700 EMENDAMENTI AL TESTO SULLE VENETE, PEGGIORA IL FABBISOGNO
Nuovo fronte nel Pd. Tensione ora anche sul decreto banche venete. Oltre 700 gli emendamenti in commissione e stop netto da Michele Emiliano, governatore della Puglia e sfidante di Renzi alle primarie di aprile: ‘Cosi’ e’ invotabile perche’ tradisce i risparmiatori, abbandonando al loro destino centinaia di migliaia di piccoli azionisti’. Il segretario intanto prepara la Direzione di giovedi’ snobbando il nodo alleanze posto da Orlando che invita i Dem a lavorare a una legge elettorale maggioritaria e a costruire ‘un clima’ diverso con la sinistra di Pisapia e Bersani.
Michele Emiliano, governatore della Puglia e sfidante di Matteo Renzi al congresso, apre un nuovo fronte nel Pd e contro il governo. Il decreto sulle Banche venete, minaccia Emiliano in una lettera al governo e ai parlamentari Pd, e’ invotabile perche’ “tradisce i risparmiatori, abbandonando completamente al loro destino centinaia di migliaia di piccoli azionisti e di obbligazionisti subordinati e comporta per lo Stato un onere spaventoso e, nella sostanza, in larga parte non recuperabile”.
Emiliano sostiene nella lettera di aver avvertito il segretario dem Matteo Renzi della sua iniziativa “cui altre ne seguiranno in sede parlamentare” con l’obiettivo “di evitare che normative speciali continuino a legiferare in modo retroattivo distruggendo la fiducia dei risparmiatori, degli investitori e in genere delle persone per bene nei confronti delle nostre istituzioni finanziarie e ancor prima del Partito Democratico”. “Io credo – sostiene il governatore pugliese – che, di fronte alle gravissime conseguenze sopra ricordate, il Partito Democratico abbia la responsabilita’ di chiedere al ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan di spiegare le ragioni che hanno condotto il governo Gentiloni a presentare senza alcun confronto preventivo il decreto legge al Parlamento con una sorta di ricatto implicito: ‘approvarlo cosi’ oppure salta tutto’. Questo e’ inaccettabile e la responsabilita’ non e’ certo di Banca Intesa trascinata dal Ministero dell’Economia, fuori tempo massimo in questa condizione”. La richiesta “in mancanza di un’interlocuzione trasparente” e’ “di valutare l’ipotesi di fermare il decreto Legge 99/2015 e di riaprire con l’Europa il confronto sull’intervento di ricapitalizzazione precauzionale anche di fronte a una condizione chiaramente diversa delle Banche venete rispetto al Mps”.