Un nuovo scontro tra l’amministrazione Trump e l’Università di Harvard si conclude, per ora, con un pareggio. La giudice federale di Boston, Allison Burroughs, ha temporaneamente sospeso il provvedimento annunciato dalla Casa Bianca che avrebbe avocato all’ateneo la capacità di iscrivere studenti stranieri, i quali rappresentano circa il 25% del totale degli iscritti.
L’università dell’Ivy League aveva presentato ricorso contro l’azione del governo, sostenendo che il divieto violava il Primo Emendamento della Costituzione e avrebbe avuto “un effetto immediato e devastante su Harvard e oltre 7.000 possessori di visti” studenteschi. “Senza i suoi studenti internazionali, Harvard non è Harvard”, si leggeva nel ricorso. La mossa dell’amministrazione Trump aveva gettato il campus nel caos a pochi giorni dalle cerimonie di laurea. Gli studenti internazionali che gestiscono laboratori, insegnano, assistono i professori e partecipano alle attività sportive si sarebbero trovati a dover decidere se trasferirsi o rischiare di perdere lo status legale per rimanere nel Paese.
L’impatto più pesante sarebbe ricaduto sulle scuole di specializzazione, come la Harvard Kennedy School, dove quasi la metà del corpo studentesco proviene dall’estero, e la Harvard Business School, composta per circa un terzo da studenti internazionali. Oltre agli studenti attuali, il provvedimento avrebbe bloccato migliaia di studenti intenzionati a partecipare ai corsi estivi e autunnali. Se la decisione del governo fosse stata confermata, Harvard non avrebbe potuto offrire l’ammissione a nuovi studenti internazionali per almeno i prossimi due anni accademici, poiché le scuole a cui viene revocata la certificazione non possono presentare domanda di rinnovo prima di un anno dalla revoca. Harvard ospita quasi 6.800 studenti stranieri nel suo campus di Cambridge, Massachusetts, la maggior parte dei quali sono laureati e provengono da oltre 100 Paesi.
Il Dipartimento per la Sicurezza Interna (DHS) ha annunciato la sua azione giovedì, accusando Harvard di aver creato un ambiente universitario insicuro, permettendo ad “agitatori antiamericani e filoterroristi” di aggredire studenti ebrei nel campus. Il DHS ha anche accusato l’università di essersi coordinata con il Partito Comunista Cinese, affermando che l’ateneo aveva ospitato membri di un gruppo paramilitare cinese fino al 2024.
Questa nuova offensiva dell’Amministrazione contro Harvard fa seguito al taglio di oltre 2 miliardi di dollari di finanziamenti federali, contro i quali l’università ha già presentato un altro ricorso, anch’esso sotto la supervisione della stessa giudice Burroughs.
Il presidente di Harvard, Alan Garber, aveva affermato all’inizio di questo mese che l’università ha già apportato modifiche alla sua governance nell’ultimo anno e mezzo, inclusa un’ampia strategia per combattere l’antisemitismo. Allo stesso tempo, Garber aveva confermato l’intenzione dell’università di non cedere sui propri “principi fondamentali, legalmente tutelati” riguardo all’indipendenza accademica.
La minaccia alle iscrizioni internazionali di Harvard deriva da una richiesta del 16 aprile da parte della segretaria per la Sicurezza Interna, Kristi Noem, che aveva intimato all’università di fornire informazioni sugli studenti stranieri coinvolti in violenze o proteste, con particolare attenzione a quelle pro-palestinesi e anti-israeliane. Harvard sostiene di aver fornito “migliaia di dati” in risposta alla richiesta di Noem. Tuttavia, la segretaria ha ribattuto che la sua richiesta non era stata soddisfatta. Noem ha affermato che Harvard potrà riacquistare la capacità di ospitare studenti stranieri se produrrà una serie di documenti sugli studenti stranieri entro 72 ore. La richiesta aggiornata comprende tutta la documentazione, inclusi filmati audio e video, di studenti stranieri che partecipano a proteste o attività nel campus ritenute pericolose.