Il Consiglio dei ministri ha approvato ‘un DEF particolare che non contiene la parte programmatica delle riforme che spettano al prossimo governo’. La crescita e’ confermata ‘all’1,5% per il 2018.
Il Documento di economia e finanza, in ragione dell’attuale momento di transizione caratterizzato dall’avvio dei lavori della XVIII legislatura, ”si limita all’aggiornamento delle previsioni macroeconomiche per l’Italia e del quadro di finanza pubblica tendenziale che ne consegue”. Il Def consente, comunque, di ”apprezzare il percorso di risanamento delle finanze pubbliche operato nel corso della passata legislatura”. E’ quanto si legge nella nota di palazzo Chigi che segue il Cdm. Il Parlamento trova quindi nel Documento ”un quadro aggiornato della situazione economica e finanziaria quale base per la valutazione delle politiche economiche e dei programmi di riforma che il prossimo esecutivo vorrà adottare”, si sottolinea. Nella nota vengono riportati alcuni dei dati più rilevanti, a partire dal prodotto interno lordo, che si conferma all’1,5% nel 2018, come lo scorso anno; mentre nel 2019 si stima una crescita dell’1,4%. Un risultato, si sottolinea, ottenuto grazie al ”sostegno costante” assicurato dal governo, che ha consentito al paese di uscire dalla recessione. Per il futuro, si sottolinea, ”il sostegno alla crescita economica è atteso dall’impulso agli investimenti privati”, in aumento grazie al ”miglioramento del clima di fiducia, della funzionalità dell’ambiente economico e delle agevolazioni fiscali”. Un contributo arriverà anche ”dall’accelerazione dei consumi privati, da un recupero degli investimenti pubblici in valore assoluto e in misura minore dalle esportazioni nette”.
In riduzione il tasso di disoccupazione, rispettivamente al 10,7% nel 2018 e al 10,2% nel 2019. Mentre il numero di occupati ”è aumentato di quasi 1 milione di unità dal punto più basso della crisi nel settembre 2013, di cui oltre la metà con contratti a tempo indeterminato”. Il deficit ”è sceso costantemente” dal 3,0% del pil al 2,3% del 2017 (1,9% al netto degli interventi straordinari a tutela del risparmio e del credito). Per quanto riguarda la finanza pubblica, il quadro tendenziale prevede una riduzione del deficit all’1,6% del pil nel 2018 e allo 0,8% nel 2019, con l’avanzo primario in crescita rispettivamente all’1,9% e al 2,7%. Il debito pubblico è previsto scendere al 130,8% del pil nell’anno in corso e al 128% l’anno prossimo. Il quadro economico-finanziario prospettato nel Def, non avendo come già evidenziato natura programmatica, contempla l’aumento delle imposte indirette nel 2019 e, in minor misura, nel 2020, previsto dalle clausole di salvaguardia in vigore. Come già avvenuto negli anni scorsi, ”tale aumento potrà essere sostituito da misure alternative con futuri interventi legislativi che potranno essere valutati dal prossimo Governo”, conclude la nota.
Il governo sottolinea “l’importanza delle riforme operate sul sistema pensionistico dal 2004 in poi e del miglioramento del surplus primario di bilancio atteso per i prossimi anni ai fini della sostenibilita’ di lungo termine del debito pubblico”. Nel Documento di economia e finanza varato dal Consiglio dei ministri, privo di impegni programmatici, l’esecutivo uscente ricorda che “al netto delle misure approvate con la Legge di Bilancio 2018 e con quella del 2017, tutti i precedenti interventi di riforma, dal 2004 in poi, hanno comportato effetti strutturali e determinato, complessivamente, una progressiva riduzione dell’incidenza della spesa pensionistica in rapporto al Pil rispetto alle previsioni a legislazione previgente, impattando pertanto sul valore attuale dei flussi di spesa attesi”. Pertanto, si legge, “i risultati mostrano che nello scenario che sconta l’assenza delle riforme adottate a partire dal 2004, il rapporto debito/Pil aumenterebbe lungo tutto l’orizzonte di previsione attestandosi su livelli permanentemente piu’ alti rispetto a quelli dello scenario di riferimento, che invece incorpora gli effetti di tutte le riforme successivamente implementate”.
“Il Consiglio dei Ministri ha approvato il DEF ed emergono dati positivi per l’economia italiana. La crescita all’1,5 % è un dato incoraggiante che testimonia la bontà dell’operato di questi anni. Abbiamo agito con serietà e concretezza, dando risposte efficaci. Le riforme in materia di giustizia hanno sicuramente contribuito ad aumentare la fiducia degli investitori, delle aziende e fatto ripartire la crescita. C’è però ancora molto da fare e il nuovo Governo dovrà proseguire nel percorso riformatore avviato”. Così in una nota Cosimo Maria Ferri, Sottosegretario di Stato al Ministero della Giustizia.