Hillary CLINTON è la candidata democratica alla Casa Bianca. Secondo un calcolo fatto dall’Ap, l’ex segretario di Stato ha i 2.383 delegati che servivano per ottenere la nomination. Nel dirsi “lusingata”, la CLINTON ha invitato via twitter gli elettori a recarsi comunque alle urne oggi nei sei Stati dove si tengono le primarie democratiche: California, New Jersey, Montana, South Dakota, North Dakota e New Mexico. “Siamo sull’orlo di un momento storico”, ha detto l’ex first lady – che diventa così la prima donna candidata alla Casa Bianca – sottolineando tuttavia quanto sia ancora forte la competizione da parte del collega di partito Bernie Sanders. Che, in effetti, attraverso il suo portavoce ha contestato il calcolo dell’Ap, definendolo affrettato.
L’ex segretaria di Stato Hillary Clinton dispone gia’ dei delegati necessari a ottenere la nomina presidenziale al primo voto della convention nazionale democratica in programma per il mese di luglio. Lo ha annunciato l’agenzia di stampa “Associated Press”, che ha lunedi’ sera ha effettuato un sondaggio dei “superdelegati” non eletti del partito. Quasi otto anni dopo il ritiro dalla campagna presidenziale che aveva visto emergere vincitore l’attuale presidente usa e suo collega di partito, Barack Obama, Clinton ha comunicato la notizia a una folla di sostenitori in California, nel corso di un comizio in vista delle primarie in quello Stato. Come Obama otto ani fa, Clinton ha ottenuto la nomina democratica grazie al sostegno di centinaia di funzionari di partito e grandi donatori non eletti; i regolamenti del partito prevedono che 720 di questi “insider” possano sostenere e votare il candidato che preferiscono alla convention nazionale, al pari dei delegati eletti attraverso le primarie. Clinton e la sua famiglia hanno intessuto relazioni strettissime con questi delegati non eletti per anni: la campagna della candidata ne ha ottenuto il sostegno quasi immediato, mentre l’avversario socialista di Clinton, Bernie Sanders, e’ stato invece penalizzato dal profilo di outsider che pure gli ha permesso di combattere ad armi pari con la Clinton alle primarie. Stando ai calcoli dell'”Associated Press, Clinton gode del sostegno di ben 571 delegati non eletti, che sommati ai 1.812 conquistati attraverso le primarie le consentono di raggiungere la maggioranza assoluta di 2.383. Sanders, di contro, ha conquistato 1.521 delegati tramite le primarie – e appare favorito in California – ma ha ottenuto il sostegno di appena 48 superdelegati non eletti, meno di un decimo di quelli schieratisi con la sua avversaria. Robby Mook, manager della campagna elettorale di Clinton, ha parlato di una “pietra miliare”, ma ha aggiunto che la Democratica non intende proclamarsi vittoriosa prima di stanotte, al termine delle primarie in California. Sanders, invece, ha ribadito di voler proseguire la battaglia sino alla convention nazionale di luglio, e ieri ha ingaggiato un furioso litigio con una giornalista che gli ha chiesto se la sua scelta di non lasciare libero il campo a Clinton fosse “una scelta motivata da sessismo”.
Per la verità, la reazione di Clinton alle stime dell’Ap è stata piuttosto cauta. Subito dopo le prime indiscrezioni sulla vittoria già in tasca, il direttore della campagna della candidata democratica ha provato a gettare acqua sul fuoco. “E’ una tappa importante, ma sei Stati voteranno oggi, con milioni di persone che si recheranno alle urne, e Hillary Clinton si adopererà per conquistare altri voti”, ha commentato Robby Mook. Parole non sufficienti a calmare le acque, al punto che Clinton stessa si è sentita in dovere di intervenire. Lo ha fatto su Twitter e con una dichiarazione a Long Beach, a Los Angeles. “Siamo lusingati, AP, ma abbiamo ancora delle primarie da vincere”, è stato il commento sul social network. “Secondo alcune informazioni, siamo alla soglia di un momento storico e senza precedenti. Ma abbiamo del lavoro da fare. Abbiamo sei elezioni da fare e ci batteremo per ciascun voto, soprattutto qui in California”, ha aggiunto. Intanto, potrebbe scendere ufficialmente in campo anche Barack Obama, che sarebbe pronto a un endorsement per l’ex segretaria di Stato. Per il momento, l’attuale inquilino della Casa Bianca si è limitato a una lunga conversazione telefonica con Sanders, domenica, durante la quale si è discusso dell’unità del partito. Sanders, al momento, ha 800 delegati in meno della sua avversaria. Oltre alla California, che garantisce 546 delegati, oggi si voterà anche in New Jersey (142 delegati), New Mexico (43 delegati), Montana (27 delegati) Nord e Sud Dakota.