DOPO L’INCHIESTA, IL GIORNALE CHIEDE L’INTERVENTO DEL GOVERNO
Novaya Gazeta scrive che a Grozny il 3 aprile si e’ tenuta un riunione di 24 leader religiosi e oltre 15mila fedeli in cui e’ stata adottata una “risoluzione” che bolla come un “insulto” alla “secolare cultura cecena” e “alla dignita’ dei suoi uomini” l’inchiesta sulle violenze ai gay e chiede “vendetta” contro i suoi autori, “dovunque essi si trovino”. Il direttore di Novaya Gazeta ha chiesto l’intervento del governo e ha scritto una al mufti’ definendo “inaccettabile” l’incontro del 3 aprile.
I giornalisti del quotidiano indipendente Novaya Gazeta temono per la propria sicurezza, dopo che i leader religiosi ceceni hanno lanciato una fatwa contro di loro per aver rivelato la campagna di repressione degli omosessuali in corso nella regione. Il giornale ha pubblicato una dichiarazione in cui denuncia minacce alla redazione, a seguito dell’inchiesta che il 1 aprile ha rivelato l’esistenza di carceri segrete in cui gli omosessuali vengono picchiati, torturati e a volte assassinati. Dopo la pubblicazione, spiega il quotidiano, nella moschea centrale di Grozny è stata celebrata una riunione con oltre 15mila partecipanti, tra cui i maggiori religiosi della repubblica.
Durante l’incontro il consigliere del presidente Ramzan Kadirov, Adam Shajidov, ha accusato pubblicamente i giornalisti di “calunnia” e li ha definiti “nemici della nostra fede e della nostra patria”. Al termine, continua il quotidiano, è stata adottata “una risoluzione” al cui secondo punto “si fa aperto appello alla violenza”. “Poiché sono stati offesi i pilastri secolari della società cecena e la dignità degli uomini ceceni e della nostra fede, promettiamo che il castigo ricadrà sugli autentici istigatori, chiunque essi siano e dovunque siano, senza prescrizione”, afferma la “risoluzione”. Il muftì ceceno Salah-Haji Medjiyev ha ripetuto l’avvertimento in un’intervista radiofonica, secondo Novaya Gazeta: “Non voglio definire persone questa gente. Questi esseri risponderanno d’accordo con la legge. In quanto al castigo, il castigo di Allah li raggiungerà irrimediabilmente”.
Il direttore della rivista, Dmitri Muratov, ha inviato una lettera al Cremlino informando della situazione e dei timori della testata, per cui lavorava la giornalista Anna Politkovskaya, uccisa nel 2006 per sue inchieste sulla Cecenia. Il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha confermato oggi di aver ricevuto la lettera e ha detto che la situazione viene seguita. “Se qualcuno considera le pubblicazioni del quotidiano una calunnia o falsità, esistono metodi legali per denunciare gli autori”, ha affermato.
Muratov ha anche inviato una lettera al muftì, ricordando che il quotidiano ha pagato un alto prezzo per aver difeso la Cecenia durante la guerra con la Russia, con l’assassinio di Politkovskaya. Sottolinea inoltre che l’intenzione non è offendere il popolo ceceno, ma che le denunce continueranno in relazione a ogni luogo dove violazioni dei diritti umani avvengano.