Umberto Bossi, l’uomo che ha cambiato per sempre il linguaggio e la geografia politica dell’Italia, non ce l’ha fatta. Le sue condizioni di salute, segnate dal grave ictus che lo colpì nel 2004, erano peggiorate drasticamente negli ultimi giorni. Con lui scompare l’ultimo grande protagonista della transizione tra la Prima e la Seconda Repubblica.
Nato a Cassano Magnago nel 1941, Bossi ha rappresentato la voce del Nord produttivo e insofferente al centralismo romano:
- Le origini: Nei primi anni Ottanta fonda la Lega Autonomista Lombarda, trasformandola in Lega Lombarda e poi nell’ambizioso progetto della Lega Nord.
- Il Senatùr: Nel 1987 entra per la prima volta in Senato, guadagnandosi il soprannome che lo avrebbe accompagnato per tutta la vita.
- L’alleanza con Berlusconi: È stato il perno del centrodestra, ricoprendo per due volte la carica di Ministro per le Riforme e la Devoluzione, portando il tema del federalismo al centro dell’agenda di governo.
Il cordoglio della politica
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, esprime il suo sincero cordoglio per la scomparsa di Umberto Bossi. Fondatore e animatore della Lega Nord è stata protagonista di una lunga stagione politica. L’Italia perde un leader politico appassionato e un sincero democratico. Il Presidente della Repubblica manifesta vicinanza ai familiari e a tutti coloro che ne hanno condiviso l’impegno nel suo partito.
“Coraggio, genio, passione, fatica, amore, rivoluzione, radici, liberta’. Avevo 17 anni quando ti ho incontrato e mi hai cambiato la vita”: questo il ricordo di Umberto Bossi del leader leghista, Matteo Salvini che su X aggiunge: “Il tuo immenso popolo ti rende omaggio e continuera’ a camminare sulla strada che hai tracciato: quella della Liberta’. Ciao, Capo. A Dio”. “Ti saluto, nel giorno della Festa del Papa’, con una lacrima ma con la stessa gratitudine, lo stesso orgoglio e la determinazione a non mollare mai, come ci hai insegnato”, ha scritto Salvini.
La notizia ha suscitato una commozione trasversale, unendo alleati storici e fieri avversari:
“Umberto Bossi, con la sua passione politica, ha segnato una fase importante della storia italiana e ha dato un fondamentale apporto alla formazione del primo centrodestra. In questo momento di grande dolore, sono vicina alla famiglia e alla sua comunita’ politica”. Lo scrive sui social la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
- Antonio Tajani (Forza Italia): «Grande amico di Silvio Berlusconi, politico di grande intelligenza, è stato un protagonista di primo piano del cambiamento in Italia».
- Pier Luigi Bersani: «L’avversario più dignitoso che ho avuto in vita mia, e alla fine quello a cui ho voluto più bene».
- Pier Ferdinando Casini: «Un indomito lottatore, uomo rude e scomodo, ma profondamente buono. Merita il rispetto di tutti».
L’eredità politica
Eletto presidente a vita della Lega nel 2012, Bossi ha attraversato decenni di tempeste politiche, dai raduni di Pontida alla secessione gridata nelle piazze, fino alla “devoluzione” istituzionale. Nonostante il declino fisico, la sua figura è rimasta un punto di riferimento simbolico per il movimento che ha guidato per quasi trent’anni.
La carriera di Umberto Bossi in sintesi
| Periodo | Ruolo / Evento |
| 1984 | Fondazione della Lega Autonomista Lombarda |
| 1987 | Prima elezione al Senato (nasce il “Senatùr”) |
| 2001-2004 | Ministro per le Riforme istituzionali (Governo Berlusconi II) |
| 2004 | Colpito da un grave ictus l’11 marzo |
| 2008-2011 | Ministro per le Riforme per il Federalismo (Governo Berlusconi IV) |
| 2012 | Dimissioni da segretario federale e nomina a Presidente a vita |
Dalle serate come cantante a Castrocaro fino alla rivoluzione del “celodurismo” e del federalismo: la parabola di Umberto Bossi è il romanzo di un uomo che, quasi per caso, ha intercettato il malessere di un’intera area geografica, trasformandolo in un terremoto politico.
La storia del Senatùr non inizia nelle sezioni di partito, ma tra i banchi di medicina e i palchi della musica leggera. Ecco i passaggi chiave che hanno trasformato il figlio di un operaio di Cassano Magnago nell’uomo che ha fatto tremare i palazzi di Roma.
1. Il giovane “Donato” e l’illuminazione a Pavia
Prima della politica, c’era l’arte. Con lo pseudonimo di Donato, un giovane Bossi tentò la carriera da cantante partecipando al Festival di Castrocaro. La svolta avvenne però nel 1979 all’Università di Pavia: l’incontro con un volantino dell’Union Valdotaine e la successiva amicizia con l’autonomista Bruno Salvadori gli aprirono gli occhi sul federalismo.
2. La nascita del Carroccio (1984)
Dopo la morte di Salvadori, Bossi coinvolse l’amico di una vita, Roberto Maroni, nella creazione del giornale Lombardia Autonomista. Il 12 aprile 1984 fu la data storica: davanti a un notaio di Varese, insieme alla futura moglie Manuela Marrone e a pochi fedelissimi, nacque la Lega Autonomista Lombarda.
3. L’ascesa del “Senatùr” e la Lega Nord
- 1987: L’approdo a Palazzo Madama. È l’unico senatore della Lega: nasce il mito del “Senatùr”, l’uomo solo contro “Roma ladrona”.
- 1991: L’intuizione definitiva. Nel congresso di Pieve Emanuele, Bossi federò i vari movimenti settentrionali (Lombarda, Liga Veneta, Piemonte Autonomista) creando la Lega Nord.
4. Tangentopoli e il finanziamento Montedison
Nel 1992, Bossi cavalcò l’onda di “Mani Pulite”, sostenendo il pool di Milano contro la vecchia classe politica. Tuttavia, nel 1993, anche la Lega finì nel mirino per un finanziamento illecito di 200 milioni di lire versato dalla Montedison. Bossi ammise la ricezione del contributo, segnando un momento di grande difficoltà per il movimento che si professava “puro”.
5. Il “Berluskaiser” e il grande Ribaltone (1994)
Il rapporto con Silvio Berlusconi fu una delle saghe più turbolente della politica italiana:
- L’accordo: Nel 1994 la Lega si alleò con il Cavaliere per vincere le elezioni.
- La rottura: Dopo soli sette mesi, Bossi ritirò l’appoggio al governo, definendo Berlusconi il “Berluskaiser”.
- Il Ribaltone: La caduta del primo governo Berlusconi portò alla nascita del governo tecnico di Lamberto Dini, un atto che Berlusconi non avrebbe perdonato a Bossi per anni, prima della storica riconciliazione del 2001.