E’ LA CRESCITA MAGGIORE DAL 2011, NEL 2017 ACQUISITO +1,2%. MA L’EUROZONA VA MEGLIO
Il Pil italiano nel secondo trimestre 2017 e’ aumentato dello 0,4% rispetto al trimestre precedente e dell’1,5% rispetto al secondo trimestre 2016. Lo comunica l’Istat nella stima preliminare del prodotto interno lordo. L’aumento tendenziale e’ il piu’ alto registrato dall’Istat da sei anni. Per trovare un valore maggiore bisogna tornare al primo trimestre del 2011 quando l’incremento era stato del 2,1%. La crescita acquisita nel 2017 e’ pari a 1,2%. Ipotizzando un tasso di crescita nel terzo e nel quarto trimestre analogo a quello dei primi due periodi la crescita raggiungerebbe l’1,5%. Ma il Pil resta inferiore di oltre il 6% rispetto al livello raggiunto nel 2008, prima della crisi.
‘Il tempo e’ galantuomo, basta saper aspettare’, commenta Renzi. Per il ministro Padoan alla crescita ‘ha contribuito una politica economica che dal 2014 ha proceduto lungo un sentiero stretto, ma tracciato in modo chiaro’. Ora le ‘poche risorse a disposizione’ per la manovra andranno su ‘misure per incentivare le assunzioni dei giovani’. Esulta il premier Gentiloni: ‘Meglio delle previsioni. Una buona base per rilanciare economia e posti di lavoro’.
Le opposizioni respingono invece come ingiustificata la soddisfazione della maggioranza visto che l’Italia rimane fanalino di coda nell’Unione europea, come sostengono Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia.
Nel secondo trimestre del 2017 il prodotto interno lordo, espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2010, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è aumentato dello 0,4% rispetto al trimestre precedente e dell’1,5% nei confronti del secondo trimestre del 2016. Lo rileva l’Istat, diffondendo la stima preliminare. Il secondo trimestre del 2017 ha avuto tre giornate lavorative in meno del trimestre precedente e due giornate lavorative in meno rispetto al secondo trimestre del 2016. La variazione congiunturale è la sintesi di un aumento del valore aggiunto nei comparti dell’industria e dei servizi e di una diminuzione nel settore dell’agricoltura. Dal lato della domanda, si registra un apporto positivo della componente nazionale (al lordo delle scorte) e un limitato contributo negativo della componente estera netta.
La crescita tendenziale del Pil nel secondo trimestre è la più alta registrata da 6 anni. Nello stesso periodo il PIL è aumentato in termini congiunturali dello 0,6% negli Stati Uniti, dello 0,5% in Francia e dello 0,3% nel Regno Unito. In termini tendenziali, si è registrato un aumento del 2,1% negli Stati Uniti, dell’1,8% in Francia e dell’1,7% nel Regno Unito. La variazione acquisita per il 2017 è pari a +1,2%.
“#Istat +1,5% di crescita prevista per il 2017. Meglio del previsto. Una buona base per moltiplicare l’impegno per il lavoro”. E’ quanto scrive su Twitter il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni.
“Il tempo è galantuomo: basta saper aspettare. Oggi i dati Istat dicono che la strategia di questi anni produce risultati. Flessibilità, non austerity. Giù le tasse a ceto medio e imprese che investono. Scommettere sulla crescita, non sul declino. I risultati arrivano, il tempo è davvero galantuomo. Oggi sarebbe facile domandarsi: chi aveva ragione ad alzare la voce in Europa e a combattere per la flessibilità? Sarebbe facile, ma non servirebbe a nulla. Il passato è passato, la realtà ha smentito i gufi, la verità non si cambia con le fake news”. Lo scrive su Facebook l’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi, segretario del Partito democratico.
“Quando siamo partiti l’Italia aveva il segno meno davanti e il PIL era negativo. Con i #MilleGiorni e’ tornata la crescita. Ci hanno criticato tutti i giorni, senza tregua, ma la direzione era quella giusta. Adesso che i risultati ci danno ragione, adesso che si vedono i frutti del lavoro paziente e tenace sulla flessibilita’ e sulla crescita, noi diciamo #avanti. Non ci interessano le polemiche, oggi. Oggi diciamo solo che non ci fermeremo e che continueremo sulla strada della crescita. Perche’ cio’ che abbiamo fatto semplicemente serviva all’Italia”. Lo scrive in un post su Fb il ministro Maria Elena Boschi a commento dei dati Istat sul Pil.
“La crescita del Pil italiano nel secondo trimestre e’ sicuramente incoraggiante, ma la realta’ e’ davanti ai nostri occhi e non va persa di vista: l’Italia rimane convalescente nonostante una congiuntura economica decisamente favorevole, e la sua performance resta ancora molto lontana da quella dei principali partner europei. Piano, quindi, a festeggiare i nuovi dati”. Cosi’ il Codacons commentando in una nota i dati Istat sul secondo trimestre. “Prima ancora di esultare e gridare al ‘miracolo’, infatti, e’ bene ricordare che l’Eurozona ha fatto registrare 17 trimestri consecutivi di crescita: dal 2013 a oggi l’economia nella zona-euro ha ricominciato a correre ma l’Italia ha approfittato solo parzialmente di questa circostanza positiva. Ecco perche’ serve molta cautela per parlare di ‘fine della crisi’, e chi lo fa altera la realta’ a suo piacimento: rispetto alla fase pre-recessione, nel 2008, il livello del Pil italiano resta abbondantemente inferiore (di oltre il 6%). Senza contare che l’Eurozona nel suo complesso continua a fare meglio di noi: l’economia dei principali partner europei dell’Italia corre a un ritmo ancora inavvicinabile per il Belpaese, e il gap che ci separa dalle maggiori economie del continente non accenna a ridursi”. “Superare la palude dello ‘zero-virgola’ – commenta il presidente Carlo Rienzi – e’ sicuramente un segnale positivo, ma la strada per uscire definitivamente dalla crisi e’ ancora lunga e per niente garantita”.
Secondo la stima flash di Eurostat, nel secondo trimestre dell’anno il Pil destagionalizzato ha fatto segnare una crescita dello 0,6% sia nell’Eurozona a 19 che nell’Ue a 28 rispetto al trimestre precedente, quando era cresciuto dello 0,5% in entrambe le aree. Su base tendenziale il dato indica un aumento del 2,2% e del 2,3% rispettivamente (+1,9% e +2,1% nel primo trimestre). Nel secondo trimestre, ricorda Eurostat, il Pil negli Usa e’ salito dello 0,6% congiunturale e del 2,1% tendenziale.