Il Presidente USA annuncia uno stop di una settimana: «Putin ha accettato, è stato molto carino». Kiev ringrazia ma resta in allerta, mentre il termometro precipita a -30°C.
Donald Trump ha giocato la carta dell’umanità (o del pragmatismo climatico) annunciando di aver ottenuto da Vladimir Putin una tregua di sette giorni. La motivazione? Un’ondata di freddo anomalo che rischia di trasformare le trincee e le città ucraine in una trappola mortale. «Ho chiesto personalmente a Putin di non sparare per una settimana a causa del freddo. Non hanno mai vissuto un gelo del genere. Lui ha accettato», ha dichiarato Trump.
La situazione sul campo è drammatica. I raid russi del 23-24 gennaio hanno lasciato ferite profonde nel sistema energetico. A Kiev, oltre 600 edifici sono tuttora senza riscaldamento.
Le previsioni per i primi di febbraio sono spaventose: Donetsk e Kharkiv: Minime previste tra i -20°C e i -27°C. Kiev: Temperature costantemente sotto lo zero con picchi di -30°C nelle zone rurali. La Commissione Europea e la BEI hanno sbloccato 50 milioni di euro d’urgenza per riparare le centrali colpite e impedire il collasso totale della rete.
Nonostante l’ottimismo di Trump, il Cremlino tace. Nelle stesse ore dell’annuncio, Mosca segnalava l’abbattimento di 18 droni ucraini, segno che la tensione resta altissima. In parallelo, il Segretario di Stato Marco Rubio ha rimescolato le carte della diplomazia americana: ai prossimi colloqui (eredità del vertice di Abu Dhabi) non parteciperanno Witkoff e Kushner, i “fedelissimi” della prima ora, segno che Washington sta cercando di istituzionalizzare il negoziato.
Mentre Zelensky ringrazia pubblicamente («L’energia è fondamentale per la vita»), resta il dubbio sulla reale tenuta dell’accordo. Gli analisti si chiedono se questa settimana di stop non serva a Mosca per riorganizzare i reparti dopo i recenti raid, o se sia davvero l’inizio di una de-escalation strutturale. Nel frattempo, l’UE aumenta la pressione economica inserendo la Russia nella lista nera antiriciclaggio, una mossa che la Kallas definisce «necessaria per aumentare i costi delle transazioni russe».