le prove “non sono sufficienti per dimostrare che il presidente abbia commesso il reato di ostruzione della giustizia”. Le testimonianze di ex funzionari dell’Fbi e le rivelazioni emerse nei mesi scorsi dipingono invece uno scenario preoccupante in merito alle dinamiche che hanno innescato lo scandalo della presunta “collusione” tra Trump e la Russia: le indagini e la sorveglianza sulla campagna di Trump, ordinata dall’amministrazione Obama, e’ stata infatti giustificata sulla base del dossier screditato dell’ex agente dell’intelligence britannico Christopher Steele, che oggi si sa essere stato commissionato e pagato dalla campagna della democratica Hillary Clinton. Parte del dossier, rivelato alla stampa Usa da fonti anonime della precedente amministrazione presidenziale, e’ stata utilizzata proprio da quest’ultima per avviare le indagini su Trump.