L’esercito israeliano ha dichiarato Gaza City “zona di combattimento pericolosa” e ha avviato una vasta operazione militare, sospendendo le “pause tattiche” che consentivano l’ingresso degli aiuti umanitari. L’offensiva, definita dall’IDF come un passo cruciale per smantellare Hamas e recuperare gli ostaggi, ha già provocato morti e feriti, inclusi donne e bambini.
L’annuncio ha scatenato la reazione di Hamas, con il portavoce delle Brigate Qassam, Abu Obeida, che ha promesso un “bagno di sangue” per i soldati israeliani. La mossa, che secondo fonti militari israeliane serve a spingere oltre 800.000 abitanti verso sud, ha sollevato la preoccupazione delle agenzie umanitarie e dell’Unione Europea, che temono un “impatto terrificante” sulla popolazione civile già stremata.
Nonostante l’escalation, fonti della sicurezza israeliana hanno rassicurato che le infrastrutture umanitarie nel sud della Striscia sono pronte ad accogliere la popolazione evacuata, con la costruzione di ospedali da campo e la riparazione di linee idriche. L’IDF ha inoltre annunciato che “non si fermerà” finché tutti gli ostaggi non saranno liberati, recuperando nel frattempo i corpi di due di loro.
In una mossa che sta facendo discutere a livello internazionale, l’amministrazione Trump ha revocato i visti d’ingresso a tutti i rappresentanti dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP), impedendo di fatto la loro partecipazione alla prossima Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
La decisione, comunicata dal Segretario di Stato Marco Rubio, mira a “ritenere l’Olp e l’Anp responsabili del mancato rispetto dei loro impegni e del minare le prospettive di pace”, secondo una nota ufficiale. Questa mossa viene vista come un’ulteriore stretta nei confronti dell’ANP, in un momento di estrema tensione in Medio Oriente.
Parallelamente agli eventi in corso a Gaza, un attacco aereo israeliano a Sana’a ha ucciso il primo ministro del governo Houthi, Ahmed Ghaleb Al-Rahwi. L’IDF ha confermato l’operazione, dichiarando che gli Houthi “operano come un ramo terroristico aggiuntivo dell’Iran” e che Israele non mostrerà “alcuna tolleranza”.
L’episodio, che si inserisce in un contesto di crescente tensione, si aggiunge al dibattito sul programma nucleare iraniano, con l’UE e gli USA che stanno spingendo per il ripristino delle sanzioni, nonostante le obiezioni di Russia e Cina.