Nuova tempesta diplomatica sull’asse Washington-Kiev. Il presidente americano Donald Trump, parlando alla stampa dallo Studio Ovale, ha scatenato un nuovo scontro con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, definendolo “il più grande venditore del mondo”. L’accusa, lanciata in un contesto di crescente scetticismo sull’invio di ulteriori aiuti militari, arriva mentre il tycoon ribadisce la sua ferma intenzione di non spendere “un soldo in più” per l’Ucraina.
La linea dura di Trump si accompagna a una rivelazione che ha riacceso le speculazioni su una possibile svolta diplomatica: il presidente americano ha confermato di aver avuto un nuovo colloquio “positivo” con il leader russo Vladimir Putin, seppur senza fornire dettagli sui contenuti. “Tutte le conversazioni con lui sono buone”, ha affermato Trump, aggiungendo però con una nota di ambiguità: “poi arriva una nuova bomba su Kiev o su qualche altra città”.
Il presidente americano non ha risparmiato stoccate a Zelensky, accusandolo di aver “sempre portato via milioni di dollari” dalla Casa Bianca. “Putin non lo vuole incontrare perché non gli piace”, ha detto Trump, aggiungendo che la guerra in Ucraina si è rivelata “uno scontro tra caratteri”. Il tycoon ha poi ribadito il suo cavallo di battaglia: “Se fossi stato presidente, la guerra in Ucraina non sarebbe mai avvenuta”. Pur sostenendo di voler raggiungere la pace, Trump ha invitato Putin e Zelensky a incontrarsi prima di un suo possibile vertice. “Bisogna essere in due per ballare il tango”, ha chiosato.
Parallelamente, un altro fronte di tensione si è aperto nel mondo della cultura. Il ministero degli Esteri ucraino ha duramente condannato la partecipazione del regista Woody Allen alla Settimana Internazionale del Cinema di Mosca. La decisione del cineasta è stata definita “una vergogna e un insulto al sacrificio di attori e registi ucraini uccisi dai criminali di guerra russi”.
Durante il punto stampa, a Trump è stata rivolta anche una domanda sul recente raid israeliano contro l’ospedale di Gaza, costato la vita ad almeno 20 persone, tra cui cinque giornalisti. “Non sono contento”, ha risposto il presidente, definendo la situazione “molto sgradevole, orribile”. “Non voglio vederlo”, ha aggiunto, “allo stesso tempo, dobbiamo porre fine a questo incubo”. Un commento che si lega alla complessa situazione mediorientale, dove il presidente americano ha rivendicato il merito di aver “liberato gli ostaggi”.