L’orologio ticchetta per Hamas. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha lanciato un ultimatum perentorio sulla proposta di pace per Gaza, fissando una scadenza strettissima: “Ha tre o quattro giorni per accettare,” ha minacciato il tycoon, aggiungendo un monito drammatico: “Se dovesse bocciarlo espierà all’inferno.”
La pressione diplomatica è massima. Stasera è previsto un incontro cruciale a Doha tra la delegazione di Hamas, i mediatori del Qatar e rappresentanti della Turchia. Secondo diverse fonti palestinesi citate da Sky News Arabia, il movimento islamista sarebbe vicino ad accettare il piano. Tuttavia, Hamas avrebbe chiesto a Doha chiarimenti fondamentali su punti nevralgici, tra cui:
- Garanzie che la guerra non riprenda dopo la restituzione degli ostaggi.
- La portata esatta del ritiro delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) dalla Striscia.
- Assicurazioni contro futuri attacchi mirati ai suoi leader all’estero.
L’accelerazione diplomatica si scontra con le dichiarazioni intransigenti del premier israeliano, Benjamin Netanyahu, rilasciate all’indomani del suo incontro alla Casa Bianca. “L’esercito resterà nella maggior parte di Gaza,” ha ribadito, chiarendo che “con Trump non ho accettato nessuno Stato palestinese.”
Nonostante la cautela di Netanyahu, il fronte dell’ultradestra israeliana boccia il piano. Il falco Bezalel Smotrich lo ha definito un “miscuglio indigesto,” aumentando la pressione interna sul governo.
Il primo ministro e ministro degli Esteri del Qatar, lo sceicco Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, ha mantenuto un tono cauto, definendo il piano di Trump come “una serie di principi che richiedono un’analisi dettagliata e una discussione sulle modalità di attuazione.”
In un’intervista ad Al Jazeera, il premier qatariota ha confermato di aver consegnato la proposta a una delegazione negoziale di Hamas, che si è impegnata a esaminarla. Al Thani ha sottolineato che il piano è ancora nelle “fasi iniziali” e necessita di “ulteriori sviluppi e chiarimenti, specialmente per quanto riguarda i meccanismi di ritiro israeliano dal settore.” Il Qatar, ha ribadito, è orientato a cogliere l’opportunità per porre fine alla sofferenza a Gaza.
Sull’onda dell’urgenza, il Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha invitato “tutte le parti” ad accettare e attuare immediatamente il piano in 20 punti. Guterres ha accolto con favore l’iniziativa di Trump e “l’importante ruolo dei paesi arabi e musulmani,” pur precisando, tramite i suoi portavoce, che l’ONU non è stata coinvolta nella stesura del testo. Le agenzie umanitarie hanno comunque dichiarato di essere “pronte, preparate e in grado di aumentare le consegne di aiuti a Gaza” non appena le condizioni di sicurezza lo permetteranno.
Anche l’Italia si schiera a favore del tentativo di mediazione. Dal palco di Lamezia Terme, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha dichiarato: “Trump ha fatto una proposta che l’Italia sostiene, vediamo se sarà accolta da Hamas.”
Meloni ha invitato il Parlamento a votare “compatta” giovedì sulle mozioni relative alla questione, sottolineando che la pace si costruisce “con il lavoro silenzioso” e “non con gli slogan” o gli scioperi.
Infine, il presidente Trump è tornato a insistere sull’ultimatum durante un breve scambio con i giornalisti alla Casa Bianca e nel corso di un vertice a Quantico. “Ci manca una firma,” ha dichiarato, aggiungendo un nuovo monito a Hamas: “Pagheranno caro se non la firmano. Spero che firmino per il loro bene e creino qualcosa di veramente grandioso.” Il mondo attende ora la risposta di Hamas, che deciderà le sorti della proposta di pace entro le prossime 72-96 ore.