In quella che molti definiscono l’ennesima mossa di ritorsione contro i suoi avversari politici, il presidente Donald Trump ha revocato la scorta del Secret Service all’ex vicepresidente Kamala Harris. La decisione, che giunge alla vigilia del tour promozionale del suo libro di memorie, ha scatenato l’indignazione del Partito Democratico e sollevato il timore di una “deriva autoritaria” da parte del tycoon.
La scorta, che per legge spetta agli ex vicepresidenti per sei mesi, era scaduta a luglio. L’ex presidente Joe Biden l’aveva prorogata in segreto per un altro anno, ma il suo successore ha deciso di annullare tale estensione con effetto immediato. Le fonti vicine alla Casa Bianca citate dalla CBS hanno giustificato la decisione affermando che un’analisi della situazione non ha evidenziato rischi tali da giustificare la proroga.
Tuttavia, la revoca della protezione a Kamala Harris, che in passato ha ricevuto minacce, le farà perdere non solo la scorta personale e la sicurezza alla sua residenza di Los Angeles, ma anche tutto il lavoro di intelligence necessario a prevenire possibili pericoli per la sua incolumità. La sindaca di Los Angeles, Karen Bass, e il governatore della California, Gavin Newsom, hanno subito condannato la decisione, definendola “un altro atto di vendetta dopo una serie di ritorsioni politiche”. La sindaca Bass ha comunque assicurato che farà il possibile per garantire la sicurezza dell’ex vicepresidente all’interno dei confini della sua città.
L’episodio si inserisce in una lista sempre più lunga di ritorsioni di Trump contro i suoi oppositori. Dalla sua elezione, il presidente ha revocato la scorta anche ai figli di Joe Biden, Hunter e Ashley, all’ex direttore dell’istituto nazionale di infettivologia Anthony Fauci, e ad altri esponenti di spicco come l’ex segretario di Stato Mike Pompeo e l’ex consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton. Inoltre, ha avviato indagini contro avversari politici e revocato l’accesso a informazioni classificate ad alti funzionari dell’amministrazione precedente, alimentando il dibattito su un uso del potere per fini personali.